29.05.2012
«La mia è una storia come tante: di malattia, sofferenza, speranza, lotta, scoperte e guarigione. Sono qui a raccontarla». Kathleen Tescari, veneziana, 51 anni, occhi sorridenti, un marito e una figlia adottiva di 7 anni. E due tumori alle spalle, ai quali non l'ha data vinta. «Molti si chiedono: perché proprio a me? Io invece pensavo: perché io no? Succede, è la vita». Nel 2001 le venne diagnosticato un linfoma di Hodgkin: chemioterapie, radioterapia, capelli che cadono, nausee, paure. Poi la guarigione e un nuovo look.
La vita le cambia davvero qualche anno dopo quando in famiglia arriva Maria, bambina etiope, e inizia l'avventura come genitore insieme al marito Ennio Gardenal. Nel 2008, altra terribile diagnosi: cancro al seno. «Mi sono sottoposta alla mastectomia, ma poi ho conosciuto il primario dell'ospedale di Negrar, Marco Venturini, che mi ha prescritto una terapia orale. Era pratico, essenziale, ma si ricordava di tutti ed era molto attento al malato come persona. Si commuoveva all'idea che una donna, dopo un tumore, potesse ancora avere un figlio».
Kathleen ha raccontato la sua storia a Negrar, per voce del marito, al convegno «Per una vita come prima». «Mi pesa parlarne, perché la malattia è un'esperienza di cui mi voglio liberare. È stata una parentesi negativa che ho affrontato, ora basta. Ho avuto il sostegno di mio marito, una roccia, dei miei fratelli. A mia madre del secondo tumore ho detto solo a guarigione avvenuta, perché non ce l'avrei fatta ad affrontare anche il suo dolore. Ma è stata mia figlia la motivazione più forte per reagire».
A salvarla è stato anche non essere mai sola. La condivisione, l'appoggio delle persone care, l'amore. Il suo consiglio a chi è in cura per un tumore? «Non vivete da soli l'esperienza, in privato, magari vergognandovi o sentendovi in colpa. Stare soli non aiuta a guarire. E nemmeno a vivere».C.M.
Articoli da leggere