03.08.2012
NUOTO. I velocisti della squadra accusano Filippo e Federica: «Fanno audience a spese nostre»
Orsi e compagni contestano il capitano e difendono il tecnico Rossetto Magnini si scusa. Dotto duro: «È la caporetto della nostra disciplina»
ACQUATIC CENTRE Finito il tempo delle mele, nel nuoto azzurro volano gli stracci. Con un'Olimpiade che rischia di finire a zero medaglie (l'unica speranza è affidata a Greg Paltrinieri nei 1500) riportando indietro di 28 anni (Los Angeles '84: ultimi Giochi a digiuno) le lancette della piscina made in Italy, dal gruppo dei velocisti parte la crociata contro Filippo Magnini e Federica Pellegrini, con il primo finito sotto accusa per aver sollevato una bufera dopo la sua eliminazione dai 100 stile. Il flop nell'acqua diventa uno tsunami fuori dalla vasca, perchè dopo un anno di copertine e riflettori puntati, il resto dell'Italia che nuota, fatica ma non finisce mai sui giornali comincia a sbuffare. «Il clima è irrespirabile e io sono furioso: qui c'è chi si fa i cavoli propri. Fanno audience con queste stupidate», sbotta Marco Orsi, primatista dei 50 stile ma fuori già dalla semifinale. L'imputato principe è il capitano. Finito sotto accusa per la sua love story con SuperFede cominciata a Shanghai, continuata con il duello rusticano tra Magnini e Marin ad agitare le acque del ritiro azzurro, proseguita per mesi tra feste vip, dichiarazioni a effetto e di contorno medaglie e proclami. «Siamo uniti», lo slogan del clan: ma dopo lo show di Re Magno il giocattolo si è rotto e le polemiche hanno asfaltato i ragazzi dello sprint. Che ora difendono il loro tecnico Claudio Rossetto, a sua volta tirato nel fango per il tonfo londinese. «Non c'era tranquillità», continua Orsi. «Io sono in camera con Magnini e Dotto: ma come si fa... Filippo ha sbagliato, non doveva fare così. Doveva comportarsi da campione e da capitano. È troppo impulsivo e gliel'ho detto in faccia. Qui c'è chi si fa i cazzi suoi e non pensa agli altri». E che la tensione sia palpabile lo conferma anche Luca Dotto. «Ho cercato di isolarmi», dice lo sprinter vicecampione del mondo dei 50. «La tensione c'è ed è deleteria per le gare. Infatti mi rifugiavo in camera di Rossella (Fiamingo, la fidanzata schermitrice: ndr). Meno male che c'è lei a questa Olimpiade. E comunque le polemiche sono campate in aria: non mi piace chi ha voluto lanciare accuse e puntare il dito contro Rossetto. Lui è un tecnico di caratura internazionale e Filippo lo sa, visto che con lui ha vinto due mondiali. È il primo anno che non arrivano risultati ma non servono cambiamenti radicali. Io ho già fatto il programma della prossima stagione: e farò molte più gare, così mi allineo ai grandi della velocità. Ma questa è la Caporetto del nuoto italiano». Il faccia a faccia con Magnini comunque c'è stato. «Lui si è difeso, dice di non aver detto quelle cose e si è scusato», spiega Dotto. «Certo è che dopo la gara si possono dire cazzate. Non siamo spensierati come lo scorso anno, ma questo è il momento di non dividersi e restare uniti». «Facciamo abitualmente delle riunioni», ha confessato ieri sera il capodelegazione dell'ItalNuoto Marco Bonifazi. «Ma il tema di oggi è stato quello di certe dichiarazioni. L'insieme di tutto il gruppo tra atleti, tecnicio e dirigenti ha conventuo che si è compioni non solo nell'impegno massimo agonistico, ma anche nel rilasciare dichiarazioni a caldo che siano rispettose di atleti e compagni. Quelle di Magnini sono state dischiarazioni inopportune, Magnini stesso si è scusato con la squadra per il polverone. È dispiaciuto per avere dato il via a queste polemiche. Sono convito che tutto è rientrato e ora la squadra saprà dare il massimo». Ma la festa è finita.
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