02.08.2012
CICLISMO. Intervista al corridore veronese dopo la prova su strada
Bocciata l'Inghilterra: «Squadra presuntuosa, voleva solo preservare Cavendish». La rivelazione: «Il mio ruolo? Puntare al podio in caso di arrivo in gruppo»
Chiara Compri, presidente del Fans Club Elia Viviani, insieme alle piccole mascotte dei Giochi Olimpici di Londra
Elia Viviani ha corso la gara olimpica su strada: prima di lui, tra i veronesi, solo Davide Davide Rebellin nel 2008 a Pechino e nel 1992 a Barcellona, Severino Andreoli nel 1964 a Tokyo e Arturo Bresciani a Parigi nel 1924. Sabato il ciclista ha lasciato Londra ed è rientrato a casa per proseguire al velodromo di Montichiari la preparazione per l'omnium del prossimo weekend: sarà l'unico corridore italiano presente in pista. A Vallese di Oppeano, intanto, si sono riuniti alla tabaccheria di Chiara Compri, sede del fans club intitolato a Elia, i tifosi per un brindisi beneaugurante. Nell'occasione sono state presentate le mascotte olimpiche, tutte vestite con i colori dei cinque cerchi olimpici. Come valuta la sua prova? «Si è verificato quanto avevamo pensato. L'Olimpiade è una corsa particolare, strana. L'Inghilterra non è riuscita a tenere unito il gruppo, anche per presunzione. Affrontava piano le salite per preservare Cavendish. Il mio ruolo era rimanere là, col campione del mondo: in caso di arrivo in volata, la responsabilità di tentare di andare a medaglia sarebbe stata mia». L'Italia cercava, però, di evitare l'arrivo in volata. «È così. Abbiamo fatto saltare il banco. Nibali ha fatto la corsa, con Paolini e Pinotti. Il piano non ha pagato, ma era quello che bisognava fare. E non va discusso il valore atletico dei tre atleti saliti sul podio». È stato, comunque, gratificato dal c.t. Bettini che le ha affidato un ruolo importante. «La soddisfazione c'è, come quella di correre davanti ad un grande pubblico in una città bellissima. Ho vissuto l'emozione dell'Olimpiade e sono stato contento di averla provata una settimana prima della gara dell'omnium: a fine settimana sarò più tranquillo». Ha vissuto il villaggio? «Per tre giorni. Rispetto alla gara, è lì che si vive maggiormente l'Olimpiade. Colpisce il modo di vivere che si ha nel villaggio olimpico, questa mensa da diecimila posti dove ci si incrocia tutti, la Pellegrini, Bolt, Phelps, Cavani». È rientrato subito a casa per rifinire a Montichiari la preparazione per l'omnium. «ALondra non ci sarebbe stata tanta possibilità di allenarsi. Al velodromo di Montichiari, invece, ho fatto lavoro specifico, prima sul ritmo e sulle partenze da fermo, poi provando sforzi simili a quelli che dovrò sostenere in gara, tutte cose utili a darmi tranquillità. A Londra trascorrerò i due giorni prima della gara». L'omnium scatterà sabato: immaginiamo la sua corsa ad una medaglia: si comincia con i 250 metri lanciati. «Partire bene significherebbe entrare nei primi cinque-sei. Credo che i primi due siano lontani. Diciamo che il massimo sarebbe arrivare terzo, il minimo sesto. Dovrò correre in 13"2, 13"3». Poi la corsa a punti. «E, subito dopo, l'eliminazione a conclusione della prima giornata. Sono le due gare in cui devo dare una svolta per andare a medaglia. Azzeccare due primi posti vorrebbe dire puntare alla medaglia d'oro, altrimenti sarebbe corsa ad un'altra medaglia. Sarebbe bello entrare nei primi tre nella corsa a punti e arrivare alla finale nell'eliminazione». La seconda giornata, per lei, è la più insidiosa. «Sicuramente la più difficile. Si riprende con la prova di inseguimento e lì mi servirebbe la giornata giusta. I miei tempi di Coppa del mondo si sono abbassati, ma anche quelli degli altri. Ho fatto lavori specifici per avere la giusta condizione. Per l'oro, dopo una prima giornata andata bene, dovrei arrivare nei primi sei-sette o, al massimo, non uscire dai nove-dieci. Con 10-12 punti, la medaglia d'oro sarebbe lontana. Dovrò chiudere in 4'28", 4'29"». Ed ecco lo scratch, dove è stato viceiridato. «Se vuoi l'oro, non puoi sbagliare questa gara. Non sbagliarla, significa concluderla nei primi cinque». La chiusura prevede il chilometro. «Lì quel che c'è c'è, a quel punto il più è fatto, ma devo correrlo in 1'03"2, 1'03"4».
Renzo Puliero
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