CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

07.01.2018

Se n’è andato l’ultimo reduce e giornalaio portafortuna

Angelo Zamboni, a sinistra, con l’imprenditrice e l’operaio che le donò la metà del 13 alla SisalAngelo Zamboni
Angelo Zamboni, a sinistra, con l’imprenditrice e l’operaio che le donò la metà del 13 alla SisalAngelo Zamboni

Due comunità, quelle di Villafontana e di Ca’ degli Oppi, hanno pianto la scomparsa di Angelo Zamboni, il 94enne reduce di guerra e giornalaio dalle mani «fortunate». I funerali di Zamboni, deceduto lo scorso 3 gennaio per un arresto cardiaco nella casa di riposo di Cerea, dove era ospitato dal 2016, sono stati celebrati nella chiesa villafontanese di Sant’Agostino venerdì 5 gennaio, dal parroco don Silvio Zonin. Zamboni, nato il 16 settembre 1923 a San Pietro di Morubio, da quasi venti anni viveva nella parte di Villafontana ricadente sotto il Comune di Bovolone ed era anche l’ultimo reduce della Seconda guerra mondiale vivente in paese. Per questo, alle esequie, era presente un picchetto d’onore per lui, con il labaro della locale sezione dei Combattenti e reduci, che fino a vent’anni fa contava 20 ex soldati del secondo conflitto mondiale e, di fatto, ora, è sparita con Zamboni. Non ancora ventenne, nel periodo bellico Zamboni fu inviato con l’esercito dapprima a Caserta e, in seguito, nella caserma veronese di Montorio. Fortunatamente non fu spedito al fronte, il che gli permise di prendere, nel 1942, la patente per guidare gli autocarri militari. Tornato dalla guerra, Zamboni si trasferì a Ca’ degli Oppi di Oppeano, dove si sposò nel 1948 con Dina, scomparsa nel 2011: avevano preso in gestione l’edicola di giornali di via Croce. Poi, nel 1964, Zamboni aprì un bar in via Pozze, dove trasferì anche la rivendita di giornali, allestendovi pure la tabaccheria e la ricevitoria del Totocalcio. Zamboni si dimostrò un gestore dalla mano «fortunata» visto che, nel 1964, proprio nel suo locale fu registrato un «tredici» da 64 milioni di vecchie lire. «Per l’epoca», evidenzia la figlia Liliana, «si trattava di un’enormità. La curiosità stava nel fatto che i due vincitori, di Zevio, erano rispettivamente un operaio e la titolare dell’azienda in cui lavorava. La signora, difatti, offriva il pranzo tutti i giorni al suo dipendente e lui, per sdebitarsi, le chiedeva di poterla ripagare per il cibo consumato. L’imprenditrice, allora, gli aveva consigliato di giocare i denari risparmiati del pranzo al Totocalcio. Per questo, dopo l’enorme vittoria, l’operaio decise senza battere ciglio di spartire a metà il ricco montepremi con la sua datrice di lavoro». La figlia di Zamboni conserva gelosamente la foto che ritrae il papà, nel 1964, nella sede della Sisal di Verona, assieme ai due «tredicisti». Nel 1976 Zamboni vendette bar e ricevitoria e, nel corso degli anni ’90, si trasferì nella vicina Villafontana, dove fu, per alcuni anni, custode di un mobilificio che poi chiuse i battenti. • F.T.

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1