Furti su auto nel Veneto, banda di giostrai ko

MANOLESTA. Indagine della questura padovana con quella scaligera e la polizia municipale. Sono accusati di decine di colpi in tutto il Veneto ai danni di vetture in sosta nei parcheggi incustoditi. Due vivono al campo di La Rizza
11/11/2011
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Simulazione di un furto d'auto (ARCHIVIO)

Verona. Sono accusati di aver messo a segno decine di furti su auto in sosta. E l'altro giorno otto giostrai, sei residenti nel Padovano e due nel Veronese, sono stati arrestati dalla squadra mobile della questura patavina a seguito di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice.
In cella sono finiti Alessio Hodorovich, 21 anni, residente a Cavarzere, nel Padovano, ma di fatto domiciliato nel campo nomadi di La Rissa, Adriano Hudorovic, 43, residente nel campo di La Rizza, Michele Saccon, 27, di Camposampiero, Joslito Crovi, 26 e Seitan Crovi, 28, di Albignasegho, Manolito Millas, 31, di Legnaro, Antonio Brajdic, 24, detenuto in carcere, e Maica Pavan, 28, di Albignasego. Altre cinque persone sono state denunciate in stato di libertà.
La banda è accusata di innumerevoli furti che si rivelano, in genere, particolarmente odiosi per le vittime perché comportano una serie di disagi e costi aggiuntivi.
Il modus operandi era sempre lo stesso. A gruppetti di poche persone si davano appuntamento per telefono davanti a un obiettivo che doveva avere, come comune denominatore, un capiente parcheggio incustodito: quindi supermercati, cimiteri o centri commerciali.
Con un martelletto, poi, i manolesta rompevano un vetro dell'auto e in pochi istanti razziavano tutto quello che c'era all'interno: borselli, macchine fotografiche, telefonini, mp3, navigatori.
E, in molti casi, oltre al danno, le vittime dovevano anche pagare centinaia di euro per riparare il finestrino e perdere tempo, e soldi, per rifare i documenti spariti.
L'indagine è cominciata dopo alcuni colpi messi a segno nel Padovano. Partendo da alcune intercettazioni, i poliziotti sono riusciti ad individuare i presunti autori dei colpi. La svolta è arrivata a seguito di un incidente avvenuto nel gennaio scorso. Nel tentativo di fuggire a un controllo, l'auto era finita contro altre vetture in sosta ai bordi della strada. Gli agenti accertarono che l'auto era intestata alla moglie di uno dei sospettati.
Un'ora più tardi la donna si era presentata dai carabinieri per fare una denuncia di furto: i poliziotti, però, ritenevano che alla guida della vettura ci fosse il marito e che quello fosse un tentativo, della donna, di coprirlo. Seguirono altri accertamenti che portarono gli investigatori ad avere un quadro completo dei colpi messi a segno in quasi tutto il Veneto e dei ruoli di ogni persona della banda.
A quel punto il pm ha chiesto e ottenuto dal gip le misure di custodia cautelare in carcere. Nei prossimi giorni gli arrestati compariranno davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia. I due nomadi residenti nel campo di La Rizza sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile, guidati da Gianpaolo Trevisi, in collaborazione con quelli della polizia municipale. Del fatto è stata informato anche il Comune. Infatti, è previsto dal regolamento del campo che chi commette dei reati venga allontanato.




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