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08.07.2012

«Abbiamo ceduto due gioielli

LUCA CAMPEDELLI
ma non ne partiranno altri»

Luca Campedelli, presidente dell'Ac Chievo Verona durante la presentazione di ieri FOTOEXPRESS

Luca Campedelli, presidente dell'Ac Chievo Verona durante la presentazione di ieri FOTOEXPRESS
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Divenne presidente per cause di forza maggiore, alla morte prematura del padre Luigi avvenuta nel settembre 1992. Venti anni dopo Luca Campedelli ha aperto ufficialmente la stagione 2012-'13: quella che il suo Chievo giocherà in serie A per l'11esima volta. Un'anomalia - quella di un quartiere che se la batte con le squadre delle grandi città, assaggiando addirittura la Champions league 2006-'07 - divenuta ormai una realtà consolidata. «Speriamo i campionati diventino dodici, ma intanto c'è questo undicesimo da giocare e da soffrire», sottolinea Campedelli appoggiato al manichino che indossa la terza maglia scelta in prima persona: quella bicolore giallo e verde, ennesimo omaggio al calcio inglese che tanto ama. «È giusto rendere loro onore: sono o non sono gli invemtori del calcio?», aggiunge. «Maestri» a parte, c'è da parlare del Chievo che ormai, all'ennesima esperienza di serie A, non fa più notizia... No, anche se quello che inizierà presto sarà un campionato parecchio più difficile dell'ultimo. Noi ricominceremo da capo e vediamo come finirà. Nella griglia di partenza ritroverete squadre importanti, che dodici mesi fa non c'erano. Tutti gli anni è così perché ogni volta salgono dalla B società importanti. A noi spetta solo il compito di attrezzarci per il meglio e poi fare il più possibile in campo. Mimmo Di Carlo ha dato obiettivi in crescere rispetto all'ultimo torneo, lei tira indietro la gamba e parla di salvezza... È il mio mestiere tirare indietro. È obbligatorio. Qualcuno dice che è meglio cascare sul morbido, io spero di non cascare proprio. Anche perché sarà ancora un altro campionato pesantemente condizionato dalla crisi economica. Quanto è difficile fare calcio oggi? Se il Chievo va avanti senza gravi scossoni è tutto merito dei miei collaboratori: Giovanni Sartori e tutti gli altri che lavorano per noi. Senza di loro non potremo fare nulla. Se fosse per me non avremo sponsor né maglie: c'è bisogno di chi ha la pazienza di lavorare giorno per giorno su ogni dettaglio. E loro sono stati bravissimi. Al di là dei traguardi sportivi, quel è l'obiettivo del Chievo per i prossimi dodici mesi? Sarà l'ennesimo anno di guerra sportiva sui campi di tutta Italia. Fuori dal campo ci scontreremo con problematiche e situazioni inevitabili. Fanno parte del gioco e noi andremo comunque avanti. Compreso il calcioscommesse? In questo caso si tratta di una situazione temporanea. Il Chievo non può far altro che attendere con la massima fiducia verso i suoi tesserati Sergio Pellissier e Luciano e verso chi dovrà pronunciarsi in merito. Per i giocatori metto la mano sul fuoco; per quanto riguarda la giustizia sportiva possiamo solo aspettare che si pronunci. Ma sinceramente non ritengo che questo possa essere un problema per noi. Veniamo al mercato. I tifosi chiedono giocatori importanti, magari in attacco. Si potranno accontentare? Se mi dicono quali soni gli attaccanti che dovremmo comprare... Sinceramente ritengo che la squadra abbia già punte di prima fascia. Sento parlare di Caracciolo: potrebbe anche non essere l'attaccante giusto per noi. È un ottimo giocatore ma non credo sia di prima fascia. E Di Michele? Per quanto capisco io di calcio non mi dispiace. È un bel giocatore. Cosa manca per completare la rosa del Chievo? Come giustamente ha detto Sartori mancano quattro o cinque giocatori. Confidiamo di riuscire a prenderli in breve tempo. L'importante e che non partano i pezzi importanti... Veramente due pezzi pregiati sono già andati via: mi riferisco a Bradley e Acerbi. È nostra intenzione non privarci di altre pedine fondamentali.

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