mercoledì 19.06.2013 ore 02.35

TeleArena Radio Verona
Google+ Feed RSS

Provincia in primo piano

11.05.2012

«Ora bisogna salvare il Parco»

LE REAZIONI. Primi cittadini disorientati sul futuro: dubbi sulla prospettiva di una maxi Unione

Dal Negro (AnciVeneto): «Togliamoci dalla testa che si possa rimettere in piedi qualcosa»

Emiliano Ferrari (Velo)

Emiliano Ferrari (Velo)<br />
  • Aumenta
  • Diminuisci
  • Stampa
  • Invia

Erano disorientati, i sindaci, di fronte alle proposte sul futuro dei Comuni e del Parco. È certo che non ci sarà più la Comunità montana e l'idea di un'Unione di Comuni per la gestione del Parco, ristretta ai soli Comuni di fascia alta, che hanno territorio nell'area protetta, non sembra raccogliere molti consensi. «Ma è difficile un'Unione di 18 Comuni come ora, diversissimi fra di loro e geograficamente disuniti. Però cerchiamo di salvare una gestione autonoma del Parco», è stato l'auspicio di Emiliano Ferrari, sindaco di Velo.
«Togliamoci dalla testa che si possa rimettere in piedi qualcosa come le Comunità montane: il 30 dicembre è un termine definitivo, unanimemente accettato, anche dai Comuni bellunesi che tutt'al più hanno chiesto una riduzione del numero minimo di abitanti a tremila per formare le Unioni», ha ricordato Giorgio Dal Negro, sindaco di Negrar e presidente di Anci Veneto.
«Perdere la gestione del Parco sarebbe perdere la battaglia vinta negli anni Novanta ed è mortificante essere costretti a scelte che non possiamo sottoscrivere», ha ribadito Lucio Campedelli, sindaco di Erbezzo e con due mandati di presidente di Comunità montana e Parco alle spalle.
«Mi guardo attorno e cerco una via d'uscita», ha ammesso Ermanno Anselmi, sindaco di Badia Calavena, «e potrebbe anche essere la fusione con Comuni contermini».
Valentino Marconi, primo cittadino di Sant'Anna d'Alfaedo, ha risolto la faccenda in una battuta: «Teniamoci il Parco, il resto sono chiacchiere. Se l'Unione non si fa, lo chiedo io in gestione alla Regione», ha annunciato prima di andarsene. Ed è in fin dei conti quello che spaventa: che un ente cresciuto da 22 anni e pronto per essere risorsa, come ha dimostrato l'arrivo dei grandi carnivori, venga smembrato in orticelli comunali la cui gestione sia affidata al buon senso dei sindaci di turno. «Qui si affossa il Parco e l'intera Lessinia», ha osservato Guido Pigozzi, assessore tregnaghese, «riducendo il tutto a una riserva destinata ai residenti. Il Parco ha un senso se ha un collegamento anche con il fondovalle e perfino con la città: il suo sviluppo parte dal basso e le sue potenzialità stanno anche nel fatto che lo si raggiunge in mezz'ora di strada dalla città, dall'aeroporto, dal lago. È un territorio che ci invidiano anche all'estero ma non ne abbiamo ancora capito le potenzialità: andrebbe gestito da comprensori di valle, perfino dalla città di Verona, che ne sono i veri propulsori».
Farsi rubare la gestione per baruffe di campanile sembra l'ultima cosa che tutti vorrebbero, ma rischia di diventare una fatalità.V.Z.

CORRELATI

Articoli da leggere