«La vallata si sta abbassando come una molla che si carica»
L'ANALISI GEOLOGICA. Il professor Ugo Sauro spiega quel che sta accadendo: il movimento parte dalle Alpi Giudicarie«Il fenomeno ha più le caratteristiche di una sismicità debole, ma quasi continua Del resto tutta la catena del Baldo spinge verso Est e tende a chiudere la Vallagarina»
Aveva previsto il terremoto in Val d'Adige, ma non si può dire che sia un mago. Ugo Sauro, veronese di Bosco Chiesanuova, già docente di geografia all'Università di Padova, ne aveva parlato con il suo collega Dario Zampieri, professore di geologia strutturale al dipartimento di Geoscienze dello stesso ateneo, anche in un convegno organizzato nel 2008 a Verona con il patrocinio dell'Accademia di agricoltura, scienze e lettere e il Museo civico di Storia naturale su «Sismicità storica dell'Italia di nord-est».
«Dall'osservazione del territorio, dalle conformazioni di Baldo e Lessinia e dai dati recenti sui movimenti del sottosuolo, appare evidente che la Val d'Adige sta lentamente abbassandosi e quella del Sarca ha un movimento opposto di innalzamento: la curvatura è segno di una forza in caricamento che quando scatterà provocherà il terremoto, con conseguente discesa del fondovalle e innalzamento delle dorsali.
«Le strutture tettoniche si stanno preparando, ma quando dico questo parlo di preparazione che ha tempi geologici», aveva precisato il docente, «che non si calcolano in mesi, ma in migliaia di anni. Potranno essere necessari mille anni o forse anche 5 mila, questo non lo sappiamo, ma possiamo solo registrare il movimento e la sua eventuale accelerazione».
Secondo Sauro, Zampieri e altri studiosi che condividono i loro studi, il movimento parte dalle Alpi Giudicarie, da quello che i due definiscono «il cuneo di Ledro», una specie di gigantesco puntale che spinge sull'Altissimo di Nago, sulla dorsale del Baldo, Coni Zugna e Gruppo del Carega, colpendo in maniera tangenziale anche l'altopiano della Lessinia.
Il terremoto di magnitudo 4.2 della scala Richter, con epicentro a 9 chilometri di profondità sotto Madonna della Pieve di Brentino Belluno, registrato all'alba di sabato scorso, e lo sciame di scosse successive fino a quelle della vigilia di Ognissanti, possono essere classificati come fenomeni collegati a questa grande forza che si sta caricando nel sottosuolo del Veronese?
«Potrebbe essere legato a questo, come anche a una sismicità propria del Baldo», precisa Sauro, «e per dirlo con sicurezza occorre attendere l'elaborazione dei dati raccolti in questi giorni. Il fenomeno registrato in Val d'Adige ha più le caratteristiche di una sismicità debole, quasi continua, solo raramente e nei picchi di maggior intensità percepita a livello umano, mentre è sempre segnalata dagli strumenti. Del resto tutta la catena del Baldo spinge verso Est e tende a chiudere la Vallagarina, ma anche questo fa parte di quel più vasto movimento che parte dalle Giudicarie e ha le sue propaggini fino in Lessinia, sui monti Pastello e Pastelletto, pagina di una storia geologica che iniziò nel Giurassico».
La molla si sta caricando e libererà una forza distruttiva come quella del terremoto di Verona del 3 gennaio 1117, ritenuto il più forte mai accaduto nel Nord Italia, calcolato fra 6,5 e 7 gradi della scala Richter, con crollo di tutte le maggiori basiliche della città e dell'anello esterno dell'Arena di cui è rimasto fino ad oggi solo la traccia della cosiddetta ala. Possono piccoli terremoti, come quelli appena registrati, scaricare parte di quell'energia per renderla meno distruttiva? «Certe morfostrutture sono scaricate, ma altre si caricano con i terremoti e sebbene oggi possediamo un quadro molto dettagliato di suolo e sottosuolo, grazie al sistema di reti sismiche, la complessità della morfostruttura è tale che le previsioni sono molto difficili. Ad esempio, certi sciami di scosse in alcune località possono durare anni e poi esaurirsi per ricomparire magari dopo decenni in un'altra località.
«Si pensa che i terremoti molto distruttivi siano distanziati di circa un migliaio di anni», conclude Ugo Sauro, «ma non è detto che possano presentarsi con frequenza maggiore e soprattutto che diano dei preavvisi».
Vittorio Zambaldo
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