Mandarino applaude il Verona
«Abbiamo puntato sulla qualità»

A TUTTO GAS. Domani si conclude il ritiro in Lessinia, il preparatore atletico gialloblù fa il punto della situazione. «Questa è una fase molto delicata, sono soddisfatto del lavoro fatto. Grande disponibilità e non ci sono stati infortuni importanti»
30/07/2010
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Il preparatore atletico del Verona, Francesco Mandarino, durante un allenamento FOTOSERVIZIO EXPRESS

Verona. Ultime ore di ritiro per l'Hellas di Giannini. Domani pomeriggio l'amichevole con il Rovigo poi si torna a casa. «Abbiamo fatto un buon lavoro - ammette Franco Mandarino, il preparatore atletico del Verona - sono soddisfatto perchè non ci sono stati infortuni importanti in questa fase della preparazione, volevamo dare una buona base a tutti, la stessa disponibilità fisica. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo».
Un lavoro specifico in quota per poi continuare le sedute a Sandrà, prima del campionato e durante la stagione agonistica. «Diciamo che abbiamo fatto un lavoro di qualità proprio per non sollecitare la muscolatura degli atleti e andare incontro a sgradite sorpresa - continua Mandarino - il gruppo ha risposto bene, ci sono tanti giocatori in ritiro ma tutti hanno dato prova di grande maturità».
Nato a Carrara il 27 maggio del 1959, diplomato all'Isef di Milano, Mandarino segue il Master di Coverciano per preparatori atletici professionisti e nel 1989 inizia la sua avventura nel mondo del pallone. «Mi chiamò Giorgio Parretti, all'Atalanta - racconta - adesso fa il procuratore di giocatori importanti ma è stato il mio maestro. Lui lavorarava già con Mondonico, io ero stato chiamato per seguire Evair, reduce da un brutto infortunio. Sono rimasto otto anni all'Atalanta con Mondonico, con Prandelli, ancora con Mondonico». Poi due anni a Lecce prima con Prandelli poi con Sonetti e una stagione a Lugano con Sonzogni in panchina. Una parentesi a Lecco, una stagione a Ferrara con la Spal poi cinque anni a Montesilvano, la squadra di calcio a cinque che ha vinto il campionato. «Ero pronto a smettere, avevo deciso di tornare a casa, a Pescara, dove vive la mia famiglia - sorride - ma la chiamata del Montesilvano mi ha convinto. Un bel progetto a pochi chilometri dalla mia città. Lo scudetto di quest'anno premia gli sforzi della società, dello staff tecnico, dei giocatori». Calcio a cinque e calcio tradizionale, due realtà lontane? «Avevo portato un po' di esperienza del calcio nel calcetto - spiega Mandarino - ora cerco di trasferire qualcosa del calcio a cinque nella preparazione tradizionale. Qualche esercizio sulla corsa, sulla rapidità, qualche seduta specifica in piscina. Tutto può servire».
Nel 2009 arriva la chiamata del Gallipoli. «Ero stato il preparatore atletico di Giannini calciatore, negli anni di Lecce - racconta - quando lui ha iniziato a fare l'allenatore mi ha sempre chiamato per collaborare con lui. Ho sempre risposto di no, ci scherzavo su. Vai in serie B e poi ne parliamo, ripetevo. Quando lui ha vinto il campionato con il Gallipoli e ha centrato la promozione tra i cadetti mi ha chiamato ancora. Non potevo dire di no».
Un rapporto che va avanti da tempo. «C'è grande stima, fiducia e rispetto - sottolinea il preparatore atletico del Verona - è fondamentale nel rapporto tra i tecnici dello staff. Una collaborazione veramente importante». Dopo tanti anni in A e B, la decisione di venire a Verona, a lottare in Lega Pro. «Sono ambizioso, quando lavoro cerco di mettere tutto me stesso quindi non accetto compromessi - conclude Mandarino - ma la proposta dell'Hellas mi ha convinto subito. Sì, è vero, non ho mai lavorato in serie C ma l'Hellas è una piazza diversa. C'è passione, c'è tradizione, c'è la voglia di risalire nel calcio che conta. Mi sono messo a disposizione per raggiungere l'obiettivo».

Luca Mantovani

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