In quota rimane l'insidia della neve
GITE IN MONTAGNA. Le abbondanti precipitazioni dello scorso inverno hanno lasciato il segno: in questi giorni bisogna stare attenti nei canaloni ancora imbiancatiBresaola lancia l'allarme: «Senza le Comunità montane la manutenzione dei sentieri diventa un problema»
Neve, neve e poi ancora neve. Sulle montagna l'inverno non ha tenuto conto del calendario e mai come quest'anno la data di apertura della stagione escursionistica è apparsa una mèta quasi inarrivabile, procrastinata nevicata dopo nevicata. Ma poi, finalmente, è giunto il caldo a sciogliere le masse nevose. E ora i rifugi sono aperti e (quasi) tutti i sentieri sono agibili, pur con le dovute precauzioni.
«Nelle conche esposte a nord e in particolar modo negli alti circhi glaciali del versante occidentale del monte Baldo o nelle buse e nei canaloni del Carega», avverte il responsabile del Soccorso alpino di Verona, Marco Vignola, «persistono accumuli di neve in alcuni punti superiori ai tre metri. E si tratta in molti casi di neve dura che, laddove è ripida, deve essere affrontata con calzature e attrezzatura, vale a dire scarponi, piccozza e ramponi. Pochi giorni fa abbiamo recuperato sul Baldo una escursionista che, dopo una scivolata su una lingua di neve, sbattendo contro una roccia si è rotta un ginocchio. E gli è andata bene: se scivolava a testa in giù poteva spaccarsi la testa!». Alle abbondanti nevicate invernali, infatti, sono seguite non meno abbondanti precipitazioni primaverili accompagnate da valanghe. Non vi sono state conseguenze per le persone ma, come è stato segnalato già su queste pagine, in molte zone a farne le spese è stata la sentieristica, che dovrà essere ora ricontrollata. Non solo: «Sempre a causa dell'accumulo di neve», spiega il presidente del Club alpino di Verona, Piero Bresaola, «non tutti i rifugi hanno potuto dare aria ai locali ed effettuare le manutenzioni di routine ma sono arrivati all'inizio della stagione escursionistica con il fiato sospeso per via dei problemi organizzativi derivati dall'impossibilità, fino a poche settimane fa, di raggiungere in sicurezza i rifugi stessi».
La manutenzione dei sentieri e gli interventi straordinari ai rifugi saranno fra i maggiori problemi che, senza più le Comunità montane, dovranno affrontare il Cai e le associazioni alpinistiche. «Un tempo», spiega sempre Bresaola, «la manutenzione dei sentieri e quella straordinaria nei rifugi venivano concordate con la Comunità montana che poi provvedeva a inoltrare la richiesta di contributi in Regione. Ora ci manca un interlocutore diretto e noi, come associazione di volontari, non riusciamo a far fronte a tutte le spese».
Spese che non sono poche, perché solo per la risistemazione del rifugio Barana al Telegrafo, sul Baldo, e del Fronza alle Coronelle, sul Catinaccio, entrambi del Cai Verona, la sezione scaligera ha dovuto sborsare 10 mila euro. «Ecco che a questo punto», continua Bresaola, «occorrerebbe, e mi riferisco in particolare al Baldo, la presenza di un ente analogo a quello della Lessinia, vale a dire un Parco regionale che, unificando le aree protette esistenti, oltre a garantire la tutela dell'ambiente potrebbe rappresentare un interlocutore come lo è stato la Comunità».
Prioritari, per Bresaola, l'ampliamento dei parcheggi alla partenza di alcuni sentieri come quello del Marocco e di Valfredda, nonché la risistemazione del Marocco stesso e di altri percorsi lesionati dalla neve e che eventuali piogge potrebbero rovinare definitivamente. Il tutto anche per evitare di dover ricorrere al Soccorso alpino che, peraltro, in questo primo scorcio di stagione annovera già numerose chiamate. «Non ci sono solo gli escursionisti», spiega ancora Marco Vignola, «sempre più spesso siamo alle prese con cadute dalla mountain bike, con atterraggi di fortuna in parapendio sugli alberi e con "canyonisti" bloccati nel Vajo dell'Orsa». Il Soccorso alpino, in collaborazione col Soccorso speleologico, ha organizzato una squadra mista di esperti. «La notte del 13 giugno», racconta Vignola, «abbiamo effettuato un'esercitazione congiunta con gli speleo per verificare l'operatività della nuova squadra nelle condizioni più difficili».
Si può dunque contare oggi più che mai sull'organizzazione del Cnsas che, ricordiamolo, lavora in collaborazione con il Suem 118 che all'eliporto di Borgo Trento ha sempre un tecnico di elisoccorso pronto ad intervenire 365 giorni all'anno. «Grazie alla collaborazione delle direzione dell'Ulss 20, per un verso, e a quella con il Soccorso alpino, per un altro», spiega Giovanni Cipollotti, dirigente del Suem 118, «da marzo fa parte integrante della nostra squadra anche un tecnico del Soccorso alpino esperto in calate col verricello. Le sue competenze, infatti, non sono utili solo in caso di incidenti in quota, ma anche su terreno pianeggiante o su percorsi stradali o autostradali perché, talvolta, calare col verricello un soccorritore nel cuore di un incidente consente un recupero dell'infortunato in tempi più rapidi».
Gli angeli del soccorso, quindi, sono sempre pronti a intervenire. Però la prima regola è la prudenza e la capacità di calibrare le escursioni alle proprie capacità, esperienza, attrezzatura e preparazione. E se poi tutto questo non dovesse bastare, in caso di incidente, tiene a specificare Vignola, «il numero da comporre è il 118 ma siccome in montagna non c'è sempre copertura telefonica, può essere in molti casi più efficace inviare a intervalli regolari degli sms a parenti e amici chiedendo di allertare il 118. Ma attenzione: gli sms non devono essere inviati al 118, che non è abilitato a riceverli».
Eugenio Cipriani
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