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07.08.2012

«Fatto il massimo Ora punto a Rio ed ai mondiali»

CICLISMO. Elia Viviani tra (pochi) rammarichi e (tanti) sogni futuri
La delusione per la prova dell'omnium c'è. «Ma tutti gli avversari hanno fatto tempi paurosi. Continuerò a fare pista anche se la strada diventerà prioritaria»

Elia Viviani superato dal francese Bryan Coquard durante l'omnium di domenica

Elia Viviani superato dal francese Bryan Coquard durante l'omnium di domenica
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L'analisi delle sei prove dell'omnium non cambia il primo pensiero di Elia Viviani: «Ho dato tutto, sono stato il più regolare di tutti, il solo a non essere mai uscito dai primi dieci, ma non è bastato, la regolarità non ha pagato». Elia si prende un giorno di riposo, prima del rientro in Italia. Si «fa un giro per il centro di Londra», ma ammette di provare «grande rammarico e amaro in bocca». Riferisce: «Continuo a pensarci e anche la notte ho dormito poco. Essere in testa, alla pari con altre due, prima dell'ultima prova non può che lasciarti così. D'altra parte, gli avversari hanno fatto tempi... paurosi. Nemmeno avessi abbassato il mio tempo di un secondo sarei salito sul podio. Mi serviva qualcosa in più che adesso non ho». Se avesse vinto lo scratch? «Sarebbe cambiato ben poco: sarei finito al quarto posto con gli stessi punti di Clancy che avrebbe preso la medaglia di bronzo. Sarebbe stato peggio». Su cosa basava le sue speranze prima del chilometro da fermo? «Non mi era mai capitato di essere in testa prima dell'ultima gara. Ci credevo. Facevo calcoli. Ad esempio, speravo non ci fossero inserimenti di atleti già fuori classifica, invece il neozelandese e il colombiano hanno sparato dei grossi tempi e hanno portato via punti. Ero sicuro della vittoria di Clancy, ma speravo che gli altri potessero pagare di più, che non recuperassero appieno dopo uno scratch duro, corso solo un'ora prima. Invece, hanno fatto dei gran tempi: se avessi fatto il mio record 1'03"8 avrei concluso quinto». Qual è stata la sua prima reazione? «Ho pensato a due anni di sacrifici fatti senza aver raccolto nulla. L'Olimpiade comunque è qualcosa di grande. Me ne rendo conto ancora di più adesso che sto male per questo risultato: sono arrivato talmente vicino ad una medaglia, l'ho vista lì alla mia portata che è impossibile non rimanerci male». Aveva concluso al secondo posto la prima giornata. «Era tutto giusto. Avevo fatto bene nei 200 lanciati, recuperato un buon piazzamento nella corsa a punti dopo un inizio sofferto, fatto secondo nell'eliminazione. Poi ho fatto bene nell'inseguimento e mi dava coraggio avere il francese Coquard alle spalle. Però Hansen è andato veramente forte ed ha fatto un numero strepitoso nel vernirci a prendere nello scratch. Nell'omnium devono incastrarsi tante cose: Coquard, medaglia d'argento, ad esempio, è rimasto dentro per un tubolare nell'eliminazione. Se invece di un punto, come è stato, ne avesse presi 10, sarebbe stato fuori dalla zona medaglie». Il livello era più alto rispetto a Mondiali e Coppa del mondo? «Gli uomini erano sempre quelli, solo più preparati. Nell'omnium giocano mille fattori e tutti andavano più forte. Il 4'20"5 di Hansen e il 4'20"8 di Clancy nell'inseguimento sono da podio mondiale e Clancy avrebbe vinto la maglia iridata a Melbourne se avesse corso il chilometro in 1'00"8». La condizione fisica era a posto? «Sono arrivato nella forma giusta, niente è stato sbagliato. Ho sofferto all'inizio della corsa a punti, ma mi sono ripreso. Non ho ottenuto il risultato e mi vien da dire che ho lavorato due anni per niente». Si è comunque costruito un'immagine, tanto da essere punto di riferimento per il ciclismo italiano. «È vero e continuerò a fare pista anche se la strada diventerà prioritaria. Attendo marzo per conoscere quali specialità ci saranno nel 2016 a Rio de Janeiro: se sarà reintrodotta la corsa a punti di sicuro mi preparerò per esserci. Se in inverno ci saranno prove di Coppa del mondo su pista o i Mondiali li correrò». Ora tornerà alla strada. «Partirò lunedì per la Clasica di San Sebastian di martedì e la Vuelta che scatterà il sabato successivo. L'obiettivo è puntare a qualche tappa, anche se in Spagna non ne esistono di pianeggianti, e di completare la corsa. Poi correrò il Memorial Pantani, altre due corse in Italia e chiuderò la stagione in Cina. Ma in mezzo dovrebbe esserci spazio anche per i campionati italiani su pista».


Renzo Puliero

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