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04.08.2012

Siccità, la pianura all'asciutto

ALLARME. Il grande caldo e l'assenza di precipitazioni stanno creando problemi seri all'agricoltura: molti fiumi in secca. Veronesi (Meteo 4): «Dall'inizio di gennaio si registra un deficit pluviometrico tra il 40 e il 65 per cento Quest'anno rischiamo di veder saltare ogni record»

La scarsità d'acqua si fa sentire anche sull'Adige FOTO AMATO

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Nella Bassa una siccità tanto prolungata come quella degli ultimi due mesi faticano a ricordarla. Dalla fine di maggio, nelle campagne di Nogara, Cerea e Legnago, si contano al massimo un paio di piovaschi. In tutto pochi minuti d'acqua per una manciata di millimetri. Gli effetti si notano: fossi semivuoti, terreni screpolati, vegetazione ingiallita, colture in affanno e, soprattutto, enormi spese per l'irrigazione. Negli ultimi due mesi e mezzo i numeri parlano di una trentina di millimetri d'acqua nella migliore delle ipotesi, ma in molte zone ai confini con il Padovano e il Polesine ne sono caduti meno della metà, quando la media ne prevede almeno 170. Va un po' meglio nell'alta pianura, interessata da un paio di rovesci in più e, in parte, dal rapidissimo maxi nubifragio di sabato 21 luglio; ma per almeno i due terzi della pianura veronese è ormai allarme rosso.

LA BASSA A SECCO. Le previsioni sono peraltro negative, quindi totalmente avverse al ritorno delle piogge almeno fino a metà agosto. Ad aggravare la situazione c'è la forte evaporazione dei suoli indotta dalle temperature, sempre superiori ai 30 gradi dalla metà di giugno, e oltre i 34° in ben 17 giornate. «Effettivamente anche nel Veronese rischiamo di andare incontro a qualcosa di storico», spiega Massimiliano Veronesi, presidente dell'Associazione Meteo 4, un agguerrito gruppo di meteofili scaligeri e non, che in pochi anni è riuscito a mettere in rete decine di stazioni omologate. «In quasi tutte le stazioni di rilevamento, dall'inizio di gennaio si regista un deficit pluviometrico tra il 40 e il 65 per cento. Nel legnaghese i quantitativi oscillano fra 180 e 220 millimetri contro i 450 della media, mentre ai confini con il Mantovano si registrano valori analoghi. Qualche millimetro in più è caduto a Verona, dove siamo a quota 270, e sulle colline, ma anche qui manca all'appello il 40 per cento delle piogge. Da notare che quasi tutte le precipitazioni dell'anno si sono concentrate nei soli mesi di aprile e maggio, dopo un inverno straordinariamente secco, peraltro anche sulle Alpi, fatto che spiega la straordinaria magra di molti fiumi, il Po in primis. Già disastrosa è la situazione del Basso Polesine: qui siamo sotto i 130 millimetri, con enormi problemi per la risalita del cuneo salino dall'Adriatico nelle campagne fino a 40 chilometri dal mare».

I PRECEDENTI. Occorre risalire al 2001 per trovare un'estate tanto siccitosa: in quell'anno, nel trimestre giugno-agosto a Verona caddero 112 millimetri di pioggia, quasi 90 dei quali in luglio. Quantitativi di poco inferiori nell'estate feroce del 2003, quasi tutti concentrati in giugno. Prima di allora, occorre risalire al 1983, con precipitazioni trimestrali per circa 100 millimetri. Quest'anno, però, rischiamo di veder saltare ogni record, visto che in pianura dall'inizio di giugno sono scesi appena 50 millimetri di pioggia nella migliore delle ipotesi, mentre a sud dell'ipotetica linea Villafranca-Cologna ne sono arrivati meno di 20. «Sembra incredibile ma, al contrario, nell'estate 1968 caddero 448 millimetri di pioggia, come in tutto l'anno solare 2003 che finì a 480 mm», aggiunge Veronesi.

LA SPIEGAZIONE. Un'estate tanto secca trova spiegazione nell'effetto combinato di due anticicloni, quello delle Azzorre e quello Africano, massicciamente presenti, ma anche nella depressione che non ha dato tregua alle Isole britanniche: se oltre Manica e in Francia ha dato vita a un'estate da dimenticare, più a est ha contribuito a risucchiare aria rovente dal Nord Africa inibendo spesso l'entrata dei fronti perturbati. «È una situazione che non si sbloccherà tanto presto», conclude Veronesi. «Anzi c'è il rischio di arrivare a Ferragosto con temperature ancora più elevate di quelle attuali: nella seconda metà della prossima settimana sono attesi picchi vicini ai 38 gradi».


Alessandro Azzoni

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