Mister Mandorlini ricorda:
vi racconto il mio Ascoli

ERA IL 20 FEBBRAIO DELL'84. Faceva il centrocampista, segnò la prima rete dei bianconeri nella vittoria sui gialloblù. «Mazzone e Rozzi? Due grandi personaggi». «Mi ricordo quel gol al Verona Gran botta da fuori, imprendibile... Squadra tosta, fortissima in casa Lì costruivamo le nostre salvezze»
08/02/2012
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Andrea Mandorlini contro il suo passato: sabato l’Hellas sfiderà l’Ascoli, l’ex squadra del mister F. EXPRESS

Sono passati ventisette anni da quella giornata fredda e nuvolosa. «Con leggera nevicata all'inizio del secondo tempo», scriveva nella cronaca l'inviato del giornale «L'Arena», Valentino Fioravanti. Era il 19 febbraio del 1984.  Il Verona di Osvaldo Bagnoli alzava bandiera bianca davanti all'Ascoli di Carletto Mazzone. Due a uno il risultato finale, una sconfitta amara per la squadra di Tricella e Di Gennaro, Garella e Fanna, Volpati e Marangon, giocatori che un anno dopo avrebbero vinto lo scudetto. Nel tabellino dei marcatori Iorio per in gialloblù, Greco e Andrea Mandorlini per i padroni di casa. Sì, proprio lui, il tecnico che ha portato l'Hellas in serie B. Sabato pomeriggio il Verona dovrà affrontare proprio l'Ascoli al Bentegodi. I ricordi si rincorrono nella testa del mister. «Sono stati tre anni splendidi - racconta - avevo fatto le giovanili nel Torino, un anno in B con l'Atalanta, poi il passaggio all'Ascoli in serie A. Una prova di maturità importante». Il grande salto a ventun anni, alla corte di Costantino Rozzi, uno dei personaggi del calcio degli anni Settanta e Ottanta. In panchina un allenatore come Carletto Mazzone che ha lasciato un «timbro» incancellabile nella carriera del tecnico romagnolo. In campo giocatori di temperamento come Menichini, Citterio o De Vecchi, fantasisti di qualità come Novellino e Greco, giovani emergenti come Juary e Mandorlini. «Un bel mix - continua il tecnico del Verona - giocatori esperti e ragazzi più giovani. Sapevamo che c'era sempre da lottare per la salvezza, Rozzi e Mazzone erano due personaggi incredibili, sapevano trasmettere grande determinazione. Eravamo una squadra di temperamento, nelle partite casalinghe gettavamo le basi per arrivare alla salvezza. Basta pensare al campionato 82-83. Allora c'erano i due punti per la vittorua, in casa abbiamo messo insieme 24 dei 30 punti a disposizione, dodici vittorie su quindici partite. In trasferta abbiamo fatto solo tre pareggi (con Genoa, Samp e Pisa) e ci siamo salvati lo stesso». Compagni di squadra che poi sono diventati allenatori come Mandorlini: da Novellino a Menichini, da Nicolini a De Vecchi. Anche Juary ci ha provato con i dilettanti di Sestri Levante e Aversa Normanna. «Sono rimasto in contatto con molti di loro - aggiunge il mister gialloblù - ho sentito Mazzone a Natale, ho visto in campo Menichini e Novellino che erano sulel panchine di Crotone e Livorno. Con Enrico Nicolini siamo amici, è stato uno dei miei vice quando ho allenato il Cluj, in Romania. Alla base di quel gruppo c'erano valori umani importanti». E quelgol al Verona? «Punizione di Greco dalla destra - racconta Mandorlini - respinge la barriera, controllo dieci metri fuori area, due passi, gran botta. Imprendibile. Un gol m olto bello. Non lo dico io, l'hanno sempre detto tutti». Un'esperienza positiva con l'Ascoli, tre anni da protagonista e poi il passaggio all'Inter per incontrare Giovanni Trapattoni, un altro allenatore che ha lasciato il segno. «Non è facile salvarsi per tre anni a fila con l'Ascoli, quella squadra l'ha fatto e ho lasciato un bel ricordo ad Ascoli - sottolinea Mandorlini - e poi la mia vendita all'Inter ha portato un bel po' di soldini nelle casse della società bianconera». Secondo le cronache dell'epoca finirono quasi quattro miliardi di lire nelle tasche di Rozzi, non male visti i tempi. L'Ascoli che arriverà sabato al Bentegodi è un lontano parente di quella squadra, lotta per la salvezza in B e deve fare i conti con i sette punti di penalità che hanno condizionato il campionato dei bianconeri. «Ma questa - taglia corto il mister - è tutta un'altra storia».

Luca Mantovani

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