20.08.2012
VALORE AGGIUNTO. Esperienza e colpi: due belle frecce per Di Carlo. I valori tecnici non tramontano, in barba all'anagrafe: il poker all'Ascoli promuove gli innesti dell'attaccante ex Lecce e del centrocampista prelevato dal Novara
Verona. L'anagrafe, un po' bastarda, dichiara 68 anni in due. Eppure, a vederli sgambettare, sembrano ancora due ragazzotti di belle speranze. O forse è semplicemente una questione di valori tecnici, una specie di maschera anti-age sulle rughe pallonare. Perché David Di Michele e Marco Rigoni, il Rigoni II di casa Chievo, stanno spazzando con maestria tutte le possibili riserve della vigilia. Tutti i possibili dubbi di chi qualche settimana fa aveva storto il naso sull'ingaggio di due atleti di riconosciuta qualità ma di età non propriamente verde. A Padova, al debutto di Coppa Italia di sabato scorso, la realtà è apparsa trasparente: Di Michele, 36 anni compiuti il 6 gennaio scorso, ha esibito appena un assaggio del suo repertorio strappando però battimani convinti al nutrito manipolo di tifosi gialloblù al seguito. Scatti, controscatti, un bell'assortimento di dribbling, tocchi brevi e aperture a largo raggio. Per chiudere la serata con un gol decisamente bello. Uno che se lo inventa lo straniero di turno diventa oggetto di culto per i malati di youtube o per i patiti del replay. Ci stava anche la doppietta, a dirla tutta, che forse non è arrivata per eccesso di confidenza. Il bilancio in tutti i casi è abbondantemente in attivo: in attesa di recuperare Paloschi e di capire se Moscardelli resterà a Verona o verrà rapito da qualche assiduo corteggiatore (le sirene da Bologna ancora non hanno smesso di tentarlo) è chiaro che Mimmo Di Carlo non dovrà studiare troppo per eleggere il partner di Pellissier, apparso a sua volta in buona condizione. Qualche metro più indietro, sempre contro l'Ascoli, ha giostrato con profitto Marco Rigoni. Il quale, 32 anni il 5 gennaio scorso (curiosamente ad appena un giorno di distanza da Di Michele), non avrà ancora raggiunto il top della forma - normale visto il ritardo col quale si è aggregato al nuovo gruppo - ma ha fornito al tempo stesso luminosi segnali di crescita. Il passo è disinvolto, i piedi - il destro, in particolare - non si perdono mai in soluzioni banali. E l'occhio sul gioco è proprio eccellente. Insomma, metteteci qualche corsa in più per chiudere la fase di rodaggio e una punta di dimestichezza maggiore con i compagni e il gioco è fatto: ecco un'altra freccia nobile da investire nel futuro gialloblù. Qualità e quantità - si direbbe - al servizio della causa. Troppo semplice, obietterà qualcuno: per mettere sotto l'Ascoli sbandato di sabato non serviva l'estro di Maradona. Occorrono controprove, e il Bologna avversario domenica al Bentegodi ne offrirà subito una tosta. Però gli indizi portano a concludere che anche stavolta Sartori ha centrato il bersaglio grosso. Maturità, mestiere, valori tecnici: un bell'investimento sull'usato sicuro che difficilmente tradirà. Chi ci conta di più è Mimmo Di Carlo, che intanto si gode lo stato di salute collettivo della squadra: «La prestazione è andata in crescendo», spiega parlando della prima di Coppa, «e questo è un dato positivo. E gli attaccanti hanno giocato d'insieme e hanno fatto qualche giocata di qualità anche se i primi due gol sono stati favoriti dall'avversario. Comunque il Chievo ha fatto quello che doveva. I ritmi ancora non sono altissimi ma c'è una settimana di lavoro davanti per prepararsi al meglio alla prima giornata di campionato contro il Bologna». Il prodotto insomma piace, intriga, interessa: «Ci vuole un po' più di intensità», puntualizza ancora il tecnico gialloblù, «ma tutti i reparti hanno fatto un passo in avanti». Pacifico che tra sei giorni l'ostacolo sarà un po' più duro da aggirare: «Sì, domenica dovremo affrontare tutt'altra partita: magari il Bologna verrà qui chiuso per cercare il contropiede. Noi ci lavoreremo nei prossimi giorni», garantisce Di Carlo. «E comunque a me piace parlare soprattutto del mio Chievo, determinato e voglioso: l'impegno dimostra che la strada è giusta». Quanto alla formazione «in panchina c'erano altri giocatori importanti e uno come Hetemaj che è rimasto a casa. Non so ancora chi giocherà domenica prossima: di certo la rosa ci consente di scegliere tra tanti buoni giocatori. L'importante è restare compatti e giocare sempre da squadra». Un cenno infine agli infortuni e alla relativa opportunità di completare qualche operazione di mercato: «Gli infortuni fanno parte del gioco», rileva il tecnico. «Dispiace per Paloschi. Avrà tempo e modo per darci una mano quando sarà disponibile. E questo vale anche per Dramè. Mercato? Valutiamo. Certo che l'infortunio di Alberto ci ha messo un attimo in difficoltà. Ripeto: vedremo. Magari dopo la partita con il Bologna».
Francesco Arioli
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