04.08.2012
È polemica dopo le dichiarazioni di Venturini: «Voglio realizzare una cabinovia». Marco Vanoni di «Veneto Sviluppo» risponde al neo presidente della società: «Dal 1996 mai fatta domanda per avere i fondi della Regione»
San Zeno di Montagna - Brenzone. «Al di là di ogni dichiarazione d'intenti o di principio, i fatti dicono che nessuno degli amministratori veronesi si è mai mosso, in questi ultimi anni, per dare una risposta concreta al problema dell'ammodernamento degli impianti di risalita presenti sul territorio scaligero ricorrendo ai sostegni offerti dalla Regione. Questa è l'amara constatazione. E anche se con estremo rammarico, bisogna essere realisti: se Verona prosegue sulla strada della totale mancanza di sinergia fra enti locali, politica e organismi di governo regionali, il destino di un'inesorabile declino è segnato». È un richiamo molto forte, quello che Marco Vanoni, componente del Comitato esecutivo di Veneto Sviluppo, lancia al «sistema-Verona» nel commentare il ventilato rilancio dell'impianto funicolare di Prada Costabella da parte del neo-presidente Giuseppe Venturini, che si è spinto addirittura a ipotizzare la realizzazione di una cabinovia. «Ormai è un rafrain che si ripete a cadenze periodiche: degli impianti di risalita si torna a parlare ciclicamente», prosegue Vanoni, «questa volta tocca a quello di Prada, la cui scadenza è fissata per il 2013. Ma poi, ai grandi proclami e ai progetti faraonici presentati sui giornali, regolarmente non seguono mai i fatti. È dal 1996 che si può ricorrere a una legge regionale, la numero 6, che finanzia proprio gli impianti a fune attraverso un apposito Fondo di rotazione: le domande vanno presentate alla direzione mobilità della Regione, mentre a Veneto Sviluppo spetta la funzione di tesoreria». Tra l'altro, proprio in tema di impianti a fune, una recente Dgr (numero 1201 del 25 giugno scorso) assegna a Veneto Sviluppo ulteriori compiti e funzioni: «Una nuova sezione di intervento», sottolinea infatti il presidente Giorgio Grosso, «affida alla finanziaria regionale un ruolo di supporto nei campi della ricapitalizzazione aziendale, del riequilibrio finanziario aziendale e del consolidamento delle passività bancarie a breve: si tratta di strumenti di vitale importanza per il sostegno delle realtà economiche impegnate in un segmento strategico per l'intero comparto del turismo». Vanoni riprende quindi la sua analisi: «Sono la bellezza di 9 anni che Verona è rappresentata all'interno del Cda di Veneto Sviluppo ma nessun amministratore locale scaligero che si occupa di impianti di risalita si è mai rivolto alla Società finanziaria regionale anche solo per stringere qualche contatto o chiedere di approfondire la questione. Al contrario, sono 20 anni che in Trentino la partita degli impianti viene gestita in collaborazione con la finanziaria regionale, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti in termini di rinnovo degli impianti e di calmieramento dei prezzi di utilizzo a carico degli utenti. Nel Bellunese da tempo hanno già cominciato a muoversi, ricorrendo alle opportunità garantite dalla legge 6, ma non solo. Lo stesso è accaduto con numerose imprese vicentine. E a Verona? Nulla. Immobili. Tra l'altro, nel caso specifico dell'impianto di Prada Costabella si dovrebbe quantomeno procedere in un'ottica industriale di "sistema funivie" di tutto il Monte Baldo. Questa mancanza di sinergie e di dinamismo», conclude Vanoni, «sono una delle principali cause del declino della nostra provincia, che sta lentamente ma inesorabilmente diventando il fanalino di coda in settori un tempo strategici. Una riprova? Basti pensare alla recente debacle subita nel calzaturiero».
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