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14.02.2018

I carabinieri piangono Andrea il caro collega morto a Milano

Andrea Vizzi nella foto scattata da un amico carabiniereCarabinieri, comandanti ed ex insieme ad Andrea a settembre 2016
Andrea Vizzi nella foto scattata da un amico carabiniereCarabinieri, comandanti ed ex insieme ad Andrea a settembre 2016

Uno, dieci e ancora messaggi. Pare di sentire l’avviso sonoro che passa di casa in casa, sono le otto di sera, l’ora in cui si è in famiglia ma proprio in quel momento in tanti ricevono la notizia che raggela e lascia sbigottiti: «Andrea è morto». Arriva a tutti i carabinieri di Bovolone, ma anche alle amministrazioni comunali di Bovolone e Salizzole e di altri nella Bassa. Erano le 18 quando è morto Andrea Vizzi, 33 anni, carabiniere ucciso da un colpo di mitraglietta partito casualmente - secondo le ricostruzioni - durante un’esercitazione delle Api, le Aliquote di pronto intervento, che si teneva al secondo piano sotterraneo della caserma Montebello di via Vincento Monti, a Milano. Vizzi è stato per 8 anni in forze alla caserma dei carabinieri di Bovolone, vi è entrato giovanissimo, al suo primo incarico, ed è cresciuto con quegli uomini che ancora sono lì, nel paese e nel posto di lavoro dove Andrea tornava molto spesso perché aveva stretto le amicizie più care. Talvolta nella vita succede di stringere rapporti di fratellanza della stessa forza di quelli biologici, ed è questo il caso. «Ci siamo sentiti quattro giorni fa, dovevamo vederci la prossima settimana», dice un suo grande amico carabiniere, «sarebbe stato a casa mia, sono sconvolto. È una tragedia per me, per tutti, per la sua compagna, poliziotta a Milano, con la quale era appena andato a convivere. Non ci capacitiamo». Andrea, dai racconti di colleghi e amici, era il ritratto della tenacia, della forza d’animo, dell’amore per il suo lavoro: «Era di una tale precisione», aggiunge un altro ex collega, «che veniva da prenderlo in giro, ma poi si rideva, lui più di tutti. Era sempre sorridente Andrea, un bravo ragazzo e un carabiniere entrato nell’Arma per amore della professione. Era d’aiuto a tutti, ci motivava e se c’era bisogno non mancava mai: viveva dentro la caserma, era sempre pronto a intervenire». Ieri, tra i carabinieri di Bovolone nessuno parlava, la tristezza per il collega morto spegneva i commenti, i discorsi, tutto suonava retorico eppure vero, drammaticamente vero. Per chi lo ha avuto ai suoi ordini, come i comandanti Antonio Catalano prima e Antonio Bortolozzo poi, è stato «come un figlio», un ragazzo che si fece subito voler bene per serietà e trasparenza, per le tante capacità: «Poteva fare veramente di tutto», dicono, «ma decise di entrare nei carabinieri con grandissima passione e senso di servizio». Nemmeno i colleghi di Milano si spiegano come possa essere successo un tale incidente: il colpo partito dalla Beretta PM12 non doveva essere in canna, perché la simulazione del blocco di un assalto di una persona folle armata di coltello - Andrea simulava di essere questa persona - si fa, appunto, «in bianco», dopo aver scaricato ogni arma in dotazione; poi l’assurdità che lo sparo invece parta e c’entri proprio al petto Andrea. Lunghissimi i tentativi di rianimare il carabiniere dell’Aliquota e soccorsi sono stati necessari anche al collega al quale è partito il colpo: è stato portato all’ospedale in stato di choc. Ieri, il comando di Villafranca ha sottolineato quanto sia stata preziosa la lunga permanenza di Vizzi, di origine pugliese, formatosi a Reggio Calabria, nella Bassa: il comandante, tenente Ottavia Mossena, ha espresso grande cordoglio a nome di tutti i colleghi. Un colpo al cuore per molti, la morte di Vizzi, che lasciò Bovolone e Villafranca nell’estate del 2015 per raggiungere Arese, Milano, e poi l’Api del Nucleo Radiomobile della capitale lombarda. Voleva crescere, Andrea, e voleva anche avvicinarsi alla sua compagna di vita. I piani sono stati stravolti. •

Daniela Andreis
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