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02.08.2012

Troppi dubbi,  tanti sospetti... Adesso voglio le mie Olimpiadi

Figuranti olimpiche nel villaggio degli atleti

Figuranti olimpiche nel villaggio degli atleti
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Troppi sussurri, troppi dubbi. C'è un'ombra che è calata sull'Olimpiade e che dobbiamo allontanare in fretta. In questi giorni ho sentito parlare di doping legato ad un'atleta cinese che in vasca va troppo veloce. E poi c'è stata quella storia delle giocatoci di badminton che avrebbero accomodato la partita per trarne il massimo beneficio nei turni successivi. Brutto, bruttissimo. Non certo da spirito olimpico. C'è chi deve vigilare: lo faccia. Ma il dito va puntato quando siamo davvero sicuri di colpire chi ha sbagliato, macchiandosi di qualcosa di grave. Altrimenti si rovina l'Olimpiade: quella vera, che non ammette sospetti velati e che non instilla il dubbio in chi guarda, tifa, si emoziona e poi alla fine resta deluso perché forse non era vero quello che sembrava vero. Ricordo a Montreal '76 di avere assistito ad un bellissimo episodio. Nella gara dei 10mila metri l'Australia aveva mandato in pista un aborigeno. Si diceva lo avessero pescato nel deserto. Quel giorno venne addirittura doppiato. Ma la gente presente allo stadio si mise a tifare per lui; lo spinse fino al traguardo; lo incitò; gli regalò applausi più che al vincitore della corsa. Ecco: questa è la mia Olimpiade. Dove il mondo si fa bello. Dove tutti sono presenti e possono decidere di partecipare nel modo migliore. Per questo dico: riprendiamoci subito la nostra Olimpiade al di là delle medaglie che non arrivano o delle vittorie solo sfiorate. Ogni quattro anni il mondo ha una grande occasione e la deve sfruttare nel miglior modo possibile.  Tutti quindi devono responsabilizzarsi. Per dire: mi torna in mente la storia della Semenya. Certa pubblicità non dovrebbe arrivare all'Olimpiade. Se c'è un dubbio, venga fugato. Prima o dopo. Non durante. Così si sporcano i Giochi, si toglie serenità a chi è coinvolto in prima persona. I risultati sportivi passano in secondo piano. E si parla di tutto. Ma non di quello di cui si dovrebbe parlare. Dunque, servirebbe responsabilità e rispetto da parte di tutti. Il mio ultimo pensiero va alla squadra del fioretto femminile. Adesso toccherà a loro probabilmente regalarci una grossa emozione. Già vedere sul podio tre italiane è stato stranissimo. Sembrava di essere sbarcati al campionato italiano open. Bellissimo. Ma del resto la scuola italiana sforna grandi campioni. Milano, Jesi, Torino, Roma: il nostro Paese è pieno di centri dove si creano atleti da medaglia. Consoliamoci con loro. E speriamo di vederli andare a podio quando sarà il momento della verità.

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