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11.07.2017

Emergenza sfratti
Casi raddoppiati
negli ultimi mesi

Momenti di tensione durante uno sfratto avvenuto in via Madonna
Momenti di tensione durante uno sfratto avvenuto in via Madonna

Gli sfratti, a Bovolone, hanno toccato un picco mai raggiunto prima d’ora. In municipio, sulle scrivanie delle assistenti sociali, se ne contano almeno 13: erano sette soltanto quattro mesi fa. Se non è una vera e propria emergenza poco ci manca, di sicuro si tratta di un dramma per una dozzina di famiglie che vedono svanire, a causa della gravissima situazione in cui sono venute a trovarsi per la perdita del lavoro o per altri problemi, la possibilità di avere un tetto sicuro. Correndo così il rischio di essere messe in strada e di dover dormire in auto. Un’eventualità che coinvolge anche qualche nucleo al quale il proprietario non è più disposto a rinnovare il contratto d’affitto.

Ad essere interessate sono soprattutto famiglie di immigrati, spesso con bambini piccoli a carico. In almeno un caso c’è di mezzo un portatore di handicap, con l’intimazione a lasciare il suo appartamento entro il prossimo 13 luglio. Le procedure di rilascio forzato di immobili ad uso abitativo sono finite sul tavolo anche del sindaco Emilietto Mirandola e dell’assessore ai Servizi sociali Florindo Bernardini. Tutto ciò nonostante in paese si contino centinaia di appartamenti chiusi e sfitti: alcuni sono dell’Ater, che in questo momento non sembra però in grado di dare corso alle manutenzioni necessarie a sistemare alloggi ormai datati. La graduatoria delle case popolari appena pubblicata vede in lista d’attesa 56 richiedenti a fronte di una disponibilità che si conta sulle dita di una mano: una media di cinque alloggi all’anno in base ai dati del municipio.

In un caso, è lo stesso Comune che invita una famiglia di immigrati, ospitata da tempo in una struttura protetta in seguito ad uno sfratto, a lasciare la sistemazione provvisoria che si trascina da tempo. Il termine era scaduto ancora il 15 giugno ma gli occupanti hanno ottenuto una proroga in attesa di trovare una soluzione. Il sindaco conosce le famiglie sotto fratto una ad una. «Mi risulta che siano quasi tutti nordafricani, credo marocchini, in qualche caso possono pagare ma non trovano proprietari disposti ad affittare loro una casa per esperienze negative pregresse. Evidentemente, in passato, qualcuno si è comportato male e ora ne fanno le spese tutti, comprese le persone a posto. L’amministrazione fa quello che è nelle sue possibilità per risolvere il problema, tuttavia minori e handicap vengono tutelati, come dispone la legge, e cercheremo di dare una risposta a tutti». Poi, Mirandola aggiunge: «Tutte le domande possibili per attingere a fondi di sostegno al diritto alla casa le abbiamo fatte, le case Ater sono sfitte in attesa di ristrutturazione e facciamo solleciti ogni settimana. Purtroppo, quando troviamo una collocazione temporanea per gli sfrattati c’è anche chi ne approfitta e appena entra si stabilizza e non possiamo farci niente».

L’assessore Bernardini osserva: «Certo, la situazione non è rosea. Stiamo cercando di dare risposte a tutti ma la richiesta è eccessiva, interveniamo dove ci sono dei minori e persone con handicap, come abbiamo sempre fatto, ma solo per i bambini e la madre, come prevede la legge, e non per il padre. Sono già stati concessi alcuni rinvii allo sfratto nei casi più problematici». «Quanto alla nostra richiesta di liberare l’alloggio messo a disposizione per un’ospitalità temporanea e di emergenza», prosegue l’assessore, «daremo una soluzione per la mamma e i bambini, lo stiamo facendo da tre anni, ma il papà deve trovarsi una sistemazione». A dare un po’ di respiro agli inquilini saranno i rinvii degli sfratti esecutivi, ma il problema è solo spostato. Intanto, sono in aumento anche le case che finiscono all’asta perché i proprietari non hanno più pagato il mutuo: 25 nell’ultimo quadrimestre.

Roberto Massagrande
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