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12.09.2018

L’ex base missilistica ormai non ha più segreti

Uno degli hangar che contenevano i missili
Uno degli hangar che contenevano i missili

Ex militari dell’aeronautica, oggi associati nel «Circolo del 72», hanno fatto per un giorno da guide turistiche ai tanti curiosi che hanno voluto approfittare dell’occasione di poter finalmente visitare la parte top secret della ex base missilistica Nato di via Baldoni. In questa base c’era l’area di lancio dei missili Nike Hercules, ciascuno lungo 11 metri, che potevano essere caricati anche con testate nucleari e ai tempi della guerra fredda erano affidati in gestione congiunta a militari italiani e americani. La zona è stata dichiarata priva di interesse militare per decreto ancora nel 2009. La base, nota come «72° gruppo I.T. - zona lancio», domenica è stata aperta al pubblico in occasione della festa degli aquiloni: non era mai successo da quando è passata di proprietà comunale, lo scorso 23 febbraio. La manifestazione per appassionati di volo e aeromodellismo si era già tenuta una decina di anni fa, quando ancora l’area era demaniale, ma senza accesso agli hangar, ai bunker e alle rampe dove in precedenza i missili erano tenuti pronti ad essere lanciati. Era molta la curiosità di tanti cittadini, che hanno per anni fantasticato e favoleggiato su quell’area sempre vietata, che alimentava anche leggende: era ad esempio diffusa la convinzione che ci fossero sotterranei, che in realtà non sono mai esistiti, mentre non era chiara la funzione dei terrapieni visibili dall’esterno. Domenica si è scoperto l’arcano: servivano per fermare l’onda d’urto in caso di lancio o di esplosione dei missili e nascondevano i bunker dove i militari addetti al lancio potevano rifugiarsi in caso di bisogno. Così nel fine settimana oltre agli appassionati di volo, dagli aquilonisti acrobatici ai droni, si sono aggiunti anche molti visitatori. Fra di loro anche il sindaco Emilietto Mirandola e molti assessori e consiglieri, accorsi per vedere finalmente da dentro un’area rimasta per oltre mezzo secolo inavvicinabile, sorvegliata da militari armatati 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno. Accompagnati da militari che in quella base hanno lavorato per una quarantina di anni, i visitatori hanno così scoperto non solo che i sotterranei non c’erano, ma anche che la base aveva un nucleo interno, circondato da una doppia alta recinzione che delimitava la zona delle rampe di lancio dei missili: l’area era gestita direttamente dagli americani e da militari italiani. I Nike Hercules sempre pronti ad essere lanciati in rapida successione erano almeno una dozzina. Davanti ad ogni hangar c’è una piazzola di cemento per le rampe e all’interno dei terrapieni rimangono i tre bunker dove ci si poteva riparare. Il missile una volta partito, prima di terminare la sua parabola che poteva toccare un picco di oltre cinquemila metri, perdeva il primo stadio e veniva agganciato dai radar che lo guidavano verso l’obiettivo ad est, verso la ex Jugoslavia, grazie a dei motori interni. Quei missili venivano pilotati direttamente dalla base logistica che si trovava a un paio di chilometri in territorio di Isola Rizza, in via Merle: anche questo comune è diventato proprietario della base. Molti alla fine della visita della visita si sono fermati per ammirare una mostra fotografica preparata dal Circolo del 72 sulle origini della base, diventata nel 1938 sede di una scuola di volo senza motore (scuola che ha svolto attività fino al settembre del 1943) ein seguito finì sotto il controllo dei tedeschi. Oggi rimangono i punti interrogativi sulla riconversione dei 30 ettari della zona militare, da realizzare entro tre anni. La giunta che fa capo al sindaco Emilietto Mirandola ha annunciato di voler realizzare un concorso di idee per raccogliere proposte che devono prevedere anche la copertura finanziaria. La riconversione della base deve avvenire infatti, lo ha ribadito in un consiglio comunale il sindaco Emilietto Mirandola in risposta a una interrogazione del M5s, senza pesare sul bilancio. Per andare avanti occorre inoltre chiudere una vertenza sollevata da una azienda agricola per un contenzioso legato alla sfalcio dell’erba e la cura dei terreni. •

Roberto Massagrande
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