29.08.2010
ZEVIO. Un nuovo episodio, vittima una donna ricoverata in riabilitazione, riapre la polemica sull'insufficienza del servizio di pronto intervento
Il sindaco: «Utilizziamo le ambulanze di Zevio soccorso». L'Ulss : «La paziente è stata subito assistita»
Nuova levata di scudi, dentro e fuori l'ospedale Chiarenzi di Zevio, sulla tempestività del servizio di primo intervento. Pochi giorni fa un uomo che, accidentalmente, si era tagliato un polso provocandosi una considerevole emorragia, era stato prontamente ricucito dal medico della dermatochirurgia, Luciano Palazzin, perché l'ambulanza dell'ospedale era fuori per un altro servizio.
Per gli stessi motivi giovedì mattina a soccorrere una donna che si è sentita male al Chiarenzi, ricoverata nel reparto di riabilitazione per guarire i postumi di una frattura, è arrivata un'ambulanza infermierizzata del San Biagio di Bovolone. A questa poco dopo se n'è aggiunta una seconda, con medico a bordo. In ospedale si spiega che la sorte della donna, poco sopra i sessant'anni, prontamente assistita dai medici del reparto, non sarebbe cambiata trattandosi probabilmente di una embolia. Certo è che Zevio e Bovolone sono separati da una ventina di chilometri di strade non a veloce scorrimento. E i tempi d'intervento appaiono sempre eterni quando c'è di mezzo la vita di una persona.
Ma il caso ha riaperto la questione dell'emergenza, che a Zevio tiene banco specie da quando l'Ulss 21 ha tagliato, in contemporanea con lo «Stellini» di Nogara, il cosiddetto «pronto soccorso» del Chiarenzi (in realtà un ambulatorio chirurgico diurno). Attualmente, per il pronto intervento, l'ospedale di Zevio, che non può più definirsi tale da quando la riorganizzazione sanitaria l'ha ridotto a centro riabilitativo e poliambulatori, si avvale di ambulanza con medico a bordo, di giorno, e con infermiere, la notte. Tuttavia la presenza di una sola ambulanza è ritenuta insufficiente, essendo a volte già impegnata.
«Non sono un esperto d'organizzazione sanitaria, ma non capisco perché l'Ulss, quando le richieste di soccorso sono più d'una, non si avvalga di Zevio soccorso, il servizio sanitario presente in paese con una dotazione di tre ambulanze», si domanda il sindaco Paolo Lorenzoni guardando all'emergenza in generale, prima di far sapere «che il Comune ha chiesto due mezzi di soccorso davanti al Chiarenzi». Come dire, utilizziamo ambulanze già pronte in casa, quando si presentano casi gravi e quando i mezzi dell'Ulss sono già impegnati.
«Si tratterebbe di utilizzare Zevio soccorso, abilitato dal 118, solo in presenza di codici gialli o rossi, i più gravi», insiste l'assessore ai servizi sociali Diego Ruzza. Che conclude polemico: «Andando avanti di questo passo, il Comune dovrà forse comprarsi l'ambulanza?». Intanto i più critici invitano a tenere conto dei tempi d'arrivo sui luoghi d'intervento, previsti dalla procedura organizzativa del «118», non superiori agli 8 minuti su territorio urbano e ai 20 su territorio extraurbano.
«Si tratta di un'indicazione della conferenza Stato-Regioni, non di una legge, relativamente alla prima chiamata, che però consente eccezioni. Per chi abita sopra Bolca, ad esempio, non valgono né gli 8 né i 20 minuti», spiega la direzione provinciale del «118». Secondo la quale la zona di Zevio «non ci sembra scoperta dalle ambulanze. Chiaro che se il primo mezzo è occupato subentra l'attivazione di un mezzo di vicinanza, e ciò può far saltare i tempi». Il «118» esprime poi un giudizio sul caso della donna deceduta improvvisamente a Zevio: «Trattandosi di seconda chiamata, sembra un intervento sostanzialmente corretto, anche perché la signora si trovava in un ambiente protetto come il reparto riabilitativo».
Esistono norme che disciplinano la presenza di medici e infermieri a bordo delle ambulanze? «Solo indicazioni anche in questo caso: i codici rossi richiedono un infermiere appositamente addestrato», spiega ancora la direzione del «118». «Mentre non c'è obbligo sulla presenza del medico. Tuttavia prassi ed esperienza vogliono che ogni tot ambulanze ve ne sia una con medico prontosoccorsista che intervenga anche fuori dalla zona di competenza».
La direzione della «21» puntualizza che la donna è stata subito assistita da tre medici in servizio nel reparto con ossigenoterapia, elettrocardiogramma, defibrillatore, farmaci e manovre rianimatorie. «L'ambulanza è arrivata entro i 20 minuti previsti, ma le condizioni cliniche della donna ne hanno escluso il trasporto e l'intervento dell'eliambulanza. I medici, constatandone il decesso, hanno interrotto le cure 1 ora e 15 minuti dopo».
Il direttore sanitario Francesco Buonocore invita a interpretazioni non strumentali: «E' stato fatto il possibile, queste morti possono verificarsi anche in ospedale». Ai familiari è stata fornita la relazione medica. E' stato informato anche l'assessore regionale alla sanità Luca Coletto.
Piero Taddei