Aeroporti, Verona lancia
l'ultimatum per Montichiari
STRATEGIE. Il presidente del Catullo ha incontrato il sindaco Tosi e i presidenti Miozzi (Provincia) e Bianchi (Camera). Nel 2012 i soci bresciani facciano fronte alle perdite, altrimenti lo scalo può essere chiuso
Un incontro flash, durato pochi minuti quello tra sindaco Flavio Tosi, presidente della Provincia Miozzi, presidente del Catullo Paolo Arena e presidente della Camera di commercio Alessandro Bianchi, ma sufficiente per mettere a punto un ultimatum nei confronti dei soci bresciani. Siccome da Brescia non arrivano più notizie sulla volontà di chiudere l'accordo per la società unica Aeroporti del Garda, nè tantomeno arrivano segnali concreti della volontà bresciana di mettere risorse e progetti in campo per rilanciare lo scalo di Montichiari, a partire da quest'anno i debiti che produce lo scalo lombardo se li pagano i soci bresciani. Altrimenti la società Catullo non è più disposta a ripianare le perdite: 20 mila euro al giorno, 600 mila al mese, circa 8 milioni l'anno di buco. E siccome deve tappare le falle, è pronta a chiudere l'attività del D'Annunzio. Prima che lo faccia l'Enac o il ministro Passera (come anticipato il 22 dicembre scorso su queste pagine).
Questa, tra smentite e silenzi da parte dei soci, è la linea emersa dall'incontro voluto dal presidente Paolo Arena per inaugurare le nuove linee guida del 2012: non è possibile infatti, è il ragionamento, che nel nuovo anno si mantengano ancora aperte le criticità che nel 2011 hanno portato a un deficit storico che sfiorerà i 20 milioni di euro. Arena, messo alle strette, si è trovato costretto a consultare i soci più vicini.
BRESCIA TACE. Nei giorni scorsi infatti il presidente aveva cercato di convocare una riunione plenaria dei soci, chiamando anche i bresciani, ma proprio dai lombardi sarebbero arrivati alcuni dinieghi. Questo atteggiamento, unito alla mancanza di notizie sulla volontà di chiudere l'accordo in base al quale i soci bresciani dovrebbero versare 20 milioni di euro per salire al 25% della nuova società Aeroporti del Garda, hanno convinto i soci istituzionali veronesi a rompere gli indugi e optare per una linea più dura, visto e considerato anche che Verona ha sempre avuto ragione su tutti i fronti in occasione degli attacchi lombardi relativi alla concessione e alla gestione dello scalo di Montichiari.
Al D'Annunzio ormai di giorno non si vola più, mentre di notte funziona qualche cargo postale ma non è sufficiente: a fronte di investimenti di circa 20 milioni in pochi anni non c'è più stata redditività, anzi è una perdita continua. E i soci veronesi non sono disponibili a ricapitalizzare continuamente la società (a dicembre si è chiusa la terza tranche) se non si chiudono i rubinetti delle perdite. Se i bresciani vogliono tenere aperto Montichiari e credono nello sviluppo di questo aeroporto, ne sostengano i costi, i debiti e gli investimenti per il rilancio, dicono i soci veronesi.
Anche perché l'ipotesi del piano di sviluppo in base alla quale dovrebbe essere proprio il Catullo a «travasare» alcune attività di volo su Montichiari per tenere in vita l'aeroporto bresciano non entusiama nessuno a Verona. E inoltre la concessione per Montichiari (che è in capo alla Catullo) è ancora ferma al ministero ed essendo questo uno scalo minore, si teme che possa essere ancora più ridimensionato dal nuovo governo: per il ministro Passera «gli aeroporti in Italia sono troppi». È vero che Montichiari è considerato un aeroporto che può funzionare da riserva di capacità per il sistema aeroportuale lombardo sia per Orio al Serio che per Malpensa e che il piano d'area della Regione Lombardia prefigura grandi progetti per l'area di Montichiari, ma i conti con la realtà sono durissimi: 8 milioni di perdita l'anno, zero voli giornalieri, qualche volo notturno. Il Catullo, che comunque è in crescita (vedi box) non può più permettersi di mantenerlo.
CRISI MALPENSA. A rafforzare questa linea arriva la constatazione che i grandi scenari che prevedevano di creare sinergie con Malpensa stanno subendo duri colpi: secondo i dati di Assaeroporti (l'associazione italiana gestori aeroporti) il dato dei passeggeri è fermo a 1 milione e 291 mila, in calo del 5,6 per cento rispetto al novembre 2010 (-9,4% sui voli nazionali, -4,9% sui voli internazionali). Questi dati negativi si aggiungono alle flessioni registrate anche nei mesi precedenti. I movimenti erano calati del 4,8 ad ottobre, del 5,3 a settembre, del 3,7 ad agosto, del 4,7 a luglio, così a giugno e maggio. Insomma, per Malpensa il segno meno è una costante nel tempo ormai da mesi. E Cargoitalia, compagnia in liquidazione che ha sospeso le operazioni di volo dal 21 dicembre 2011, ha annunciato una settantina di esuberi.
La Lega l'anno scorso voleva l'hub padano mettendo in collegamento Malpensa con Montichiari e il Catullo, ma alla luce dei risultati oggi le ambizioni sono molto ridimensionate. E Montichiari può solo sperare che sia il cargo, in crisi a Malpensa, a ridare un po' di ossigeno e di prospettiva allo scalo. M.Batt.
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1 arenato82 14/01/2012 10:43 1 commenti
E' palese che la società di gestione non è in grado di gestire i due scali che vivono una vita operativa travagliata e senza senso. Non sembra esserci un piano industriale preciso, si attivano rotte pagando (si si.. pagando..e nemmeno poco.. siamo a 13 o piu euro a passeggero) i vettori che operano i voli e per cosa? Uno dei pochi metodi redditizi per guadagnare qualche soldo con Brescia sarebbe quello di usarlo come "hub/parcheggio" per l'aviazione generale ma anche li il super governo Monti ha messo del suo con la 14-bis che impone il pagamento di cifre assurde se un aereo straniero rimane per piu' di 48 ore sul territorio italiano. Perdiamo anche quella poca gente che viene in Italia a spendere soldi... cosi si che arriveremo lontano. Buon tutto.