20.11.2011
SAN BONIFACIO. La comunità di orgine indiana ha chiesto l'adesione all'Avis, oggi l'incontro con il Centro trasfusionale
Harpreet Singh: «Vogliamo iscriverci per motivi umanitari e per facilitare l'integrazione nel Paese che ci ospita»
Che un immigrato chieda di diventare donatore di sangue è cosa certamente apprezzabile, anche se è piuttosto rara; ma che lo chieda un' intera comunità di immigrati è sicuramente un fatto eccezionale, e lo è soprattutto per la motivazione: potersi meglio integrare. Protagonista è la comunità indiana dei Sikh, che ha sede in paese: vi vivono quasi cinquecento persone arrivate negli ultimi 10 anni. Però i Sikh che alla domenica si ritrovano per le funzioni religiose nel «Gurdwara», la loro sede di via Ritonda, sono molti di più, perché questa è punto di riferimento per tutti gli Sikh del comprensorio a cavallo tra Verona e Vicenza: si calcola siano tra 1.500 e duemila.
La comunità Sikh è impegnata in molte attività: concerie vicentine, edilizia, trasporti, agricoltura, informatica e industria in genere. La non perfetta conoscenza della lingua italiana spesso li fa apparire come una comunità chiusa, anche se la loro disponibilità a integrarsi lo smentisce, come dimostra questo gesto straordinario. «Tutto è nato nel corso della recente festa delle associazioni», spiega Olivo Zampieri, presidente dell'Avis locale, «quando un gruppo di giovani indiani si è avvicinato al gazebo chiedendo di poter iscrivere all'Avis quanti più possibile di loro, sicuramente attorno al centinaio». Con la grande necessità di sangue che c'è, l'inattesa proposta è stata presa subito in considerazione, anche se deve essere esaminata con attenzione, dato che il Paese di provenienza dei Sikh è tra quelli dove ancora vi sono malattie tropicali, come la malaria. «Vogliamo iscriverci all'Avis e donare il sangue non solo per motivi umanitari, ma anche per poter meglio integrare la nostra comunità con il Paese che ci ospita», ha spiegato Harpreet Singh, il giovane perito meccanico e studente di ingegneria a Padova che funge da addetto alla comunicazione della comunità sambonifacese. E spiega: «Qui noi abbiamo la nostra associazione, sorta due anni fa, che si chiama «Guru Nanak Mission Sewa Society», che conta già 600 iscritti, con un presidente, Singh Rajwant, 10 consiglieri e un segretario, Gurvinder Singh. Sono soprattutto i giovani», aggiunge Harpreet Singh, «che premono per donare il proprio sangue e che desiderano questa integrazione collettiva». Così, per passare dalle intenzioni alla pratica, questa mattina, al termine delle loro funzioni religiose, che si concludono poi con un pranzo comunitario, si svolgerà un incontro tra le centinaia di Sikh presenti e i rappresentanti dell'Avis, con Olivo Zampieri, e con gli esperti dell'Ulss 20, con il primario del Centro Trasfusionale, il dottor Giuseppe Aprili accompagnato dal dottor Fausto Bressan, dell'ospedale Fracastoro, i quali spiegheranno agli aspiranti donatori le modalità previste dalla legge per poter donare il sangue nella più rigorosa sicurezza. Seguirà poi la raccolta dei nominativi dei futuri donatori e, nei giorni successivi, l'accesso al Centro del Fracastoro per i necessari esami preventivi. «Questo evento», conclude Zampieri, «unico in Italia, ci lascia piacevolmente sbalorditi, non solo per la generosità del gesto ma soprattutto per il significato che può rappresentare anche per altre comunità di immigrati e per la loro effettiva integrazione». Â
Gianni Bertagnin
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