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20.01.2019

Ospedale di comunità, primi pazienti

Una stanza dell’ospedale di comunità allestito a Bovolone
Una stanza dell’ospedale di comunità allestito a Bovolone

L’ospedale di comunità è aperto. L’altro ieri la struttura ha accolto i primi pazienti. Era da fine dicembre che nel reparto al primo piano nell’ala ovest dell’ospedale San Biagio c’erano le luci accese e per il corridoio capitava anche di incontrare qualche addetto in camice bianco, ma i pazienti hanno cominciato ad arrivare in sordina solo nel fine settimana. Ieri un parente stava spingendo un’anziana signora seduta su una sedia a rotelle lungo il corridoio e gli infermieri erano in servizio. A metà settimana, i vertici dell’Ulss 9 si sono limitati a confermare che tutto era «a posto», accennando alla necessità di qualche altro giorno per completare un minimo di rodaggio organizzativo. Dopo tanti annunci e rinvii, il nuovo Ospedale di comunità è insomma operativo e si fa strada intanto l’ipotesi che l’inaugurazione del reparto possa essere fissata a ridosso della prossima Fiera Agricola, in calendario dal 2 al 5 febbraio: potrebbe essere l’occasione giusta per il taglio del nastro alla presenza anche di qualche «big», come ad esempio il presidente Luca Zaia. Quello di Bovolone è il primo Ospedale di Comunità della Bassa, struttura pensata per un ricovero «intermedio», da utilizzare ad esempio per brevi convalescenze o per decorsi post-operatori. Le aspettative erano cresciute da quando era emerso, a fine dicembre, l’ennesimo rinvio dell’apertura già fissata per il 28 dicembre 2018 e che venne però rinviata «sine die», per non meglio specificati motivi. Così il reparto divenne meta di curiosi in attesa di vedere l’ospedale finalmente operativo. L’attivazione dei primi posti letto era stata annunciata la prima volta, salvo poi una lunga serie di rinvii, addirittura per il 31 dicembre del 2015. In realtà tutto è partito tre anni dopo e solo grazie al notevole dispendio di risorse da parte del Comune di Bovolone, che in estate ha messo a disposizione dell’ Ulss9 ben 150 mila euro per ristrutturare il quarto piano del San Biagio, dove alla fine verranno traslocati i letti, mentre la Casa di riposo San Biagio ha messo a disposizione, già da marzo 2018, il reparto al primo piano dell’ospedale dopo averlo ristrutturato a proprie spese. Rinunciando così - almeno per un anno - a utilizzare quello che doveva essere il suo ampliamento all’interno dell’ospedale bovolonese, dove ricoverare parte dei suoi anziani ospiti. È il capitolo finale di un’intricata vicenda che prende le mosse da una delibera di giunta regionale del 2013 sull’adeguamento delle schede di dotazione ospedaliere, cui è seguita una conferenza dei sindaci del febbraio 2014 nel corso della quale è stata approvata all’unanimità la proposta di attivazione dei primi posti letto: si parlava, all’epoca, di 59 letti in tutta la Bassa ma ce ne saranno meno della metà e solo a Bovolone. Il ricovero nell’ospedale di comunità prevede un primo mese di cure gratuite e per i mesi successivi una ripartizione della spesa giornaliera pari a 117 euro tra paziente e azienda sanitaria cosi ripartita: nel secondo mese 82 a carico dell’Ulss e 25 che vanno pagati dal privato e poi rispettivamente 72 e 45 euro a partire dal terzo mese. In base all’accordo concluso tra Casa di riposo e direzione sanitaria dell’Ulss 9 per la messa a disposizione per un anno del reparto al primo piano, gli infermieri e gli operatori sanitari che vi presteranno servizio (rispettivamente 7 e 12 dipendenti) sono stati reclutati dalla Casa di riposo attraverso una gara che è stata aggiudicata a un’associazione temporanea d’impresa costituita dalle cooperative Promozione lavoro di San Bonifacio, Cercate di Verona ed Emmanuel di Bovolone. •

Roberto Massagrande
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