L'artista Maffeo rievoca il massacro di Sand Creek

ARCOLE. Domani sarà presentata l'installazione, con lo chef Pavan
La «denuncia artistica»: più di 150 indiani furono massacrati senza motivo nel 1864 al villaggio
06/02/2012

Una installazione artistica cercherà di rievocare una delle pagine più nere della storia degli Stati Uniti d'America, collegandola ad altri episodi analoghi, che hanno avuto lo stesso obiettivo: quello di sopprimere o sterminare un popolo, una minoranza. Furono tra i 150 e i 180 gli indiani d'America massacrati senza motivo il 29 novembre del 1864 nel villaggio indiano di Sand Creek. La «denuncia artistica» sarà fatta domani dalle 19.30, alla galleria d'arte del ristorante Poker D'Assi, in piazza Poggi ad Arcole: l'ingresso è libero. L'installazione artistica, «Sand Creek», è curata dall'artista Maffeo D'Arcole, con la collaborazione dello chef Alessandro Pavan. Introdurrà e presenterà l'evento Marco Fazzini, docente dell'Università Ca' Foscari di Venezia; la voce recitante sarà quella dell'attore Michele Silvestrin; alla chitarra Pierantonio Tanzola, attore e musicista. Si potrà vedere un videoclip girato ed interpretato dall'artista Maffeo D'Arcole, che farà rivivere le scene del massacro. Da cornice ci saranno delle bare che simboleggiano gli indiani ammazzati. Alcuni numeri scritti sulle tele che verranno esposte dall'artista, riporteranno invece i numeri dei campi di concentramento che esistono ancora nel mondo. Al termine, lo chef del ristorante arcolese Pavan presenterà un piatto da lui creato, ispirato alla vicenda. La motivazione che ha spinto l'artista Maffeo d'Arcole a dar vita a questa rappresentazione «è ricordare tutte le guerre e le violenze che ci sono ancora nel mondo e per far conoscere una vicenda poco narrata». Ma cosa accadde a San Creek? Era il 29 novembre del 1864: le truppe della milizia dello stato del Colorado agli ordini del colonnello John Chivington, attaccarono senza alcun motivo un villaggio, dove una tribù di Cheyenne e una di Arapaho si erano rifugiati, dopo aver ceduto le terre su cui erano insediati, allo stato del Colorado. Chivington e i suoi soldati esibirono i loro trofei di morte all'Apollo Theater di Denver: scalpi di vecchi e bambini e feti, strappati dalle viscere delle donne. L'azione fu raccontata come una vittoria in battaglia dei soldati statunitensi contro i ribelli pellerossa. Poi però iniziarono a circolare voci dei sopravvissuti, che fosse stato messo in atto un massacro a danno degli indiani. Ci furono inchieste militari; il Comitato di Condotta della Guerra sentenziò che si trattò di un massacro di persone inermi e che i colpevoli sarebbero stati puniti duramente. In verità non pagarono mai. Z.M.