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03.08.2012

Il «Dream team» senza rivali. Per loro un oro da leggenda

SCHERMA. Il quartetto italiano del fioretto umilia la Russia campione uscente e canta l'inno
Di Francisca, Errigo, Vezzali e Salvatori superano in scioltezza tutte le squadre e passeggiano in finale chiudendo le loro Olimpiadi perfette

Il «Dream team» del fioretto durante l'inno di Mameli

Il «Dream team» del fioretto durante l'inno di Mameli
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EXCEL Chiamatele pure le Olimpiadi perfette. Alle dee del fioretto italiano, per dirla tutta, è mancato oggi forse solo il bacio della Regina. Hanno vinto, stravinto e consacrato la scherma italiana sul trono di Olimpo. Di nuovo oro, di nuovo prime, le straordinarie interpreti del «Dream team» - quello vero, quello con le facce, il talento e la grinta di Valentina Vezzali, Elisa Di Francisca, Arianna Errigo e Ilaria Salvatori - perpetuano una leggenda che va avanti da vent'anni. Da quando a Barcellona (e lì c'erano Diana Bianchedi, Dorina Vaccaroni, Francesca Bortolazzi e Giovanna Trillini) iniziò quel percorso magico che ha portato all'Italia titoli su titoli fino al sigillo olimpico di ieri sera all'Excel di Londra. Per il fioretto rosa «made in Italy» un'altra giornata da applausi. E sarebbe quasi il caso di appendere il cartello con scritto «Chiuso per manifesta superiorita». Perchè in fondo di questo si tratta: grandezza, eccellenza, dominio, primato, prevalenza. Di Francisca, Errigo, Vezzali, in rigoroso ordine olimpico, hanno fatto semplicemente quello che a loro riesce meglio: schiantato le avversari come noccioline, una dopo l'altra. Ed i punteggi delle sfide dicono tutto: 42-14 alle occasionali sparring partner britanniche nei quarti; 45-22 alle più titolate francesi in semifinale; e che dire dei 25 (diconsi venticinque) assalti consecutivi vincenti messi in cascina dalle due jesine e dalla brianzola (ma c'è stata gloria anche per Ilaria Salvatori)? Due semplici allenamenti, sia pure su una passerella olimpica, all'interno di un mega centro conferenze a due passi dal Tamigi, in vista della vera gara: la finale con le odiate russe. La squadra russa è das empre quella che più d'ogni altra mette in difficoltà le lame azzurre. Basti pensare che le uniche sconfitte del «Dream team» dal 2008 ad oggi sono giunte per mano loro. L'ultimo ko, quello che brucia di più, era arrivato ai Mondiali di Catania nell'autunno scorso, quando le azzurre cedettero per un punto (45-44) in finale. La rivincita era nell'aria ieri sera: la si leggeva negli occhi delle quattro tigri con la scritta Italia sulla tuta. E di rivincita storica si è trattato, con tanto di interessi pretesi ed incassati stoccata dopo stoccata. L'ultima sfida è finita 45-31: un punteggio che la dice lunga sulla supremazia in pedana. Ma l'Italia è stata anche semplicemente squadra: non solo un coacervo di soliste e primedonne. Magari l'armonia nello spogliatoio, come si dice in gergo, non sarà al massimo: ma è anche difficile pensarlo quando a convivere sono le prime tre schermitrici del pianeta. Il cammino dell'Italia verso l'oro non è mai stato così facile. Subito il break con Vezzali ed Errigo che portano le azzurre 10-5. Poi ci pensa la neo-olimpionica Di Francisca ad allungare ancora le distanze fino ad un massimo di 20 punti. Poi è passerella, con un tifo da stadio (8mila spettatori e tanti tanti italiani) fino alla stoccata finale. Indovinate di chi? Non poteva non essere dell'icona dello spot italiano: Valentina Vezzali che da ieri insieme alla medaglia d'oro al collo si può fregiare anche del titolo di atleta italiana donna ad avere vinto più medaglie in oltre un secolo di Olimpiadi. Chiamatelo pure batticuore.

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