Ca' Filissine, per Legambiente il piano di recupero fa acqua

PESCANTINA. Gli ambientalisti contro l'idea del Comune di trasformare la discarica in un'area che accoglie speciali
Bertucco: «Ampliare il sito è sbagliato perché si aumenta la pericolosità dei materiali e non si risolve l'inquinamento idrico»
08/05/2011
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La discarica di Ca' Filissine sotto sequestro dal 2006

No a Ca' Filissine, discarica per rifiuti speciali. Il presidente di Legambiente Veneto, Michele Bertucco, si oppone fermamente al progetto esposto dal sindaco di Pescantina, Alessandro Reggiani, di procedere alla bonifica della discarica, chiusa dal 29 agosto del 2006 per ordine della magistratura e di inserire nell'operazione anche l'area del cosiddetto vigneto Ferrari. «Che Regione Veneto, Provincia di Verona e Comune di Pescantina intendano riaprire la discarica di Ca' Filissine», spiega Bertucco, «risulta fin troppo chiaro dopo l'approvazione da parte della Giunta provinciale di Verona di due provvedimenti (delibere n. 52 del 31 marzo 2011 e n. 59 del 12 aprile 2011) che da un lato, nonostante il parere contrario degli uffici, consentono di utilizzare ancora i fondi post mortem per smaltire il percolato della discarica e dall'altro vogliono ampliare e trasformare la discarica da rifiuti solidi urbani a rifiuti speciali. Ovviamente, tutto questo sarà possibile solo se la magistratura, a seguito dei progetti che dovranno essere presentati dal Comune entro il 31 maggio prossimo, deciderà di dissequestrare Ca' Filissine».
«Pensare di trasformare Ca' Filissine in discarica per rifiuti speciali», precisa Bertucco, «significa aumentare la pericolosità e la tipologia dei rifiuti che potrebbero essere stoccati, in una discarica che è collocata nella fascia di ricarica degli acquiferi, area che, anche secondo le previsioni regionali, dovrebbe essere tutelata per impedire l'inquinamento delle acque». «Ed è logico», prosegue il presidente di Legambiente, «che la bonifica annunciata dell'area del vigneto Ferrari significhi nuove aree a disposizione della discarica. Tutto questo va nella direzione di cercare di recuperare i fondi post mortem che, per legge, dovrebbero essere utilizzati solo per gestire il periodo di tempo successivo alla chiusura della discarica, ma sono spesi invece per la gestione del percolato. La cosa sorprendente è che il tavolo tra gli enti non sia stato in grado di individuare i responsabili di questa situazione, che vede la discarica chiusa dal 2006». Conclude il presidente di Legambiente Veneto, le cui perplessità riguardano il parere negativo espresso in sede di deliberazione dal responsabile della ragioneria della Provincia di Verona, Piero Rossignoli; dal segretario generale dell'ente Provincia, Giuseppe Giuliano e dall'ingegner Carlo Poli, responsabile del settore ecologia: «E che dire dei pareri contrari alle delibere espressi da segretario generale della Provincia, responsabile di ragioneria e dirigente del settore ambiente? Queste contrarietà avrebbero meritato una risposta».

Lino Cattabianchi

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