Hellas camaleonte: cambia gli attori, non perde l'anima
LA RIVOLUZIONE. Il mister ritocca la squadra e conquista i tre punti. Funziona la coppia Cangi & Pugliese sulle fasce, Esposito ritrova la bacchetta di direttore d'orchestra e Lepiller regala un sorriso a Mandorlini e Gibellini
Togli il terzino, metti il terzino; togli il mediano, metti il mediano; togli l'esterno e metticene un altro... Che spettacolo questo Verona camaleontico, che alterna gli interpreti ma non perde l'anima. Che muta... d'assetto ma non smarrisce la fisionomia di fondo, la quadratura, il temperamento guerriero. E, dopo venticinque giornate di Serie B, resta saldamente ancorato all'alta classifica. La notte gelida di martedì, quella della vittoria sul Grosseto, scalda il cuore ad Andrea Mandorlini. Che pesca dal mazzo due, tre «desaparecidos», li getta nella mischia assieme a qualche titolare riconosciuto e ricava comunque un buon prodotto. Magari il Verona non avrà organici sontuosi come quelli del Toro, della Sampdoria, del Sassuolo. Però chi fa capolino dalla panchina difficilmente tradisce. La rosa non sarà abbondantissima ma la qualità media è elevata. Abbastanza elevata, in tutti i casi, per continuare a coccolarsi il più bello dei sogni. Venti titolari? Non esattamente. Però il grado di affidabilità di chi subentra lascia sereni sia il tecnico che i tifosi. E la partita contro il Grosseto ne ha fornito conferme lampanti. DIFESA RIFATTA. La linea a quattro davanti a Rafael, l'altra sera, era assolutamente inedita. Cangi e Pugliese, in particolare, quest'anno non avevano mai giocato assieme. Entriamo nel dettaglio: mentre l'esterno destro in campionato aveva già messo assieme 11 presenze (5 da titolare e 6 da subentrato), il laterale sinistro era finito in campo solo due volte - esclusa la sfida di Coppa Italia con la Lazio - sempre dal 1' e sempre per tutta la partita. E, tolta la rocambolesca sconfitta dell'Olimpico di Tim Cup, non vedeva il campo addirittura dal 7 novembre scorso, quasi tre mesi, data del successo dei gialloblù a Bari. Alla prova dei fatti il prolungato riposo non gli ha nuociuto troppo, visti gli sprint esibiti soprattutto a inizio gara. A cementare la coppia di terzini c'era poi la collaudata ditta Maietta-Ceccarelli, quest'ultimo sostituto di Mareco (squalificato) ma, di fatto, titolare aggiunto viste le 14 presenze e gli oltre 1200 minuti collezionati, sempre prima del Grosseto. A 95' scandito la resa complessiva è stata straordinaria: modeste sbavature, un paio di correzioni di Rafael e porta comunque preservata. MEDIANA CORRETTA. Il reparto probabilmente più provato, dal punto di vista fisico e nervoso, era quello di centrocampo. Mandorlini aveva anticipato alla vigilia dell'incontro che qualcuno aveva bisogno di staccare un attimo la spina, al di là del forfeit di Hallfredsson, tolto di mezzo non dal turnover programmato ma da un infortunio. I previsti ritocchi si sono trasformati in un'ulteriore mezza rivoluzione. Riecco allora Gennaro Esposito, nel ruolo e nella posizione congeniali, con Tachtsidis sfrattato dalla cabina di regia e dirottato a sinistra. Occhio, anche qui: un asse del genere (completato da Russo a destra) non era mai stato testato. Se non sul campo di allenamento di Sandrà. Tachtsidis ed Esposito fino a martedì avevano condiviso qualche spezzone di gara, è vero, ma mai giocando sulla stessa linea. E a proposito di «ripescati», il regista campano, in campionato, non metteva piede sul campo dal primo novembre. Giocò da titolare la partita vinta in casa col Brescia. Poi, anche per lui come per Pugliese, solo la Lazio in Coppa. LA MINA VAGANTE. Nuova di zecca, ovvio, pure la formula del tridente. Mandorlini martedì ha scommesso sui guizzi di Gomez, sul gioco di sponda di Ferrari e sull'imprevedibilità di Lepiller. Imprevedibile più che altro per lo stranito portiere biancorosso Narciso, sorprendente per il pubblico del «Bentegodi». Un po' meno, magari, per squadra, allenatore e staff tecnico. Fatto sta che la chimica ha funzionato. Merito soprattutto dell'esplosivo esterno francese, che sullo stretto magari deve ancora prendere le esatte misure ai compagni ma al tiro non ha rivali. Merito dell'istinto, un po' folle, e del suo destro violentissimo, preciso, letale. Quasi superfluo ricordare che Lepiller, fino all'inizio del 2012, era un altro sconosciuto. O giù di lì. Qualche estimatore, a cominciare dal diesse Mauro Gibellini. Virtù teorizzate, propagandate, raccontate con dovizia di particolari ma mai apprezzate dal vivo. Del suo destro armato si favoleggiava. Nulla di più. Poi è arrivato il siluro al Modena. Poi anche l'inutile sbattimento di Pescara, un'ora a combattere senza cavarci granché. Comunque 71' complessivi di Serie B prima di affrontare il Grosseto e celebrare la prova della consacrazione. È lui l'ultimo ingrediente della ricettona-Mandorlini: cambi le dosi, aggiusti i componenti, frulli e assaggi. Alla fine resta sempre il dolce.
Francesco Arioli
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