Casamercato, la rabbia dei licenziati
LAVAGNO. Al personale del megastore non è ancora stato comunicato fino a quando l'attività rimarrà aperta. Non tutti i 114 assunti potranno accedere alla mobilitàViaggio tra scaffali vuoti, reparti chiusi, clienti a caccia di occasioni e dipendenti disperati alla ricerca di un lavoro
Esposto c'è il nulla. Casamercato non c'è più. Gli scaffali sono vuoti. I dipendenti, poveri, in divisa rossa, fanno finta di lavorare sereni come quando non c'era la scure del licenziamento pronta a scendere sulla testa di tutti 114: sistemano le etichette, spostano la merce rimasta, girano tra i reparti, smanettano sui computer, attaccano ovunque cartelli con scritto «da oggi 50 per cento di sconto su tutti i prodotti per rinnovo totale della mostra», commentano che «le bugie non si dicono, la gente sa che siamo falliti» e chiudono con il nastro rossobianco intere zone sia del bazar (piano terra) che dell'area mobili (primo piano). Ci provano fino in fondo a guadagnarsi l'ultimo stipendio, quello che a dicembre non ci sarà più. E riescono pure a essere gentili con i clienti (pochi) che chiedono se «per caso in magazzino c'è un altro tavolino come questo», rispondono sorridendo «no, è tutto fuori, stiamo chiudendo». Sono fedeli fino alla fine al diktat dell'azienda quella che, dicono, li ha traditi dopo averli assunti poco più di un anno fa garantendo un grande futuro, carriere dentro al gruppo (famiglia Giuliani di Piacenza), garanzie di solidità.
«Macchè, non hanno nemmeno la forza di dirci come stanno veramente le cose», sbotta Alessandro, 26 anni, sposato e padre di una bimba di 4 mesi, «non sappiamo ancora fino a quando staremo aperti, se questa domenica, la prossima. Quando abbiamo capito che tirava una brutta aria, un mese e mezzo fa, abbiamo chiesto informazioni attraverso i rappresentanti sindacali ai nostri padroni. La risposta? State sereni, tutto bene, ci sarà solo una ristrutturazione ma voi potete dormire sonni tranquilli».
Anche Stefania, 36 anni, punta il dito contro i «titolari, quelli che forse hanno giocato con noi, con le nostre vite, con le nostre famiglie: io sono separata, ho due figli da mandare avanti e da lunedì, se veramente domenica è l'ultimo giorno, sono senza lavoro. Sto facendo colloqui ovunque e sono disposta a fare qualsiasi cosa, non posso permettermi di non lavorare: ho l'affitto da pagare, le bollette e due figli che vanno a scuola. La sera, dopo che li ho messi a letto», confessa, «non faccio altro che piangere: l'altro giorno la piccolina di sei anni mi ha sentita, si è alzata, mi ha vista nel pieno della disperazione, mi ha abbracciato e mi ha detto "mamma, non piangere, dai che un altro lavoro lo troviamo". Stanno così male da passare le notti in bianco anche i signori Giuliani? Io non ho più lacrime, la direttrice generale, la titolare, le ha finite tutte pure lei?».
Si sentono, i dipendenti di Casamercato, abbandonati nel momento più duro che un lavoratore si augura di non dover mai affrontare, quello della perdita del posto. La messa in mobilità (per un anno stipendio all'80 per cento) non è ancora certa per tutti, spiegano che «gli ultimi assunti rischiano di non averla, e questo sarebbe davvero troppo: oltre al danno, pure la beffa».
«Siamo arrabbiati, per forza», interviene Silvia, «soprattutto perchè non c'è il coraggio da parte dell'azienda di dire come stanno le cose: nessuno dei padroni è venuto qui a parlarci, a consolarci, a farci sentire meno soli.... saremmo più disponibili se vedessimo che almeno ci provano a mettersi nei nostri panni, invece c'è un fuggi fuggi generale, nessuna comunicazione ufficiale, nessuno che si prende la responsabilità di quello che è successo, e noi qui, 114 poveri cristi a subire scelte sbagliate fatte ai piani alti, a fare i conti con l'incapacità di imprenditori che in un anno hanno mandato in rovina un magazzino come questo». Parlano tutti così: Alessio, Marco, Alessandro, Paola. Denunciano e alzano le braccia al cielo, qualcuno è più rabbioso, qualcun altro più rassegnato ma tutti hanno per comune denominatore uno stesso stato d'animo: la disperazione. Scuotono il capo e si dicono, quasi per convincersene, che «un altro posto prima o poi salterà fuori ma intanto bisogna pagare il mutuo per la casa. Come facciamo? E perchè nessuno ci aiuta come è successo con Alitalia? Noi siamo messi peggio dei piloti, noi davvero non abbiamo futuro».
Sara è una di quelle che dentro a Casamercato è un terzo livello, è una capo reparto. Trentasei anni, una laurea in lettere antiche, esperienze dirigenziali in gruppi grossi che ha mollato perchè attirata «dall'allodola di Casamercato. Che fregatura, eh? Per di più sono ammalata», confessa, «una brutta bestia che dal mese prossimo mi impone un lungo ricovero in ospedale, in cerca della guarigione... come posso pensare a un altro posto, ora? Devo prima curarmi e di sicuro questo licenziamento non fa bene alla mia salute, è una aggravante, uno stress che non mi aiuta a vincere la mia battaglia, anzi». Sara è sconsolata. «Ho messo nel cassetto tutti i progetti e i sogni che avevo fatto al momento dell'assunzione, mi sono messa in gioco lasciando un lavoro sicuro convinta che qui ne avrei trovato un altro ancor più solido, mi sentivo fortunata ad essere stata scelta da un grande colosso imprenditoriale e invece è finito tutto male, troppo male». Ragiona a voce alta mentre in sottofondo, in filodiffusione, è trasmesso di continuo lo spot della «Casamercato aperta tutti i giorni con orario continuato». Una bella musichetta che stona e disturba gli animi, come dice Sara: «Mi sento a pezzi, nessuno qui ha voglia di cantare». Casamercato non è più il megastore del mobile ma quello della desolazione: 20 mila metri quadrati dove ormai resta solo da spegnere le luci e tirar giù le serrande. Lo spettacolo è triste. Riescono ad essere felici solo alcuni clienti, come Vincenzo, Salvatore e Giuseppe, già al secondo giro in pochi giorni: «Comperiamo cucine, è già la terza, conviene a meno di 3mila euro, no? A qualcuno poi può sempre servire». Cercano occasioni anche Samira e Arabi. E pure Fabrizia, vuole un piumone nuovo. Paola spera di trovare un bel servizio di piatti. Loro, invece, se ne tornano a casa a mani vuote.
Camilla Ferro
Camilla Ferro
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