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03.05.2012

Gli Europei della vergogna
per la mattanza dei cani

IL CAMPIONATO. Per dare una «ripulita» alle città, secondo Oipa, Enpa e Peta sono stati sterminati 20, 30 mila animali. La strage dei randagi, ordinata dalle autorità ucraine in vista della manifestazione, ha mobilitato le associazioni che su Internet hanno lanciato una campagna di protesta

Molte le manifestazioni contro la strage degli animali per gli Europei. La gente si mobilita anche negli stadi e sul web con centinaia di petizioni

Molte le manifestazioni contro la strage degli animali per gli Europei. La gente si mobilita anche negli stadi e sul web con centinaia di petizioni
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Una questione di look. Per rifarsi il make up prima che si accendano i riflettori sugli Europei di calcio, inizio 8 giugno, l'Ucraina (Paese che ospita il campionato insieme alla Polonia) sta sterminando migliaia di cani randagi: per le autorità di Kiev gli animali sarebbero un brutto biglietto da visita per i turisti, una cartolina inappropriata per gli occhi del mondo, un brutto souvenir da offrire agli stranieri. E allora sotto - e senza andare troppo per il sottile - con il massacro. Andrea Cisternino, fotografo italiano residente in Ucraina e delegato dell'associazione animalista Oipa (Organizzazione italiana protezione animali, una delle più attive a denunciare la situazione) ha fotografato e testimoniato tutto. E all'Ansa ha detto: «I randagi vengono uccisi soprattutto di notte quando nessuno vede e nessuno può intervenire». «Vengono ammazzati con metodi terrificanti», spiega. «Colpiti con un colpo di fucile alla testa quando va bene, perché almeno così muoiono subito. Ma più spesso avvelenati con carne piena di topicida o arsenico che procura la morte tra enormi sofferenze. O addirittura presi e buttati ancora vivi in forni crematori ambulanti. O narcotizzati e gettati in fosse comuni poi ricoperte di cemento. Solo a Kiev i dati ufficiali parlavano di 12mila randagi, non ne è rimasto nemmeno uno. E stessa cosa a Leopoli, altra città dove si giocheranno le partite».  Secondo la Peta (People for ethical treatment of animals) i randagi in Ucraina sarebbero oltre 500mila e solo nell'ultimo anno nella capitale sarebbero stati uccisi tra i 20mila e i 30mila cani. Stime ufficiali non ce ne sono anche perché lo sterminio è stato attuato non solo da "operatori" autorizzati. Ma incoraggiato pure tra i cittadini con massicce campagne mediatiche adducendo a non meglio precisati rischi di contrarre rabbia e malattie pericolose. C'era pure un sito web, vreditelyam.com, poi oscurato per le proteste, dove veniva spiegato, con una sorta di vademecum «ammazza cani fai da te», come preparare esche avvelenate e vari tipi di trappole. Ma di fronte alle denunce e alle proteste delle associazioni animaliste, le uniche che hanno cercato di impedire la mattanza sensibilizzando l'opinione pubblica, la Fifa ha fatto buon viso e cattivo gioco chiedendo di «rispettare la dignità degli animali» e promettendo 4 milioni di euro per canili e sterilizzazioni. Soldi che nessuno ha però mai visto. Mentre l'Unione Europea si è nascosta dietro a dichiarazioni di circostanza e a montagne di incartamenti che Victor Yanukovyc, presidente ucraino, e Mykola Azarov, primo ministro, hanno accolto prontamente impegnandosi di intervenire urgentemente. A parole. E bellamente ignorato nei fatti. Non mancano però gli «appelli ultimatum» inviati al Paese dell'ex Urss, come quello dell'europarlamentare Idv Andrea Zanoni (firmato da 22 eurodeputati sia del Pd sia del Pdl), o quello della senatrice e presidente dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) Carla Rocchi. «L'Ucraina smentisca il massacro», aveva detto ancora a gennaio, «o se ne assuma la responsabilità». Parole cadute nel vuoto. Nell'era di Internet però nulla si può più nascondere. E tantomeno mettere a tacere. E monta sulla rete la campagna «Boycott Euro 2012». Perché il popolo del web è indignato, esistono centinaia di foto terrificanti e di video atroci, ci sono pagine su Facebook, messaggi su Twitter e decine di blog sull'argomento. La rete brulica con numerose petizioni da firmare, lettere di protesta da scaricare e indirizzi mail da usare per fare conoscere il proprio dissenso. Televisioni e giornali hanno cominciato a parlarne e l'opinione pubblica ha iniziato a mugugnare. Addirittura là dove meno te lo aspetti: tra i giocatori. E allo stadio nelle curve dei tifosi. In Italia è successo a Bologna: nella curva Bulgarelli contro la Juventus è apparso uno striscione con scritto: «Cani: chi li uccide per gli Europei, chi li aiuta come noi». O a Milano. Nella curva nord dell'Inter nella gara di Champions giocata contro l'Olympique Marsiglia i supporter davanti agli occhi di Michel Platini, presidente della Uefa, hanno srotolato lo striscione dove chiedevano di fermare la carneficina. Analoghe proteste anche negli stadi tedeschi.  L'Oipa, intanto, sta organizzando una mobilitazione per portare il dissenso sui campi di calcio di tutta Europa: «Per dare il più possibile visibilità al problema», spiegano, «e convincere così le autorità ucraine a dialogare con gli animalisti». Nel frattempo il massacro continua.


Marzio Perbellini

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