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29.07.2012

Gargagnago in trincea per la Posta

SANT'AMBROGIO. Protesta dei cittadini contro l'ipotesi di chiusura dell'ufficio: anche il Comune è in prima linea e ha già trovato una nuova sede
Soluzione estrema: estendere a tutto l'anno l'orario di apertura estivo con tre mattine alla settimana La rabbia dei cittadini: «Dove sono i parlamentari?»

I residenti di Gargagnago davanti al loro ufficio postale che rischia di chiudere FOTOSERVIZIO AMATO

I residenti di Gargagnago davanti al loro ufficio postale che rischia di chiudere FOTOSERVIZIO AMATO
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Gargagnago vuole uscire dalla «lista nera» delle Poste Italiane. E' una «raccomandata senza ricevuta di ritorno» quella che il comitato spontaneo di cittadini della frazione ambrosiana, 1.200 abitanti, ha «indirizzato» all'azienda che intende chiudere l'ufficio. La cittadinanza si è organizzata, ha costituito un comitato spontaneo, che ieri mattina davanti all'ufficio postale ha allestito un presidio di protesta. Tavolino, sedie, penne: raccolte in mezz'ora oltre 200 firme, che a fine giornata erano già 300. L'obiettivo è chiaro: tenere aperto l'ufficio postale, già penalizzato, visto che d'estate funziona solo lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 8.30 alle 13.30. In autunno, inverno e primavera l'ufficio è aperto dal lunedì al sabato. Gargagnago è in buona compagnia dato che nella «lista nera» ci sono altri 26 uffici della provincia. Ma qui, come altrove, il messaggio è stato inequivocabile: no alla chiusura. «E' un ufficio che funziona, che eroga pensioni, che svolge un servizio bancario attraverso il banco posta», spiega Federico Savoia, «fate conto che c'è un'unica impiegata che svolge tutte queste funzioni in una struttura sempre affollata». Come a dire: l'ufficio dovrebbe essere redditizio anche da un punto di vista economico in una comparazione costi-benefici, eppure è finito nel mirino. Lo sportello si trova in uno stabile del Comune nei pressi del cimitero e la stasse amministrazione civica ha previsto il suo spostamento. «Nell'ambito di un Piano di recupero legato a una nuova lottizzazione edilizia», spiega il sindaco Nereo Destri, che appoggia, il comitato con la propria amministrazione, «i privati stanno realizzando una nuova struttura che accoglierà l'ambulatorio medico e il nuovo ufficio postale». Così i cittadini mantengono viva la speranza. «Se mi tolgono l'ufficio postale, io che non ho l'auto come potrò andare nell'ufficio di un altro paese?» si chiede, come altri suoi concittadini, il pensionato Marino Savoia. Franco Munari, portavoce del comitato, coordinatore dell'associazione ambrosiana Buon Governo delle Libertà, sollecita anche il coinvolgimento di tutti i parlamentari veronesi. A maggior ragione data la presenza a Gargagnago di diversi consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, come Roberto Fiorio, Vittorio De Battisti e Remo Sandri: «In momenti come questo sarebbe giusto che i nostri parlamentari fossero presenti a manifestazioni come questa. Non devono esserci solo a tagliare i nastri». L'assessore all'associazionismo Andrea Chiereghini rincara la dose: «L'ufficio postale è un servizio primario, la sua chiusura determinerebbe un grave disservizio e un probabile intasamento degli altri uffici nel capoluogo o a Domegliara, già oberati di lavoro». Nella parole di Gianna Borchia, Flora Fasoli ed Angela Toffalori si intrecciano i ricordi della Gargagnago che fu e quella che dovrebbe essere: «La Posta c'è sempre stata», ricordano le signore, «prima era in piazza, ora è qui, un domani il Comune ne metterà a disposizione una nel centro del paese. Non è possibile chiudere un ufficio che funziona da sempre, per di più con una impiegata quando qui arrivano da Monte, San Giorgio, addirittura Ponton e Fumane». Guerrino Pellegrini aggiunge: «Gargagnago è una piccola repubblica, ci autogestiamo da sempre perché abbiamo strutture come l'ufficio postale che funge anche da banca». Da un lato la protesta, dall'altro la consapevolezza che nulla potrà essere più come prima. Ecco allora il comitato spontaneo avanzare una proposta: «L'apertura parziale di tre giorni alla settimana, attuata nel periodo estivo ed eventualmente estendibile a tutto l'anno», spiega Elsa Sorio, «potrebbe costituire un compromesso per non chiudere l'ufficio. Questa, per la nostra comunità, sarebbe una soluzione negativa, e i cittadini sarebbero costretti a gravare su altri uffici già affollati».


Massimo Ugolini