03.08.2012
CANOTTAGGIO. Secondo posto con polemica: non erano stati selezionati dalla Federazione
Gli atleti glissano: «Le spiegazioni chiedetele al ct». Smorza i toni l'allenatore Cattaneo: «Il merito della medaglia è di tutto il team»
ETON DORNEY Ancora una volta, il canottaggio azzurro non tradisce. Arriva infatti dal due di coppia la decima medaglia italiana a Londra 2012: stavolta è un argento, e a conquistarlo sono Alessio Sartori e Romano Battisti, al termine di una gara combattutissima dove i due italiani hanno, per un attimo, assaporato l'ebbrezza di essere vicini all'oro, salvo poi cedere alla forza dell'equipaggio neozelandese negli ultimi 500 metri. «Abbiamo messo in atto la nostra tattica», ha raccontato Alessio Sartori, «Aspettare, seguire gli altri, quindi innescare la marcia in più. Sapevamo della forza dell'equipaggio neozelandese, abbiamo provato a metterli in crisi, si sono però dimostrati molto più bravi». Al traguardo il ritardo dell'imbarcazione azzurra si è attestato su un secondo e 33 decimi; primi i neozelandesi Nathan Cohen e Joseph Sullivan, medaglia di bronzo per gli sloveni Luka Spik e Iztok Cop. Come dichiarato da Sartori, l'equipaggio italiano era partito in sordina, passando con il quinto tempo alla prima rilevazione sui 500 metri. E in sordina era iniziata anche la loro avventura: Sartori e Battisti non solo non erano tra i favoriti, ma non facevano neppure parte dei 14 selezionati dal commissario tecnico Giuseppe Di Capua, riuscendo a guadagnarsi le Olimpiadi con l'imbarcazione societaria del gruppo Fiamme gialle. «Non conosco le motivazioni di questa scelta», ha glissato Sartori, «bisognerebbe chiederle al commissario tecnico». E la risposta dell'allenatore non tarda ad arrivare. «I ragazzi si sono messi a lavorare a testa bassa, cercando di capire quale fosse il loro ruolo: hanno dovuto superare tanti step ma ce l'hanno fatta a qualificarsi come equipaggio societario. Adesso il merito del loro argento è di tutti, non dimentichiamo che lo scafo è della Federazione». Il tecnico del due di coppia azzurro che ha vinto l'argento Francesco Cattaneo cerca di smorzare eventuali polemiche, legate al fatto che i suoi ragazzi non erano stati convocati dal ct De Capua per scelte "tecnico-fisiologiche". «Si sono qualificati, hanno dovuto superare tante difficoltà burocratiche, ma alla fine ce l'hanno fatta». Sartori, 35 anni da Terracina, padre di Matteo e Leonardo, non è esattamente un novellino di questa disciplina, nella quale vanta un un oro a Sydney nel quattro di coppia e un bronzo a Atene nel due di coppia. Diverso invece il discorso per quanto riguarda Romano Battisti, 26 anni da compiere, anche lui della provincia di Latina, padre di Lavinia, nata meno di due mesi fa, esordiente alle Olimpiadi, che ha scelto di praticare questo sport proprio guardando nel 2000 Sartori vincere l'oro in Australia. «Fu da quel giorno che iniziai a interessarmi al canottaggio», racconta Battisti. «Questa medaglia è il frutto di un anno duro e intenso, è una soddisfazione bellissima. È la nostra vittoria, del gruppo Fiamme gialle e del nostro allenatore Cattaneo, che ha dato la sua vita per questo obiettivo». Queste le loro prime battute a caldo, poi è arrivato il momento della conferenza stampa, nella quale Sartori e Battisti, pur convinti delle loro potenzialità e sicuri della loro forma, hanno francamente ammesso che non si aspettavano di poter giungere sul podio. «Ci aspettavamo una buona prestazione, ma non di poter conquistare una medaglia», ha esordito Sartori. «Siamo rimasti freddi e determinati, avevamo una buona preparazione, abbiamo cercato di esprimere la nostra migliore velocità». Sulla stessa linea le dichiarazioni di Battisti: «Sinceramente, quando a 500 metri dall'arrivo eravamo in prima posizione, non credevamo a quello che stavamo facendo. Abbiamo continuato senza mai voltarci, ma gli atleti neozelandesi si sono rivelati molto più forti e veloci». Sartori, che di medaglie ne aveva collezionate già due in passato, ha poi confessato come quella di quest'anno sia la più significativa: «Questo argento vale più delle altre medaglie ottenute a Sydney e Atene, affettivamente l'ho vissuto in maniera diversa. Mi davano come un atleta finito, oggi mi sono tolto qualche sassolino dalle scarpe. Dedico questa medaglia al Colonello Bellantuono, che è stato un secondo papà per tutti e due. Se dovessimo dividerla come si fa con una torta, il pezzo più grande va a noi, alla nostra società ed alle nostre famiglie. Ma alla fine un pezzo è pure della federazione, che ci ha permesso di essere qui».
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