Dodici paesi boicottano Ca' del Bue
ZEVIO. Alla presentazione del progetto alternativo al «bruciarifiuti» alle basse di San Michele si è creato un fronte fra i Comuni veronesiL'obiettivo è sottrarre «combustibile» ai forni dell'impianto. Come? Incentivando la differenziata spinta
Fa proseliti l'idea di costituire un consorzio tra Comuni volto a riciclare la parte di rifiuti urbani che ora va a finire in discarica ma che, tra i timori e le contestazioni di molti, in futuro sarà bruciata a Ca' del Bue. Ben 12, infatti, i Comuni che si sono aggregati al tavolo tecnico proposto dal Coordinamento dei comitati contro l'inceneritore. A San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio si sono aggregati Salizzole, Castel d'Azzano, Cazzano, Soave, Albaredo, Ronco, Caldiero, Colognola e Palù.
Ieri mattina, durante l'incontro in castello sul tema rifiuti come risorsa di energia da sfruttare, i dodici enti locali hanno ufficialmente sottoscritto l'adesione al tavolo di lavoro che studierà come far decollare nel Veronese un impianto analogo a quello di Vedelago (Treviso), che trasforma il «secco», fino a non molto tempo fa considerato non riciclabile, in materiali utilizzabili quasi al cento per cento.
Un siluro contro Ca' del Bue l'ha lanciato l'assessore all'ecologia Ezio Orzes, illustrando come a Ponte delle Alpi (Belluno), 8.500 abitanti, la raccolta differenziata sia salita dal 23 al 90 per cento in 4 anni, tagliando il costo in bolletta del 15 per cento. In altri termini, da 348 chili l'anno di rifiuto secco destinato alla discarica, ora ogni cittadino ne produce 30. «Se tutti i Comuni del Veneto facessero altrettanto la nostra Regione potrebbe risparmiare 77 milioni di euro l'anno in smaltimenti», ha sostenuto Orzes. Secondo il quale è sbagliato dimensionare gli inceneritori fotografando la situazione attuale, «perché in divenire la massa di rifiuti si ridurrà, e quindi si potrebbe creare una domanda di rifiuto indifferenziato a tutela del ciclo economico degli impianti termo distruttivi».
Gli inceneritori, ha insistito l'assessore, «appartengono al passato. Il nuovo sono impianti come quello di Vedelago, che coniuga ricerca, ambiente, salute, occupazione e rispetto per il nostro futuro e per quello dei nostri figli».
Prima Carla Poli, responsabile del Centro riciclo trevigiano, aveva sottolineato come il granulare ricavato dal rifiuto secco stia sempre più conquistando quote di mercato. «Lo vendiamo a 180 euro la tonnellata. Andando avanti così azzereremo i costi di smaltimento da parte dei Comuni. Se tutto venisse riciclato», ha concluso la Poli smentendo saturazioni nel settore, «gli utilizzi di questo prodotto sarebbero ancora doppi».
L'ingegnere Dominique del Genovese, esperto di risorse ed energia, ha giudicato indispensabile conservare l'energia dei rifiuti e uscire dalla definizione di «scarto» con cui finora è etichettato il pattume, «quando con il riciclo è possibile arrivare al solo 1 per cento di materiale da gettare in discarica». L'esperto ha poi insistito sulla necessità di ridurre l'impronta lasciata dalla nostra società sul pianeta, «tenendo conto che già l'aria della Pianura Padana è la più inquinata la mondo e l'Italia sta divorando risorse che non produce per il 500 per cento».
Il sindaco di San Giovanni, Fabrizio Zerman, ha puntato sulla necessità di ridurre in partenza gli imballaggi destinati a trasformarsi in rifiuti, annunciando l'intenzione di proibire nel suo Comune la pubblicità cartacea. Quindi ha manifestato rammarico «perché Verona è sorda al pericolo Ca' del Bue», e soddisfazione per il tavolo di lavoro al decollo: «Più siamo più possiamo fare sentire il nostro peso in Regione e tagliare la terra sotto i piedi a Ca' del Bue, che si regge sugli incentivi sull'energia pagati da noi contribuenti».
Indispensabile per il sindaco di San Martino, Valerio Avesani, rivalutare il rifiuto. «La nostra differenziata è all'80 per cento. Dobbiamo fare di più e rendere insignificante l'indifferenziato, in modo che non ci sia bisogno di inceneritori».
In apertura d'incontro il padrone di casa Paolo Lorenzoni si era complimentato per le adesioni all'iniziativa: «I Comuni che siederanno al tavolo di lavoro rappresentano l'11 per cento della popolazione veronese». Soddisfatto anche il presidente del Coordinamento dei comitati Leonardo Bray: «Abbiamo creato le condizioni affinché si costituisse il tavolo di lavoro, ora tocca ai Comuni portarlo avanti».
Piero Taddei
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