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Sport

03.06.2012

Rigori... vietati Stop all'Hellas

Arbitro protagonista negativo, due penalty negati. Tachtsidis gol, poi Rafael fa miracoli, ma si arrende all'incornata di Terlizzi

Rigori... vietati Stop all'Hellas

Rigori... vietati<br />Stop all'Hellas
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E' l'ora di scendere, gente, la corsa è finita. A testa alta, questo sì. Così, come restano alte, fino alla fine e anche di più, le mille bandiere, là, nella culla della Sud, dove la speranza non muore mai e magari è già pronta a ricominciare. Il Verona va giù, condannato (anche) da due sviste arbitrali clamorose, che nell'arco dei 180 minuti, non va dimenticato, si sommano all'inspiegabile black out di Varese. Il sogno della A, colpito duro all'andata, subisce un tackle maledetto dall'arbitro Massa, che gli addetti i lavori definiscono molto promettente, ma che al Bentegodi si dimostra purtroppo, molto deludente. «Massa strasso», si dice in dialetto e non c'è bisogno di tradurre. Già, «massa strasso» per essere vero. Il fischietto ligure sorvola con incredibile leggerezza su due falli da rigore (su Ferrari) plateali. Uno per tempo, sullo 0-0 il primo, sull'1-0 il secondo, che a quel punto poteva evidentemente cambiare i destini della partita. MEZZ'ORA DA FAVOLA. L'Hellas comincia e ti pare impossibile sia la stessa squadra di Varese. L'Hellas corre, aggredisce, ci crede, insiste, non molla, raddoppia, ci mette la faccia feroce, cuore e orgoglio per riaccendere il sogno. Il Varese dell'avvio è pallido e smunto, forse pure un po' superficiale, forte di un 2-0 che il Verona rimette presto in discussione. Angoli in serie, una prodezza di Bressan (su Gomez), il «non rigore» su Ferrari, poila capocciata di Tachtsidis, che assieme ad Hallfredsson, guida la carica. Loro due, «assenti» a Varese, dettano i tempi, indicano la rotta. Per mezz'ora non c'è storia e non c'è quasi partita, anche se il Verona cerca e non trova il Gomez che conosce e il D'Alessandro che aspettava. Il Varese, intanto, riordina le idee, capisce di rischiare l'osso del collo e comincia a stuzzicare Rafael, destinato a diventare il migliore in campo. Il portierone vola due volte su Nadarevic, poi dice no a Granoche, il sogno resta in piedi. L'ALTRO RIGORE. Già, il più importante, quello decisivo. Perchè il Verona che riemerge dall'intervallo ha cambiato faccia, costretto a rifiatare, a fare i conti con un serbatoio evidentemente in riserva. Non a caso, la fiammata del rigore, è l'ultima della sua partita. Ferrari va giù in area, Massa se ne lava ancora le mani e da lì in poi il Varese sale in cattedra per non scendere più. Sono ancora tre i miracoli di Rafael, strepitoso, l'uomo al quale il Verona si aggrappa per non mollare la presa. Poi, anche lui si arrende al solito Terlizzi e a quel punto, scende la nebbia e scende pure la saracinesca. Il Varese rischia anche di vincere, Ceccarelli si fa cacciare per un fallaccio (inutile) su De Luca, lo stesso che si mangia il 2-1 sul far della sera. L'ONORE DELLE ARMI. Finisce comunque con la curva che canta, le sciarpe al cielo, come le bandiere. E' stato bello, comunque sia finito e l'epilogo amaro, quel senso di vuoto che adesso ti prende, non può far dimenticare tutto quello che è stato. In due anni di Mandorlini, l'Hellas ha costruito un mezzo miracolo. Due anni da grande, anche se adesso ti resta l'amarezza, per le troppe occasioni sprecate. Le sconfitte (quasi tutte uguali) del ritorno, i 2 punti persi con l'Albinoleffe, il black out di Varese, prima del colpo basso di Massa. Non è una sconfitta comunque, neppure ai play off, che può cambiare il senso di una bellissima avventura. Giù il sipario e su la testa. Anche i sogni, qualche volta, vanno ko, ma si rialzano in fretta. Il prossimo è già dietro l'angolo.


Raffaele Tomelleri