Sulle ex aree minerarie nasce il Parco naturalistico didattico
FUMANE e MARANO. Presentato il polmone verde realizzato dalla Cementirossi con i Comuni e il Servizio forestaleQuaranta ettari ricchi di boschi e animali al posto delle cave Santoccio, Ziviana e Barbiaghe L'inaugurazione a giugno 2012
Quaranta ettari di biodeversità in un ambiente prima dominato dall'attività estrattiva. Ben 41mila piante messe a dimora, di 58 specie diverse, scelte secondo habitat ricreati: rocce, radure, boschi, costoni e due stagni. E poi 54 specie di uccelli nidificanti, quali il rarissimo tottavilla o il falco pecchiaiolo. E altra fauna come gli anfibi, in particolare l'ululone dal ventre giallo, inserito nella «lista rossa» degli animali a rischio. Infine, strade e sentieri coi margini caratterizzati da accumuli di rocce, tronchi, ristagni d'acqua per la riproduzione degli invertebrati.
Sono i valori, non solo numerici, del Parco naturalistico didattico di Fumane e Marano, presentato ieri dalla Cementirossi spa, predisposto con i Comuni di Fumane e Marano e il Servizio forestale regionale di Verona. Un'area verde, realizzata attraverso il Piano di riassetto ambientale ed ecologico promosso dall'azienda nelle aree dismesse dall'attività estrattiva: gli ex cantieri minerari Santoccio, il cui processo di ripristino si è sviluppato dal 1998 al 2004; Ziviana, recuperato dal 2003 al 2010 (ma dove, dopo una segnalazione del febbraio 2010, è stata accertata la presenza di materiali di scarto sulla cui pericolosità si stanno effettuando nuovi controlli); Barbiaghe che, pur potendo fornire ancora materiale, è stato sottoposto al riassetto per aprire il parco nei tempi concordati con i Comuni.
«L'area è già aperta ma l'inaugurazione si terrà a giugno 2012. Fra un anno il Parco potrà essere sfruttato anche a scopi didattici», ha annunciato il direttore dello stabilimento Claudio Marcon. «Si potrà fruirne secondo ambiti e percorsi naturalistico-didattici ad uso libero e guidato per scolaresche e gruppi. Zone che, nei prossimi mesi, saranno contrassegnate da segnaletica, bacheche, panchine e punti di osservazione anche per il birdwatching».
«Punti separati da quelli non accessibili perché a servizio dell'attività estrattiva», ha aggiunto Raffaele Barbetta, dottore forestale della Cogev di Verona, che ha curato il recupero e l'ha presentato con Marcon, Stefano Molinari e Pierandrea Fiorentini, rispettivamente responsabili di attività estrattiva e di ambiente-sicurezza, Alessandro De Giuli del Servizio forestale regionale di Verona, Domenico Bianchi e Giuseppe Bonazzi, sindaco e vicesindaco di Fumane.
«Siamo orgogliosi di presentare il ripristino del monte Noroni», ha proseguito Molinari, «una scommessa vinta, siglando nel 1999 una convenzione coi due Comuni, che prevedeva la fruizione delle miniere terminata l'attività, creando un parco. Ecco dunque quest'oasi' incastonata tra Santa Maria Valverde e il sito archeologico del monte Castelon, nicchia verde racchiusa in una zona antropizzata come la Valpolicella, coltivata anche in modo intensivo, dove dimostriamo come un'attività estrattiva possa essere ecocompatibile, non comportare necessariamente consumo del territorio ma favorire tutela e sviluppo della biodiversità».
«Un valore che ci piacerà trasmettere», ha rilevato Marcon, «soprattutto ai giovani, che qui potranno seguire visite didattiche. Un parco che consegniamo ai cittadini di Fumane, con entrata dall'edicola di Santa Barbara, e di Marano, con ingresso da Purano, collegato ai sentieri che la Comunità montana della Lessinia sta predisponendo coi Comuni».
La Cementirossi ha terminato di scavare qui nel 2007 ma il riassetto era iniziato già nel 2003: «Si sono considerati tre aspetti: paesaggistico, agricolo ed ecologico», ha spiegato Barbetta.Restano visibili i nastri trasportatori utilizzati per spostare la marna dalla miniera di Giarole allo stabilimento e che, in futuro, potrebbero essere allungati fino a Marezzane» ha concluso Marcon.
Barbara Bertasi
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