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14.02.2018

Omicidio colposo: l’accusa al militare della Montebello

Vizzi in compagnia di colleghi
Vizzi in compagnia di colleghi

«Si è trattato certamente di un incidente. Avrebbe dovuto essere un addestramento 'in bianco', ovvero con le armi scariche. Evidentemente qualcosa non ha funzionato nella catena dello scaricamento del fucile M12». Queste le prime dichiarazioni ufficiali dalla caserma Montebello di via Vincenzo Monti a Milano dove Andrea Vizzi era entrato nell’Api, nelle Aliquote primo intervento, chiamate ad intervenire in particolari situazioni di criticità, quando la sicurezza è a rischio, quindi anche negli attentati: il corpo speciale è stato istituito a seguito degli attentati di Parigi. Dunque una «prima linea» che, alla luce di quanto raccontano i suoi ex colleghi, lo aveva molto attratto. Quando è stato colpito dalla mitraglietta del brigadiere, in esercitazione insieme a lui, Andrea Vizzi stava facendo la parte di una persona pericolosa per sé e per gli altri, nella folla. Non aveva armi da fuoco cariche, così come non ne dovevano avere i colleghi. Per questo il comando dell’Api ora parla di probabile malfunzionamento delle operazioni di scarico prima delle prove a cui era chiamata la squadra di Andrea: in quel frangente, tra l’altro, era il caposquadra il brigadiere a cui è partito il colpo e che sarà indagato per omicidio colposo. Se l’ipotesi dell’arma mal scaricata può reggere - anche se molto ci sarà da chiarire su eventuali responsabilità sulla morte di Andrea, o di non responsabilità - meno chiaro è perché i militari in servizio in quel momento non indossassero il giubbotto anti proiettile, che sempre portano. Sempre nel campo delle ipotesi, si può presumere che il fatale incidente sia successo subito dopo l’esercitazione o in una fase di riposo. Oltre al giubbotto, l’equipaggiamento dei membri dell’Api è composto da uno speciale elmetto con visiera e altre dotazioni che, in tutto, pesano una ventina di chili. «Tutti mettiamo in conto che può capitare di essere uccisi», dice un ex collega, «durante un servizio. Certo speriamo sempre che non avvenga, ma siamo un poco preparati. Non eravamo certo preparati alla morte di Andrea, il nostro Andrea, la cui fiducia era grande e la trasmetteva anche a noi.à A volte sgridava i ragazzi appena arrivati, ma tutto faceva parte della sua grande professionalità».

D.A.
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