05.11.2011
SAN BONIFACIO. Verrà presentato oggi il volume di Storari e Trestin
La statua con le sue «nudità» nel '39 finì in fonderia
Era una domenica come quella dello scorso 30 ottobre, esattamente 90 anni fa, il 30 ottobre del 1921, quando in piazza a San Bonifacio venne inaugurato il monumento ai Caduti della prima Grande guerra appena conclusa. Era considerato «il migliore del Veneto»: sopra un piedistallo di marmo alto quattro metri, due figure in bronzo, una donna maestosa e fiera alta tre metri (la Patria) e un giovane nell'atto di difenderla; lei appare leggermente velata, lui è nudo, secondo i dettami dell'arte classica.
Ma con l'arrivo del regime fascista, scrivono Gianni Storari e Luigi Trestin, che su questa vicenda hanno scritto il libro che verrà presentato oggi, comincia l'ostracismo nei confronti del monumento, eretto nel periodo in cui San Bonifacio era governata da una maggioranza «rossa». «Perciò va tolto. E per toglierlo», dicono gli autori della ricerca storica, «si dà fiato a chiacchiere di paese, che sottolineavano malignamente le "nudità" del monumento ostentate in piazza, tra chiesa e canonica». La questione si trascina fino al 1938, sottotraccia, e poi nel 1939 il monumento viene tolto dalla piazza: il basamento spostato al Foro Boario (l'attuale piazzetta Italia) e il gruppo scultoreo scompare (venduto, si saprà poi, a una fonderia): un colpo «mortale» per l'autore, Gaetano Trestin. Nato a San Bonifacio nel 1893 da umile famiglia, lo scultore ha fatto la guerra sull'Isonzo ed è stato ferito ad un polmone: colpito, era caduto e i compagni in fuga l'avevano lasciato in una pozza di sangue in terra nemica. Per loro era morto, così scrissero al parroco di San Bonifacio; ma oltre la frontiera, in terra nemica, un portaferiti austriaco aveva raccolto quel corpo apparentemente senza vita. Poi le cure di un compagno di sventura. Aveva riportato una ferita grave al torace (per cui fu dichiarato mutilato e invalido) ed un'altra alla tempia destra. All'inizio del 1918 troviamo Gaetano nell'ospedale del campo di prigionia di Sigmundsherberg. Poi il ritorno in patria dove vive con la pensione di guerra ed è insegnante di arte a Verona, dove si è trasferito sentendosi tradito dai suoi concittadini e dove lavora come scultore: 140 le opere catalogate esistenti in varie collezioni di diverse città. Nel 1974, con l'aiuto dei nipoti, organizzò l'ultima mostra personale a Verona, con successo di critica e di pubblico. Il libro di Storari e Trestin sull'arte e la vita dello scultore sarà presentato oggi, alle 18, in sala Castellani (ex Consorzio agrario). La manifestazione è patrocinata dai Comuni di San Bonifacio e di San Mauro di Saline, luogo che l'artista scelse per la sua sepoltura.
Gianni Bertagnin