Terremoto, paura e psicosi in città
Domani scuole chiuse per controlli
«Si è mossa la placca dell'Adriatico»
Grande paura per lo sciame sismico avvertito in città e in provincia. Notizie in diretta su TeleArena. Il sismologo: «E' la coda del terremoto del 2009, mai davvero esaurito». La Protezione civile regionale: «Circolano voci di future forti scosse ma sono solo procurati allarmi».Spediscici le tue foto, le pubblicheremo in una fotogallery: letuefoto@larena.it
Verona. È il sindaco di Verona Flavio Tosi il primo a rassicurare i concittadini sulle scosse di terremoto registrate nelle scorse ore sul territorio scaligero e a fugare ogni dubbio su presunti mitomani. «Non c’è la necessità di fare allarmismi - dice - perchè ne sono stati creati fin troppi: falsi allarmi, mitomani, gente un pò sprovveduta che ha preso decisioni avventate». Il sindaco conferma che gli uffici comunali ma anche altri enti pubblici aziende private sono stati evacuati in attesa di una ulteriore scossa che era stata annunciata procurando inutile psicosi tra i cittadini.
IL SINDACO. «Si poteva tranquillamente aspettare che gli eventi evolvessero, anche perchè non sono prevedibili - dice Tosi - C’era chi diceva che tra un’ora sarebbe arrivata una nuova scossa, cose dell’altro mondo». Il sindaco di Verona spiega poi la decisione di chiudere domani tutte le scuole della città: «Semplicemente, siccome c’è stato uno sciame sismico consistente, che ha sicuramente danneggiato almeno una scuola, le elementari "Rosani" in via Santini, possono esserci altri danni a edifici pubblici. Quindi per un giorno, domani, tutte le scuole pubbliche e private presenti sul territorio comunale saranno chiuse al solo scopo di fare una verifica attraverso i vigili del fuoco e i tecnici preposti, per accertarne l’agibilità, in maniera tale che dal giorno successivo si possa proseguire con la normale attività scolastica. Forse in qualche scuola servirà un intervento». «La situazione - conclude Tosi - è sotto controllo, è normale che ci sia paura, ma non è successo niente».
IL PREFETTO. «Non c’è nessun elemento di allarme, come sembra che invece qualcuno abbia messo in giro». Lo ha detto il prefetto di Verona, Perla Stancari, che ha presieduto l’unità di crisi per affrontare l’emergenza scatenata dalle ripetute scosse di terremoto registrate in città tra ieri sera, la notte e questa mattina. «Tutte le notizie su orari di nuove scosse sono assolutamente infondate», ha ribadito Stancari, spiegando che «ogni scuola ha il proprio piano di protezione civile, che è stato fornito dai vigili del fuoco e che varia a seconda dello stabile, in base alla vetustà e alle situazioni di criticità strutturale di ciascun edificio». «Quindi - ha spiegato - i capi degli istituti hanno libertà, a seconda delle situazioni, se hanno dei cortili interni o altre zone per accogliere studenti e personale evacuato, di decidere l’allontanamento dei ragazzi dalle strutture finchè si possa ritenere che la situazione è sotto controllo». Il prefetto di Verona ha poi ricordato che «esiste il reato di procurato allarme». «Non c’è stato un ordine ufficiale di evacuazione degli uffici pubblici - ha concluso -, abbiamo lasciato libertà come è accaduto nella stessa sede Provincia. Perchè se ci sono situazioni di emotività o di paura nel personale, è giusto che vengano lasciati liberi, volendo, di lasciare il posto di lavoro».
LE SCUOLE IN CITTA'. Tutte le scuole ubicate nel territorio del Comune di Verona resteranno chiuse nella giornata di domani, per consentire di effettuare i rilievi tecnici necessari a verificare la presenza di eventuali lesioni strutturali, che possano compromettere la sicurezza degli edifici. Lo dispone un’ordinanza firmata oggi dal sindaco Flavio Tosi, in considerazione dello sciame sismico di rilevante entità, che nella notte tra il 24 e il 25 gennaio ha interessato il nord Italia e anche la città di Verona. La chiusura riguarda tutti gli asili nido e tutte le strutture scolastiche, sia pubbliche che private, del territorio comunale. Nella giornata di domani sarà attivo per informazioni il numero verde gratuito 800 202525; è possibile anche contattare l'Ufficio Relazioni con il Pubblico al numero 045-8077500 (numero di ingresso con più linee) in orario 9-13 e 15-17. Per quanto riguarda l'università, domani all'ateneo si terrà la normale attività didattica.
