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30.09.2011

Scrive un volume di ottocento pagine sulla storia della famiglia Chesini

DOSSOBUONO. L'inizio della stirpe riguarda un fuggiasco mantovano scappato con una ragazza e riparato a Fumane
Iole Tavella ha raccolto documenti, racconti e fotografie ed è riuscita a risalire al 1504

Le famiglie Chesini radunate a Bussolengo FOTO PECORA


 Le famiglie Chesini radunate a Bussolengo FOTO PECORA
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Si dice che un fuggiasco mantovano fosse scappato dalla Signoria con la sua ragazza per non sottomettersi al padrone, riparando a Manune, due case tra i monti di Fumane. Si dice anche che a Manune siano tutti Chesini, e chi non porta il cognome ha comunque sposato una Chesini. Erano i racconti che Giuseppe Grigoli raccontava alla nipote Domenica Chesini, «la Italia», ottantaseienne di Dossobuono. La donna aveva il rimorso di non averlo ascoltato e di non sapere quelle storie che lui aveva promesso di tramandare. Così la nuora, Iole Tavella, 53 anni impiegata e residente nella frazione villafranchese, ha voluto raccogliere informazioni per appurare la veridicità dei racconti. L'avventura iniziò nel 2003 e si è conclusa domenica, al raduno dei Chesini in un ristorante di Bussolengo. Qui la signora Tavella ha presentato il frutto delle sue ricerche: un librone di 800 pagine di alberi genealogici con foto e approfondimenti, che attraversano cinque secoli, oltre mille famiglie per 15 generazioni.
Il volume è stato riprodotto in 250 copie esclusivamente per i Chesini e ripercorre la storia delle quattro borgate di Manune, Pizzolana, Togni e Castello, e quella delle chiese e delle scuole di quel piccolo mondo, ricostruendo tutti i ceppi Chesini, ciascuno col proprio soprannome.
Il lavoro di Iole Tavella, che si è fatta aiutare dalla figlia Elena Magagna di 22 anni, è cominciato con le telefonate ai parenti stretti e via via alla lontana, chiamando anche Chesini sconosciuti, rintracciati sfogliando gli elenchi telefonici. Le due ricercatrici sono passate ai registri parrocchiali di Breonio e Fumane, quindi all'archivio di Stato di Verona e alla biblioteca capitolare. Il lavoro certosino si riscontra nei cartelloni affissi alle pareti di una stanza, in casa Magagna, che riportano tutti gli alberi genealogici.
La ricerca arriva al 1504, quando Paolo Chesini fu battezzato a Fumane. Oltre non si può andare, perché non ci sono registri. Ma la soddisfazione delle tre donne, che oggi raccontano con entusiasmo l'impresa, è appagata.
Italia ha mantenuto la promessa: «Mio nonno mi diceva che dovevo conoscere la mia discendenza. Ma ero giovane e non ascoltavo. E ultimamente sentivo un peso dentro». Iole, oltre ad aver dato risposte alla suocera, ha regalato a generazioni di Chesini, in Italia, Europa, Brasile, Argentina, Australia e Stati Uniti, una storia da tramandare: «Anche i Chesini all'estero confermano che il loro ceppo era di Manune. Quindi ciò che tramandava il nonno era vero. Tutti i Chesini vengono da qui. Pensavo di dover costruire la storia di quattro case. Ne è uscita una memoria incredibile, sia di chi è rimasto, sia di chi è partito come migrante. È importante portare avanti questi ricordi, perché è una storia che si perde».


Maria Vittoria Adami