Cementificio di Fumane, risposta ai due dipendenti

E’ possibile opporsi all’espansione del Cementificio di Fumane e, contemporaneamente, provare un sentimento di solidarietà, sostegno e
20/02/2010

E’ possibile opporsi all’espansione del Cementificio di Fumane e, contemporaneamente, provare un sentimento di solidarietà, sostegno e comprensione per i dipendenti della stessa azienda?
La comprensione è facilmente intuibile, basta che io mi metta nei loro panni per capire che avrei scritto una lettera quale quella pubblicata da Andrea ed Amancio la settimana scorsa. Mi sento solidale perché li percepisco parte della comunità della quale io stesso faccio parte e che, secondo me, potrebbe essere più unita, forte e felice di quello che ora è. Proprio dalla comunità, comunque, emerge naturale l’interesse per “il bene comune”. Il territorio è un bene comune! Il cementificio, già azienda insalubre di prima classe autorizzata ad operare sino al 2025, rilancia e progetta di trasformarsi acquisendo dimensioni altamente impattanti per il contesto naturale nel quale si trova. Vorrebbero intraprendere il nuovo business dei rifiuti trasformando le nostre case in discariche inserendo rifiuti speciali nel cemento(es. le ceneri pesanti degli inceneritori) e predisponendosi al co-incenerimento, come avviene ad esempio in quel di Pederobba dove Cementirossi brucia pneumatici. Si vorrebbe poi distruggere l’ecosistema di Marezzane creandovi una cava. Se si continua a dare risposte sul piano occupazionale secondo regole dettate da un “business predatorio” temo che gli effetti siano del tipo “ dalla padella alla brace” (transitori e lesivi del ”bene comune”). L’alternativa che renderebbe superflua, anche sul piano occupazionale, l’attività industriale di cui sopra? L’emergenza ambientale è abbondantemente comunicata ai bambini tramite film, programmi e stampa da parte di adulti che non sono responsabili, nel senso di abili a rispondere, nei confronti dell’emergenza stessa. Mi è capitato, ad esempio, di vedere su una rivista per bambini la foto satellitare della calotta artica che documenta l’impressionante scioglimento subito negli ultimi 24 anni. Perché i media, quelli degli adulti, non mostrano tali documenti al telegiornale delle 20? Sono convinto che sia troppo tardi per non cooperare. Se dall’alto, dai politici, non arriva un piano di azioni preventive atte a realizzare alternative sostenibili ed equilibrate ciò non può essere un alibi. E’ troppo tardi per non agire!
Partiamo dal basso, rigeneriamo la comunità stessa, il soggetto naturalmente interessato al “bene comune”. Una rete di persone, competenze ed associazioni sta nascendo sul territorio della Valpolicella. Il progetto è ambizioso e chi vi si dedica investe una risorsa limitata e non restituibile: il tempo. Immaginiamo una rete abbastanza vasta da costituire una risorsa collettiva straordinaria. Sarebbe coerente che anche i dipendenti dell’azienda ne facciano attivamente parte!
Allora sarebbe possibile un futuro dove due tabù dei nostri tempi diventerebbero i nuovi riferimenti di crescita: la felicità e l’amore.

Trecate Emanuele
Una persona




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