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08.03.2012

«Chi ha fatto lo scherzo è uno che se ne intende»

LA SPIEGAZIONE. L'unica pecca, un colore un po' troppo lucido

Fioretti: «L'imitazione della crosta di fusione era buona, ma la roccia era troppo spigolosa»

Eugenio Accordini tra la dottoressa Fioretti e l'amico Franco Carli

Eugenio Accordini tra la dottoressa Fioretti e l'amico Franco Carli
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Ma come sarà finita in un prato di San Francesco di Roverè una pietra nera in mezzo a un giacimento di pietre calcaree bianche? «Impossibile saperlo, ma vista la manipolazione della pietra, che è stata colorata appositamente, sicuramente è stata raccolta altrove e portata lì per scherzo. Non è un esemplare affatto raro, si trova comunemente in molti territori», risponde la dottoressa Anna Maria Fioretti, ricercatrice dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Padova. «Lo scherzo è stato ben congegnato da qualcuno che se ne intende di meteoriti», aggiunge, «e bisogna rendergliene merito, perché ha voluto imitare la crosta di fusione con una vernice esterna che dà omogeneità al manufatto. L'unica pecca è che ha usato una vernice un po' troppo lucida e ha voluto un po' strafare sporcando l'oggetto di terra».
L'osservazione allo stereomicroscopio ha rivelato la presenza di biotite, mica di ferro e magnesio, componenti tipicamente terrestri, di feldspato, gruppo di minerali che costituiscono quasi il 60 per cento della crosta terrestre e di quarzo, assolutamente assente nelle meteoriti.
«Non è una meteorite, potrebbe essere un'arenaria a grana fine», commenta Fioretti, «ma servirebbero ulteriori analisi e osservazioni per stabilire con precisione che cosa sia».
Quanto alla forma, concorda con Roberto Zorzin, conservatore di Geologia al Museo civico di storia naturale di Verona che era stato contattato da L'Arena per un primo giudizio sulla base della fotografia: «Gli spigoli sono effettivamente troppo vivi e una meteorite li avrebbe più arrotondati. Quanto alla radioattività, con le meteoriti si può star tranquilli: ne hanno meno di qualsiasi roccia terrestre». V.Z.

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