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27.09.2017

«Balli antichi a rischio»
Il Paiar cerca volontari

Francesco Bertolini cerca al mercato volontari per il «Paiar»
Francesco Bertolini cerca al mercato volontari per il «Paiar»

C’era una volta la danza popolare. Ecco la storia che gli amici del «Paiar» di Bovolone non vorrebbero mai sentir raccontare. Per contrastare la perdita della tradizione del ballo popolare, tramandata di generazione in generazione, hanno deciso di fare proseliti tra i giovani per le strade e al mercato settimanale. Lo storico gruppo folk bovolonese va avanti ormai grazie al volontariato ma può contare solo sulle «vecchie forze», senza ricambio. Tuttavia, qualcosa si muove. Inizierà infatti ad ottobre, tutti i mercoledì dalle 21 alle 22.30 al teatro parrocchiale, un corso di danze venete, organizzato in collaborazione con la Pro loco e il circolo Noi, coordinato dal professor Maurizio Diamantini.

Ciò che i volontari del «Paiar» difendono sono le arie, le musiche e i vecchi balli della società contadina che si tenevano a Carnevale e in occasione di sagre, fiere oppure alla fine dei raccolti. Balli, alcuni abbinati al gioco, che si svolgevano soprattutto sulle aie, al suono di un semplice organetto o di una fisarmonica, senza appoggiarsi a un testo musicale scritto, nel solco di una pratica tramandata oralmente di padre in figlio. Il repertorio del Paiar è visibile su Youtube: una decina di balli salvati dall’oblio, tra gli altri quello dei sette passi, la manfrina e la gaiarda. Balli agli antipodi di come viene intesa oggi la danza dai giovani: una coreografia di gruppo che non cambia, una semplice melodia che sostiene il tutto, spesso senza l’aiuto di amplificatori.

A farsi carico del reclutamento di nuove leve durante l’estate, con un carrello mobile sul quale erano montate due casse acustiche e due cartelloni, ci ha pensato il capostipite del gruppo, Francesco Bertolini, 75 anni, un eclettico fabbro con una grande passione per l’arte, meglio noto come Bertocesco, appellativo con il quale ha firmato quadri e sculture. Bertolini è stato referente della Federazione nazionale tradizioni popolari e nel 2008 fu nominato padre del folk veneto. Ha partecipato a svariati festival internazionali: il prossimo sarà in Nepal. «Corriamo il pericolo», sostiene, «di perdere un aspetto importante della nostra tradizione e della nostra cultura. Il ballo popolare ha rappresentato un fenomeno significativo. L’interesse pare sia svanito proprio tra le famiglie locali, gli ultimi quattro giovani provengono da famiglie miste, con papà italiano e mamma straniera».

Roberto Massagrande
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