«L'entrata di Dinho? A noi davano il rosso...»
Nessun rancore ma un po' di dolore, niente polemiche ma qualche perplessità sì: Gennaro Sardo, a quasi 48 ore dal calcio malandrino (e pericoloso) di Ronaldinho nella notte di San Siro accusa ancora fastidio alla caviglia destra: «Non sto tanto bene», ammette prima della risonanza magnetica effettuata a Borgo Trento che, per fortuna, darà esito negativo. «Putroppo si tratta della solita caviglia, operata anche cinque anni fa per la frattura del malleolo. Spero davvero di non dovermi fermare. Ci tengo a non mollare e giocarmi la salvezza con i miei compagni dal campo».
Restano, anche a posteriori, le riserve per il mancato provvedimento disciplinare di Morganti e l'atteggiamento di Ronaldinho, determinato a negare le sue responsabilità subito dopo l'impatto: «Credo che rivedendo le immagini in tv sia lui che Leonardo si siano ricreduti sulla gravità del fallo. Il giallo mancato? A dirla tutta», precisa lui, «io credo che a un giocatore del Chievo sarebbe arrivato il rosso...».
Ormai alle spalle San Siro, l'attenzione è già rivolta alla prossima sfida. Quella contro il Catania, ex squadra dello stesso Sardo: «A loro devo l'esordio in A ma, a parte quello, devo dire che di Catania ho più ricordi negativi che positivi. Colpa anche del cattivo rapporto con la tifoseria. Io la mia dimensione l'ho trovata qui a Verona. Detto questo domenica il nostro obiettivo deve essere solo uno: la vittoria. Il ballottaggio domenicale con Frey? Il mister fa benissimo ad alternarci perché ci tiene sulla corda. È vero: qui siamo tutti titolari e tutti importanti», aggiunge il difensore, «consapevoli di doverci far trovare pronti tutte le volte che veniamo chiamati in causa».
Infine una finestra sul futuro, che Sardo si augura di conservare a tinte gialloblù: «Io sto cercando di dare il massimo per restare qui. La città è bellissima e la società molto seria. La speranza di un riscatto del cartellino, insomma, c'è e ne discuteremo a tempo debito: prima c'è da pensare a una salvezza che dobbiamo ancora conquistarci». F. AR.
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