Adesso il Legnago sogna La Virtus cerca il riscatto
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE. Il Villafranca amareggiato dopo la terza sconfitta consecutivaBiancazzurri più vicini al Venezia dopo la vittoria con il Montecchio Il Cerea fa solo pari con gli ultimi ma la salvezza non è lontana È il più bravo nella rincorsa all'inarrivabile Pistoiese. Riprende la partita per i capelli, fa due a due, lotta come un leone. Il lavoro tecnico del mercoledì con Olindo Filippi sta dando i suoi frutti. In più ha fame e voglia di recuperare il tempo perduto dopo l'infortunio.
Poteva andare peggio, ma anche meglio. Quattro punti in quattro partite, due sconfitte di diverso tenore fra Virtus e Villafranca e la sensazione netta che da qui alla fine ne vedremo delle belle, in un senso e nell'altro. Nel frattempo il Legnago corre e il Cerea amministra sapientemente la sua dote, in attesa di trovarsi uno di fronte all'altro sabato in un'amichevole utile a restare vivi durante la sosta. Il campionato si ferma, si riprende fra due domeniche. Tempo da sfruttare al meglio per riordinare le idee e sistemare certi dettagli. BANDIERA BIANCA. Ci sta di perdere contro la Pistoiese, finalmente grande, qualche mese fa ultima e adesso lanciatissima verso i playoff e non solo. La Virtus è caduta semplicemente contro un avversario più bravo, che nel ritorno ha raccolto il massimo e che da qui alla fine di punti non ne lascerà per strada molti. Il primo posto non dà onnipotenza, né ti rende invincibile. Soprattutto se davanti ai tanti ex professionisti e un marchio come quello arancione di Pistoia. Questione anche di curriculum. Paolo Indiani, l'allenatore, è passato dalla C1 fra Lucchese, Sangiovannese, Crotone e Foligno. E tanti giocatori scesi domenica al Gavagnin non sono tanto da meno. Varoli ha giocato nel Ravenna quando in C1 c'era anche il Verona, Ceciarini è stato una vita al Viareggio, Reccolani non tanto tempo fa era al Pisa, Bigoni faceva il professionista al Chieti. Fuori c'era uno come Gabriele Scandurra, che con il Perugia ha visto persino la A. Il primo posto rimane a un passo, tutte racchiuse in un fazzoletto. Anche se la più temibile pare proprio la Pistoiese, anche se lontana 15 punti dalla vetta. Frenata quasi normale, cara Virtus. Passerà in fretta. Basta conservare l'equilibrio giusto, quello che dalle parti di Borgo Venezia non hanno mai perso. AVANTI E INDIETRO. Missione compiuta alla perfezione. Impeccabile il Legnago di Montecchio, capace di far valere la legge del più bravo e di gestire la gara a proprio piacimento. In trasferta tutto fila per il meglio, storia nota così come le croniche difficoltà casalinghe. Meglio ricordarselo una volta di più quando ci sarà da combattere contro l'Union Quinto costruito da Gigi Beghetto, l'ex attaccante anche del Chievo di Delneri che a novembre ha lasciato l'incarico di diesse. Il classico avversario di metà classifica che il Legnago non vorrebbe mai trovarsi di fronte. Ci sarà modo però di trovare i giusti antidoti, continuando a guardare il Venezia con occhio di sfida. NESSUN DOLORE. Ci vuole maturità ad accettare un pari con l'ultima in classifica, con chi come il Pelli Santacroce nelle ultime dieci giornate di punti ne aveva presi solamente due. Viene molto facile invece per chi come il Cerea ha ben chiaro l'obiettivo, senza mai aver perso la realtà nemmeno quando la classifica qualche deviazione la permetteva pure. Si avvicina quota 47, il tetto più inflazionato per chi a questo punto della stagione abbozza proiezioni e compila tabelle di marcia. Il viaggio verso il proprio scudetto-salvezza sarà dolce, ricordando certe imprese che per un attimo hanno rievocato i fasti del Cerea di una volta. RIALZARSI SUBITO. L'allarme è scattato. Non è una sirena assordante, ma vale la pena ascoltarla. Tre sconfitte di fila non sono il massimo, anche se le avversarie erano tutte di fascia medio-alta fra Cerea, Virtus e San Paolo. Un punto appena in quattro partite, il Villafranca scende pericolosamente in zona playout mentre continua ad aggiungere posti a tavola e ad accogliere nuovi giocatori. La lista è lunghissima fra Scapini, Mileto, Fornito, Lonighi, Doardo, D'Attoma, Catania e per un attimo Lopetrone. Quasi mezza squadra, nonostante ad inizio stagione, quando ancora in panchina c'era Alberto Baù, la dirigenza parlava di un organico «da zone medio-alte». La palla passa al campo, altri giudici il calcio non ne conosce.
Alessandro De Pietro
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