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23.09.2012

Lasciano casa e lavoro per fare un viaggio attorno al mondo

NEGRAR. Elisa e Alessandro Gloder: «Non abbiamo vinto nessuna lotteria, sappiamo adattarci e non useremo aerei»
Lei si è licenziata e poi hanno lasciato l'appartamento in affitto «Non sappiamo quando faremo ritorno e non volevamo vincoli»

I coniugi Gloder in Vietnam: i villaggi turistici non fanno per loro

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Insieme per 24 ore, tutti i giorni per un anno. E oltre. Elisa Bocca, 31 anni, piemontese, e Alessandro Gloder, 36, di Santa Maria di Negrar, non hanno paura di mettersi in gioco, né dal punto di vista sentimentale, né da quello esistenziale e lavorativo. Domani partiranno dalla stazione ferroviaria di Verona per realizzare il loro sogno: fare un viaggio attorno al mondo. Destinazione: Amburgo, poi Copenaghen e quindi Stati Uniti via nave. Raggiungeranno poi Messico, centro e sud America, Cina e India. Infine, Transiberiana per rientrare in Italia. Ammesso che lo facciano. «Non sappiamo che novità ci porterà questo viaggio», spiegano entusiasti i due, che si sono sposati lo scorso aprile e si sono incontrati due anni e mezzo fa. «Siamo pronti a tutto. Magari scopriremo che preferiamo vivere in Argentina o in altri Paesi e allora ricominceremo da zero lì. Ma solo dopo aver terminato il giro del mondo», precisano. «Ormai sono due anni che ne parliamo e lo stiamo programmando da uno: è un'occasione che non vogliamo perdere». Il «giro» è stato organizzato fino all'arrivo negli Stati Uniti. «Il resto è un itinerraio di massima», proseguono. «Inseguiremo le sensazioni, faremo tratti di viaggio con le persone che conosceremo: è un'avventura e quindi decideremo gli itinerari strada facendo. Arrivati in Sud America, ad esempio, dovremo scegliere se andare in Sudafrica e poi in India o se fare Cile e sud-Est asiatico. Staremo a vedere». Fotografo libero professionista lui, interprete lei, prima di partire hanno lasciato l'appartamento in affitto («Queste ultime settimane le abbiamo trascorse a casa dei miei genitori in Valpolicella e dei miei suoceri a Milano», dice lui) e il lavoro. «Sì, mi sono licenziata per poter fare questo viaggio», spiega lei. «Lavoravo nel settore marketing in un'azienda metalmeccanica trentina con contratto a tempo indeterminato, avrei potuto chiedere l'aspettativa per un anno, ma avrei dovuto precisare la data del ritorno. Così io e Alessandro ci siamo chiesti: vogliamo averla questa data? Vogliamo vincoli temporali? La risposta è stata no e così ho optato per il licenziamento, una scelta più coerente con quest'esperienza. Vogliamo essere completamente liberi», aggiunge, «mettere la frenesia dietro le spalle, riscoprire la lentezza e il contatto con la gente». «Da fotografo mi piace l'esplorazione», aggiunge Alessandro, «e anche Elisa per la sua formazione linguistica (parla inglese, tedesco, francese, spagnolo e cinese, ndr) ama viaggiare». Una scelta non facile in tempi di crisi, quando tanti farebbero carte false per avere l'agognato posto fisso. A maggior ragione perché Alessandro ed Elisa non sono milionari come qualcuno potrebbe pensare. «Tanti ci chiedono se abbiamo vinto la lotteria», precisano. «La risposta è no, siamo persone normalissime. Viaggeremo cercando di spendere il meno possibile: niente aerei («Anche perché io odio volare», dice lei), useremo mezzi di trasporto economici e, speriamo, anche nei passaggi gratuiti in auto. Quanto al dormire, abbiamo molti conoscenti in giro per il mondo e dove non conosciamo nessuno ci accontenteremo di camere modeste, ostelli o chiederemo ospitalità alla gente, magari in cambio di qualche lavoretto. Nel sud del mondo comunque si spende poco e poi lo scopo del nostro viaggio è conoscere la vita che si fa in altri Paesi, adattarci ad abitudini e culture diverse. Diciamo che lo consideriamo un master in “viaggiologia”. Torneremo carichi di esperienze: con il portafoglio vuoto, ma con il cuore pieno». Anche vivendo in modo spartano servirà comunque una discreta somma. «Abbiamo messo insieme quanto ci servirebbe per vivere in Italia per un anno, calcolando affitto, benzina, bolli e assicurazioni per due auto e costi per generi alimentari e divertimenti», spiegano. «Altro non abbiamo, ma ci va bene così. Non abbiamo chiesto aiuti a nessuno. Quando i soldi finiranno torneremo a casa. Forse». I coniugi Gloder si sono conosciuti nell'azienda di Rovereto dove lavorava lei (lui collaborava con agenzie di comunicazione e aziende) ed è stato amore a prima vista. Hanno già fatto un viaggio insieme in Vietnam, ma questo «giro» sarà la prova del nove. «Abbiamo un po' “d'ansia da prestazione” e un po' di preoccupazioni per il futuro», dice lui. «La nostra vita ora è aperta a 360 gradi, ma come dice il nostro nuovo sito, creato per tenere informati genitori e amici sui nostri spostamenti, teniamo i piedi per terra e non solo perchè non vogliamo usare aerei. Tanti amici ci hanno chiesto se eravamo matti a fare una scelta simile, ma tanti altri ci hanno detto che ci invidiavano. Persino i nostri genitori, anche se chiaramente sono un po' preoccupati, ci appoggiano. Dai miei proprio non me l'aspettavo», aggiunge felice lui. Tutto ciò che servirà loro per vivere è negli undici chili, a testa, dei loro zaini. Ma c'è qualcosa cui non rinunceranno, anche se non di fondamentale importanza? «Il mio diario», risponde subito Elisa. «Lo tengo da anni e non lascio». «Io non ho niente di particolare Elisa è la “cosa” più importante che ho, non vorrei essere sdolcinato, ma quando c'è lei ho tutto ciò che mi serve». Chi volesse seguire il lungo viaggio dei due avventurosi sposi può farlo attarverso il sito che hanno creato: www.coipiediperterra.com.


Chiara Tajoli