LE SCUOLE IN PROVINCIA. Di segno diverso la decisione per quanto riguarda la Provincia, che ha completato le verifiche in tutti gli istituti superiori di sua competenza. «Non sono stati riscontrati danni e non si sono rilevate situazioni di pericolo», si legge in un comunicato. «Le lezioni, pertanto, possono domani svolgersi regolarmente. Sarà, comunque, ciascun sindaco a decidere come agire sul proprio territorio. L'importante è non creare un pericoloso clima di psicosi».
A BARDOLINO. Il sindaco di Bardolino (Verona), Ivan De Beni, ha firmato un’ordinanza per la sospensione delle attività didattiche nelle scuole per oggi e domani. Questo per permettere ai tecnici comunali di «verificare lo stato di efficienza degli edifici». come riportato sull’ordinanza, «il primo sopralluogo non ha rilevato problematiche in corso».
LA PROTEZIONE CIVILE. La Protezione civile regionale è allertata e si è attivata sin da questa notte per seguire l’evolversi della situazione determinata dalla scosse telluriche che hanno interessato un’area della provincia di Verona in prossimità dei Comuni di Bosco Chiesanuova, Cerro, Fumane, Grezzana, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro Incariano e Sant’Anna D’Alfaedo. Al momento non sono stati segnalati problemi alle persone mentre, per quanto riguarda gli edifici, si sono verificati danneggiamenti di cornicioni e alcune crepe negli edifici più vecchi. «I nostri tecnici – sottolinea l’assessore regionale Daniele Stival – sono attivi su tutto il fronte ed in contatto con i loro colleghi nazionali. Secondo gli esperti l’evento veronese non è da mettere in relazione diretta con quello avvenuto nel reggiano». «La Protezione Civile – aggiunge Stival – raccomanda a tutti i soggetti che abbiano responsabilità di conduzione di edifici pubblici di monitorare attentamente la situazione, assumendo, se del caso, gli adeguati provvedimenti».
NON C'E' L'ALLARME MA IL PANICO DILAGA. Una sorta di tam-tam, nato probabilmente sui social-network ha trasformato una mattina di apprensione, frutto della paura, reale, della notte e della scossa delle 9 in una sorta di allarme generalizzato che ha coinvolto tutta la città. Scuole chiuse senza ordini precisi, taxi presi d'assalto da genitori pronti a recuperare i figli dalle lezioni, ingorghi in diversi punti delle arterie cittadine. Rincorrersi di telefonate: «Qui hanno detto di evacuare». Interessati uffici pubblici, strutture sanitarie. Piazza Bra, come le altre e diverse vie dei quartieri, si riempiono di persone in attesa di quella che qualcuno assicura essere una brutta scossa in arrivo imminente. C'è addirittura l'ora, tra le 11 e le 12. Nulla accade ma Verona, in quelle decine di minuti, appare come una città in preda a un'ansia (se non panico) collettiva. Nessun allarme ufficiale. Nessun segno, da parte degli organismi scientifici né dalle istituzioni, di pericolo imminente. Anche alla luce del fatto che tecnicamente un evento sismico non può essere né previsto, né escluso a priori, il sito ufficiale della Protezione Civile regionale ha pubblicato una nota, nella quale, tra l’altro, si specifica come «voci che attualmente stanno circolando che prevedono con certezza un evento sismico, sono da ritenersi procurati allarmi». Intanto un vertice in Prefettura, chiusosi in tarda mattinata, puntualizza la situazione sul terremoto. Il prefetto, Perla Stancari, conferma: «Dalla Prefettura non è stato diramato alcun ordine di evacuazione». Anche la Provincia ha smentito in mattinata di avere diramato ordini di evacuazione per le scuole superiori e altri edifici di sua competenza.
LE ORE DELLA PAURA. Otto le scosse di terremoto avvertite tra ieri sera e stamane nel Veronese. La più forte della notte è stata registrata alle 0.54 ed è stata di magnitudo 4,2. In mattinata la replica, alle 9,06 e alle 9,24, con le due scosse di 4,9 e 4,2 di magnitudo che hanno interessato la pianura Padana, nel Reggiano. Lievi, secondo i primi controlli, i danni registrati nel Veronese. Alcune crepe sono apparse sui muri del liceo «Anti» di Villafranca, mentre alcuni pezzi di marmo si sono staccati dalla chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio di Valpolicella. In città crepe sono apparse su alcuni palazzi, mentre alcune persone hanno trascorso la scorsa notte in auto. Secondo Giangaetano Malesani, dell'Osservatorio meteosismico, «questi ultimi eventi sono una sorta di coda delle scosse del 2009, che di fatto non si sono mai esaurite. E altre potrebbero seguire».
