La «rivoluzione» di Reggiani
PESCANTINA. Duro confronto in Consiglio: l'opposizione attacca le nuove nomine e parla di «tradimento dei cittadini»Il sindaco nomina Fornaser suo vice e sulla rottura con Galvanini precisa: «Per senso di responsabilità ho ritirato le deleghe e aperto le porte ad altre forze»
Duro confronto in consiglio sulla nuove nomine: il sindaco le difende, le opposizioni bocciano il cambio nella maggioranza. E l'amministrazione Reggiani riparte con una redistribuzione delle cariche maturata in poco meno di tre mesi, dal 13 dicembre scorso, data della revoca degli incarichi al vicesindaco Maurizio Galvanini e alle consigliere Vittoria Borghetti e Sabrina Riolfi.
Al loro posto è stata attribuita la carica di vicesindaco all'assessore al sociale Manuel Fornaser ed è stato nominato assessore alle grandi opere Davide Donatoni di «Uniti per rinnovare». Lorenzo Mascanzoni della Lista Testa si occuperà di bilancio e personale. La comunicazione ufficiale all'inizio del consiglio di ripresa.
«Non riesco a concepire un vicesindaco che non condivide le scelte dell'amministrazione», ha esordito Reggiani, ripercorrendo le fasi della rottura con Galvaninini. «Ho chiesto la firma su un documento programmatico: quattro non hanno firmato. Solo Marchesini, il giorno dopo, mi ha spiegato il perché. Allora, per senso di responsabilità, ho ritirato le deleghe e aperto le porte anche alle forze del territorio: alcuni hanno chiuso, altri hanno aperto. Da qui l'accordo con Davide Donatoni, col gruppo di Francesco Testa e la nomina di Mascanzoni in giunta».
«Così è venuto meno il rispetto della volontà dei cittadini», ha risposto Galvanini. «La nostra uscita è legata alle osservazioni da noi avanzate nell'ambito della maggioranza, sulla salvaguardia del futuro economico del territorio». Il capogruppo della Lega Nord, Simone Aliprandi, si è detto molto perplesso per l'ingresso di Mascanzoni e Testa: «Questo gruppo per cinque anni ha condotto un'opposizione dura non solo sui contenuti, invitando più volte il sindaco Reggiani a dimettersi. I cittadini sono stati traditi. Donatoni, prima di accettare l'incarico di assessore, avrebbe dovuto dimettersi».
Donatoni ha rivendicato la sua autonomia dal gruppo di Aliprandi, con cui aveva condiviso la campagna elettorale. «Indignata» si è detta Paola Zanolli del Pd «per la mancanza di rispetto verso i cittadini di Pescantina. È un impasto nuovo fatto di ingredienti vecchi, con una ricetta ancora più vecchia: la ricetta del tradimento degli elettori». «Ma le consultazioni sono avvenute solo nel centro destra», ha precisato Alberto Marconi. «Sono un uomo del territorio», ha ribadito Testa. «Non faccio il mestierante della politica: oggi bisogna gestire l'economia con uomini competenti per vincere le scommesse del territorio. Mi interessa il mio paese».
«Ho cambiato la prospettiva», ha commentato Mascanzoni, «ma non i valori: la ricerca del bene comune, la solidarietà, l'onestà». «Non vedo perché debba cambiare il programma», ha osservato Alberto Pallotti della lista Reggiani. «Sono quelli che entrano che devono adeguarsi. Questa è stata un'apertura logica ad altri esponenti del Pdl».
Lino Cattabianchi
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