Stadio, ma sti ragazzetti in casacca a volte non capiscono
Questo è un po’ sfogo, un po’ denuncia e un po’ speranza che qualcosa possa cambiare, magari, per una volta tanto, in meglio! Tutto ha inizio da una passione, passione per il calcio, un calcio però il più possibile vicino alla visione che io ho di questo bellissimo sport e cioè gioioso...Questo è un po’ sfogo, un po’ denuncia e un po’ speranza che qualcosa possa cambiare, magari, per una volta tanto, in meglio! Tutto ha inizio da una passione, passione per il calcio, un calcio però il più possibile vicino alla visione che io ho di questo bellissimo sport e cioè gioioso, festoso, da poter condividere con le famiglie e con altre persone che domenica dopo domenica ti trovi sedute fianco a fianco per una volta evase dal freddo anonimato di un abitacolo di un’auto in uno degli ormai immancabili ingorghi cittadini. Perciò la mia scelta è caduta su una squadra che a parere dei media è piccola-piccola ma che invece per me è grande-grande e che soprattutto annovera una tifoseria ancora più grande e a parere conclamato anche della stampa, tra le più corrette in assoluto: il Chievo-Verona. Purtroppo la realtà dei fatti per alcune cose sopraesposte è ben diversa. Pur sforzandomi il più possibile di comprendere che certe inevitabili procedure sono figlie di fatti a monte di violenza di povere menti malate, non riesco del tutto ad abituarmi ai severi controlli e divieti a cui ogni domenica si viene sottoposti da parte degli stuart il più delle volte ragazzetti in casacca gialla o arancione (di certo non è una colpa la giovane età ma riscontro inadeguatezza per un servizio che richiederebbe più delicatezza e professionalità decisionale di quello che sembra) male indottrinati da quelli che reputo i maggiori responsabili di quel disgusto ed amarezza che ho provato domenica 14 febbraio c.a. in occasione della partita Chievo Verona - Siena. Il fattaccio è che trovatomi, come mi capita negli ultimi 3 anni di campionato nelle gare interne, in curva sud venivo sorpreso in flagrante possesso di una “pericolosissima” trombetta di carnevale in materiale plastico della consistenza più vicina alla carta velina che alle vecchie bottiglie di alcool etilico che quando le schiacciavi bisognava soffiarci dentro per raddrizzarle. Il primo a presentarsi è stato un ragazzino in casacca gialla (vedasi sopra) il quale con espressione più che indecisa mi intimava-pregava (non capivo bene) di consegnargli o quantomeno che riponessi il così pericoloso oggetto che mi permetteva saltuariamente, visto le mie scarsissime propensioni canore, di incitare la squadra del cuore con, oltretutto, l’approvazione divertita dei miei vicini di posto. Lo ammetto la cosa mi ha spiacevolmente stizzito: una stizza che però quasi subito si è trasformata in divertito sbigottimento quando il ragazzino in casacca ha cercato di abbozzare una giustificazione del tipo “ … lei la trombetta la può suonare, non è vietato, il divieto è portarla allo stadio!?!?” Come si fa a suonare una trombetta che devo lasciare a casa? (…) A quel punto visto la mia reticenza nell’ubbidire alla casacca gialla quest’ultima proferiva l’ultima minaccia “.. invierò i miei superiori!” Dalla minaccia ho potuto godere di ben quasi altri dieci minuti scarsi di partita quando si sono presentate al mio cospetto altre tre casacche arancioni e, giusto perché non guasta, una gialla. Ammetto che a quel punto ho avuto un po’ d’iniziale difficoltà a recepire le affermazioni congiunte dei “tre più uno” ma comunque poco ci voleva a capire che la musica (visto che come spiegherò più avanti definiranno la trombetta carnevalesca “strumento musicale”) non cambiava. Loro malgrado anche il “quartetto misto” falliva e batteva in ritirata … ma avevo vinto solo l’ennesima battaglia, non la guerra mondiale che da li a poco si sarebbe scatenata! Infatti in men che non si dica ecco ritornare il “quartetto misto” stavolta supportato dal Gran- General-Visir-Abdullah, un grosso omone anch’egli in casacca arancione (a dir il vero forse la taglia più grande non l’avevano trovata visto come essa evidenziava la sua siluette da far invidia al Papà del gnocco). L’importanza del soggetto si evinceva dagli svariati mazzi di chiavi che penzolavano dalla sua mano (S. Pietro al suo confronto è un dilettante!) e dalle varie radioline ed auricolari ch’egli indossava; forse con la