Da Herat per la bomba americana

DISINNESCO A PORTA NUOVA. In piazzale XXV Aprile il recupero dell'ordigno da 255 libbre rimasto sotto terra per 70 anni. Alle 8.15 gli esperti artificieri avevano già tolto la spoletta. A Boscomantico è stata poi fatta brillare
21/11/2011
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Il recupero della bomba inesplosa lanciata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale FOTOSERVIZIO DIENNE

Verona. I fari potentissimi alimentati dalle fotoelettriche squarciano la nebbia che in questa zona ieri mattina alle 5 era tanto densa da avvolgere ogni cosa. Le luci sono puntate sulla parte di piazzale 25 Aprile da bonificare della bomba della seconda guerra mondiale rinvenuta un paio di settimane fa. Gli uomini dell'8° Reggimento Genio Guastatori Folgore di Legnago piazzano i loro mezzi, inziano a tirare fuori pale e sacchi da riempire di terra. Ma anche il robot che dovrà effettuare parte dell'intervento, quella più a rischio detonazione.
È il giorno del disinnesco della bomba d'aereo ritrovata un paio di settimane fa dalla ditta incaricata appunto di bonificare da ordigni bellici il piazzale della stazione. L'operazione è diretta dal capitano Giuseppe La Ianca, e materialmente viene eseguita dal maresciallo Rocco Pezzano con il suo nucleo di specialisti in esplosive ordnance disposal (Eod). Sono volti noti agli addetti ai lavori, il sergente maggiore Giovanni Muratore, il suo parigrado Ciro Di Gennaro, il caporalmaggiore capo Angelo Buscemi e il suo parigrado Giuseppe Spataro.
Tutti professionisti rientrati il mese scorso dall'Afghanistan. Gente abituata a lavorare sugli Ied, (Improvised explosive device), che sono l'esatto contrario di questa bomba. Un ordigno di 255 libbre lanciato da un aereo quasi 70 anni fa. Per loro quello di ieri mattina è stato un gioco da ragazzi, un'operazione da manuale, abituati come sono a disinnescare o a rendere inoffensivi ordigni improvvisati, costruiti manualmente, ma dove non esiste istruzione al mondo in grado di spiegare il lavoro, le operazioni da compiere per inertizzare quel tipo di trappole mortali. E qui attorno sì, oggi c'è la nebbia, ma non rischi imboscate di talebani. Al massimo rischi il raffreddore per il freddo pungente che entra nelle ossa.
Attorno alla bomba, subito dopo il ritrovamento, era stato realizzato un terrapieno. E l'ordigno era stato messo in sicurezza in una cassa di legno e ricoperto di terra. Ieri mattina la bomba è stata estratta dalla cassa e posizionata in terra per dare modo agli artificieri di lavorarci sopra.
«Per prima cosa dobbiamo sistemare delle chiavi a razzo», spiega il veterano capitano La Ianca, «sono delle specie di volanti tipo quelli della playstation. Una volta collocati sulle spolette, sia anteriore che posteriore, gli artificieri attraverso congegni daranno impulsi a distanza per svitare la spoletta senza mettere in pericolo la loro vita».
E aggiunge: «Poi verrà inviato il nostro robot, che ha montata una telecamera. Verificheremo che tutto sia a posto, quindi gli uomini provvederanno al recupero della bomba che a quel punto è soltanto un contenitore di esplosivo». Gli artificieri non sono vestiti con uno scafandro protettivo. Sorride il capitano La Ianca: «Quell'attrezzatura è l'ultima risorsa. Si utilizza dopo il cane, dopo i mezzi, dopo il robot, e soprattutto per gli Ied, non in casi simili».
C'è stato un lieve slittamento sull'orario ieri. Era previsto che il disinnesco avvenisse tra le 6.40 e le 8.10. Invece l'unico treno che doveva transitare in quella fascia oraria era in ritardo. Così anche il via che doveva essere dato dal Centro coordinamento e soccorso della prefettura è slittato alle 7.40. E alle 8.15 il disinnesco era già bell'e finito.
«Una volta despolettata, la bomba viene trasportata sui nostri mezzi, scortata dalle forze dell'ordine all'aeroporto di Boscomantico dove viene fatta brillare», aggiunge La Ianca. E infatti poco più di un'ora dopo, il convoglio si avvia verso il piccolo aeroporto civile che si trova in territorio comunale.
E si ripete il solito rituale: la bomba viene seppellita assieme a lunghe micce in una buca di terra scavata, quindi viene ricoperta e fatta detonare dopo aver avuto il benestare dalla centrale di volo del Catullo. Il traffico aereo infatti è stato bloccato in quel lasso di tempo. Ieri s'è provato ad accelerare i tempi, ma non è stato dato l'ok per le 11 e s'è dovuto aspettare mezzogiorno, come preventivato.
Erano passate ormai tre ore da quando era stata despolettata la bomba: viene dato l'ordine di farla brillare, si accendono le micce. Si sente come un tonfo sordo e dalla distanza di sicurezza da cui è permesso osservare, quello che si vede è una nuvoletta di fumo, come se là sotto all'improvviso ci fosse un piccolissimo vulcano che spruzza in alto terra e fumo.
Fatta anche questa. E da inizio anno per quanto riguarda l'operatività dell'8°, siamo a 285 disinneschi, di cui 22 soltanto nel Veronese: «La provincia che dà più impegno per il brillamento di ordigni bellici è Ravenna, seguono Verona, Rimini, Forlì e Cesena», conclude il capitano La Ianca. E visti i numeri, la nostra zona di bombe ne prese parecchie, semmai ci fosse stato bisogno di conferme.

Alessandra Vaccari




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