ARPAV: i dati sulle polveri sottili

Si parla tanto in questi giorni di blocco del traffico e se ne parla coma al solito ognuno arroccato sulle barricate delle proprie convinzioni: c'è chi pensa possa essere un utile strumento per incidere sui livelli di inquinamento e c'è chi invece pensa sia un metodo utile solo per "rompere le scatole ai cittadini"...
05/03/2010

Si parla tanto in questi giorni di blocco del traffico e se ne parla coma al solito ognuno arroccato sulle barricate delle proprie convinzioni: c'è chi pensa possa essere un utile strumento per incidere sui livelli di inquinamento e c'è chi invece pensa sia un metodo utile solo per "rompere le scatole ai cittadini", chi è contro chi è a favore, chi pensa sia inutile chi pensa sia indispensabile per creare "cultura". Probabilmente ognuno ha una parte di ragione ma quale parte di ragione è prevalente? Confrontando i dati di ARPAV delle due domeniche passate si può arrivare ad una conclusione. Il 21 febbraio blocco del traffico a Verona e libera circolazione nel resto del Nord Italia; il 28 febbraio blocco in tutto il Nord e libera circolazione a Verona. Dal punto di vista meteorologico le giornate sono identiche. L'Assessore Sboarina ha sempre sostenuto che l'inquinamento da polveri sottili è il risultato di un più complessivo inquinamento, che arriva dai territori vicini, dalle autostrade, dall'industria, etc. Se così fosse i dati ARPAV dovrebbero dire che i livelli di inquinamento dovrebbero essere più alti il 21 cioè quando tutti gli altri circolavano liberamente o quanto meno, se l'inquinamento del traffico locale fosse irrilevante, dovrebbero essere simili. E invece, guarda caso, sono più di due volte e mezza: 16 microgrammi il 21 contro i 41 del 28! Significa che il traffico urbano, ferme tutte le altre variabili, sposta in modo significativo i livelli di inquinamento. Inutile ribadire la correlazione tra inquinamento e salute pubblica e quindi la necessità di cercare un rimedio per abbassare i livelli di inquinamento. La ricetta? Certo non il blocco una domenica ogni 52 e nemmeno una ogni 2. Si chiama mobilità alternativa. Questi dati dimostrano che le nostre amministrazioni hanno l'obbligo e non più la facoltà di creare le condizioni affinchè aumenti la percentuale di persone che utilizza il mezzo pubblico e la bicicletta e diminuisca (nessuno vuole la cancellazione dell'automobilista) chi usa l'auto riducendola a chi non ha veramente alternative. Basta demagogia: ne va della salute delle persone.
Parola di chi vive in Corso Milano.

Alessandro T.




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