sola aggiunta di una parabola avrebbe ottenuto anche qualche collegamento satellitare! Infine, appuntato al petto come una medaglia, mi è rimasto impresso il suo numero identificativo, il 32, che cito solo per sconsigliare vivamente a chiunque di giocarlo al lotto perché porta “sfiga”. Anch’egli ha riattaccato, per rimanere in tema, con la stessa musica con l’aggiunta, per il vero, di qualche brano inedito del tipo: “… le numerose telecamere e satelliti puntati su di lei hanno evidenziato che lei maneggia un pericolosissimo (ecco il dunque) strumento musicale e visto che il regolamento vieta l’uso di strumenti musicali (scusate la voluta ripetizione) devo immediatamente sequestrare il pericolosissimo oggetto pena la segnalazione in questura, (interpool, F.B.I. ecc..) più ammende pecuniarie (fino a 500 €). A quel punto avrei tanto voluto interpellare il maestro Pregadio per un’esatta definizione di strumento musicale ma purtroppo non ho potuto far altro che tentare di chiedere il miracolo pregando-la-Madonna affinchè infondesse un po’ d’elasticità mentale ai miei interlocutori. Purtroppo nessun miracolo è intercorso però si è accesa in me la sacra fiamma del princìpio (io penso che a volte la vita non possa prescindere da dei princìpi): ero fermamente convinto che il responsabile e mentore degli stuart stesse esercitando un abuso di potere, vuoi per sfogare le sue recondite frustrazioni, vuoi per far valere la sua boriosa “potenza”, vuoi per ignoranza intellettuale o che ne so per cosa, ma la decisione di non cedere era presa e mi apprestai quindi a dare al responsabile stuart, come purtroppo segno di resa all’ignoranza, la mia tessera di abbonato lasciando immediatamente lo stadio visto che non mi sentivo più libero di godermi un pomeriggio di sano sport e talmente era il disgusto che non ero intenzionato a tornarci più. Ad alleviare la mia amarezza mi resta la solidarietà delle molte persone che hanno assistito al grottesco teatrino e che hanno addirittura cercato di trattenermi, pur non essendoci nessuna conoscenza antecedente, e alle quali rivolgo un sentito ringraziamento per la loro spontanea solidarietà. In ogni caso, al solerte e ligio al regolamento capo stuart e discepoli, vorrei chiedere dov’erano quando in partite di cartello dove il Chievo affrontava la Juventus, il Milan, l’Inter e altre ancora le vie di accesso e fuga dalle gradinate pullulavano di gente seduta e ammassata come sardine: quale biglietto corrisponde a detti posti? E perché, specialmente in quegli incontri, consentire in curva sud un pericoloso rimescolamento di fedi opposte quando addirittura si costruiscono gabbie per separarle? E perché arrivando al mio posto di abbonato il più delle volte devo chiedere cortesemente a qualcuno di spostarsi? E perché quando arrivano alcune tifoserie definiamole un po’ vivaci talune volte qualche bella bomba carta ci rallegra l’udito, non è che così determinati stuart fanno i forti solo con i deboli??!! Le mie tristi riflessioni sono dunque che non è possibile disgustare le persone oneste obbligandole a rinunciare, è vero anche la violenza fa un effetto simile, è giusto che si effettuino mirati controlli ma per cortesia non esageriamo dal lato opposto, non confondiamo lucciole con lanterne! Del resto cosa sarebbe una radio senza radioascoltatori, una televisione senza telespettatori, una rappresentazione teatrale senza pubblico, vogliamo proprio gli stadi senza nessuna forma di tifo? Ormai lo sventolio allegro delle bandiere è solo un ricordo, un innocuo “qualcosa” atto a produrre qualche suono è vietato (vi sono trasmissioni tipo “La Corrida” che basano il loro successo anche grazie al festoso can-can fatto dal pubblico), chissà, forse un giorno non si potrà incitare la squadra del cuore gridando e superando un certo numero di decibel! Cosa farebbero gli stessi giocatori, i tecnici (proprio loro che a volte chiedono l’aiuto del pubblico, - il giocatore in più - quando giocano in casa)? Possibile che una trombetta di carnevale in mano ad un retto cittadino possa scatenare così tanto tumulto o è colpa di questa gente prevenuta e boriosa che non dovrebbe ricoprire certi ruoli?! Dicevo… questo è un po’ sfogo, un po’ denuncia e un po’ speranza che qualcosa possa cambiare, magari, per una volta tanto, in meglio!... O almeno, speriamo, non in peggio!
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