LE SCOSSE E I DATI. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 10,3 km di profondità e epicentro nell'area compresa tra i comuni di Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Fumane, Grezzana, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano. Le prime due scosse sono state localizzate in Valpolicella, tra Marano e Fumane ma ben avvertite anche in città e, in particolare, nell'area di Borgo Trento. La prima alle 20.41, come riferisce il Centro sismico, è stata localizzata a circa otto chilometri di profondità, con una magnitudo pari a 2.7, mentre la seconda di 2,1 è stata registrata alle 20.50. Si sarebbe trattato, a detta degli esperti, di scosse abbastanza superficiali e perciò chiaramente avvertite dalla popolazione. Prolungata e molto violenta è stata invece quella nella notte, alle 0,54, seguita all'1.05 da una replica di 2.1 gradi della scala Richter. La scossa è stata particolarmente avvertita ai piani alti delle case e moltissima gente, risvegliata all'improvviso e spaventata, si è riversata per strada nel timore di ulteriori eventi sismici. La prima scossa, in particolare, è stata captata molto bene in centro città con tremori che hanno fatto vibrare per pochi secondi i mobili e forse fatto dondolare qualche lampadario, seminando una certa preoccupazione tra gli abitanti dei piani alti dei palazzi. Dall'ospedale di Borgo Trento sono partite chiamate al Centro sismico per chiedere informazioni sul fenomeno. Ma anche il centralino della caserma dei vigili del fuoco è stato oggetto di una tempesta di chiamate da parte di utenti preoccupati, non tanto per segnalare danni o altri problemi ma per chiedere «cosa fosse successo e se bisognasse preoccuparsi». Più di qualcuno ha detto di aver anche avvertito un boato prima delle scosse. Anche l'Osservatorio sismico nazionale ha rilevato le scosse che hanno impensierito i veronesi ma per le quali, almeno fino a ieri sera, non erano state verificate conseguenze per cose e persone. Le rilevazioni del personale tecnico sono proseguite per la nottata per circoscrivere l'evento e inserirlo in un contesto più ampio, come avviene in questi casi destinati ad alimentare la statististica dei fenomeni sismici.
I PRECEDENTI. L'ultimo evento sismico risale al 29 ottobre scorso, quando, alle 6,13, la Valdadige si mosse con un sussulto pari a 4.2 gradi di magnitudo della scala Richter, uno scossone con epicentro Ala-Avio-Belluno Veronese. La magnitudo era stata di 3.1 gradi Richter. L'epicentro era tra Sommavilla e Marniga di Brenzone e, più precisamente, lungo Via del Sole, la strada che scende dalla Val Trovai a Castello, nel medesimo Comune. La profondità era stata tra i 5 e gli 8 chilometri dalla superficie terrestre ben percepibile dalla popolazione non solo locale, quindi, ad esempio, a Brenzone e Malcesine. Dopo quella scossa ne seguirono almeno altre 55 scosse di minore intensità, la maggior parte percepite solamente dagli strumenti. Lo sciame sismico non aveva interessato solo la Val d'Adige e il monte Baldo ma anche parte dell'altopiano della Lessinia e in particolare la zona di Sant'Anna d'Alfaedo. È intanto ripresa gradualmente dalle 5 di questa mattina la circolazione ferroviaria nel nodo di Verona sulle linee interessate. La circolazione ferroviaria era stata sospesa
nella notte per verifiche e accertamenti a seguito della scossa.
LA PAROLA AGLI SCIENZIATI. È stato il movimento della placca Adriatica a generare sia i terremoti avvenuti durante la notte scorsa nel Veronese, sia il terremoto di magnitudo 4.9 registrato alle 9,06 di questa mattina nella provincia di Reggio Emilia e seguito da due repliche, entrambe di magnitudo 2.3. Questo, spiegano gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è l’unico legame tra i due fenomeni. Verso Nord-Est la placca Adriatica spinge verso l’Europa e in questo movimento scorre sotto le Alpi, generando terremoti nella zona di Verona e poi verso il Friuli e le Prealpi. Scendendo in direzione Sud la placca ricomincia a innalzarsi all’altezza del Po e poi si piega nuovamente sotto l’Appennino, inarcandosi. «Il terremoto di magnitudo 4.9 avvenuto oggi nella zona di Reggio Emilia è stato generato da questo tipo di movimento», osserva il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv. Sempre a causa di questo movimento, in questa zona i terremoti sono più profondi, mentre diventano più superficiali (fra 10 e 15 chilometri) spostandosi ancora più a Sud, nel punto in cui la placca incontra il movimento dell’Appennino.
SUL GIORNALE. Domani su L'Arena 13 pagine con servizi, foto e interviste dalla città e da tutte le zone della provincia.
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1 jackson78 01/02/2012 09:13 782 commenti
salander, fai prorpio pena. impara a stare al mondo. sei un fascista ***. lezioni d'italiano da te?no grazie come se avessi accettato. vado da tosi piuttosto.