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13.11.2018

Bassa, cacciatori
vicini alle case
Scatta la protesta

Cacciatori in un campo: a Cologna e ad Albaredo si alza la protesta perché sparano vicino alle case
Cacciatori in un campo: a Cologna e ad Albaredo si alza la protesta perché sparano vicino alle case

Doppiette troppo vicine alle abitazioni, sale la protesta dei cittadini contro i cacciatori che non rispettano le leggi. A metà della stagione venatoria cresce l’impazienza dei residenti nelle località ai confini con le zone di caccia per alcuni illeciti compiuti dai cacciatori, in particolare per il mancato rispetto della legge statale che impone il divieto di esercitare l’attività venatoria ad una distanza inferiore ai 100 metri dalle abitazioni.

 

ALBAREDO. L’ultimo episodio in ordine di tempo è accaduto sabato. Alle 16, a Beccacivetta di Coriano, i volontari dell’associazione «Adige Nostro» stavano tagliando la legna con la motosega nel cortile di villa Serego-Rinaldi. In una dépendance del complesso, il sodalizio ha una delle sue due sedi e tiene in deposito alcuni materiali archeologici. A volte i volontari si ritrovano per cenare in compagnia nella porzione di fabbricato che le sorelle Gruber-Rinaldi hanno concesso all’associazione in comodato gratuito. Sabato avevano intenzione di cucinare della carne alla griglia, per questo stavano preparando della legna da ardere. «Nonostante il forte rumore della motosega ho sentito dei botti, simili a degli spari», racconta il presidente di «Adige Nostro» Gianni Rigodanzo. L’uomo ha dato un’occhiata nei paraggi ma non ha scorto nessuno. Poi però ha trovato conferma ai suoi sospetti. Nel parco della villa, infatti, c’erano dei pallini di piombo, usciti con ogni probabilità da cartucce sparate da un fucile da caccia. Rigodanzo cita poi un altro episodio inquietante: «Tre anni fa, durante una radiografia alla mia cagnolina, venimmo a sapere dal veterinario che nella pancia della bestiola c’erano tre pallini da caccia». «E pensare che non era mai uscita dal giardino di casa», commenta contrariato.

 

COLOGNA. Il rischio di trovarsi un animale domestico impallinato o, peggio ancora, un bambino, lo hanno corso di recente anche gli abitanti di alcune case a schiera in via Regolonda, a Cologna. Dietro le abitazioni c’è un terreno agricolo che viene attraversato dai cacciatori per raggiungere una vicina area boschiva dove si trova della selvaggina. In qualche occasione, però, capita che fagiani o conigli selvatici si trovino nel campo e i cacciatori non abbiano il buon senso di spingerli verso il bosco. Ignoti, qualche mese fa, hanno iniziato a sparare, nonostante si trovasse ad appena 40 metri dalle case, in una zona abitata da famiglie con figli piccoli. Uno dei residenti ha sentito il rumore dei piombini che colpivano i vetri delle finestre e ha preso un bello spavento. È uscito con un vicino. Entrambi hanno rimproverato i responsabili dell’azione illegale, che hanno risposto per le rime. La scorsa settimana lo stesso padre di famiglia ha visto di nuovo i cacciatori a poche decine di metri dalla recinzione della sua proprietà e ha segnalato l’accaduto ai carabinieri. «Non possiamo vivere con l’ansia di far uscire i nostri figli a giocare in cortile», riferiscono i residenti di via Regolonda.

 

GOLENA DELL’ADIGE. Infine, anche nella grande area verde istituita nella golena dell’Adige e chiamata ex Nautica, ad Albaredo, è stato segnalato il passaggio di cacciatori. Proprio dove dovrebbero tornare dopo anni di incuria e abbandono a fare escursioni le famiglie e i bambini delle scuole per scoprire la fauna e la flora del proprio paese. Rinaldo Marini, presidente della sezione albaretana dell’Associazione veneta cacciatori, non ha mezze misure: «Il cacciatore che si avvicina troppo alle abitazioni e spara ha torto deve essere punito». Marini conferma che «ci sono ancora troppi appassionati che fanno i furbetti, soprattutto se cacciano in compagnia. Si sentono dei Rambo e non rispettano le regole, così fanno un assist a chi non vede l’ora di attaccarci». Il presidente dell’Acv assicura che ad ogni riunione vengono ricordati i divieti: «Ai nostri iscritti diciamo che se commettono errori non devono discutere, bensì scusarsi ed andarsene».

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