Dodici liceali a New York
a lezione di emigrazione

SAN BONIFACIO e COLOGNA. Un originale stage degli studenti del «Guarino» e del «Roveggio»

Hanno visitato il museo di Ellis Island, l'isola sulla quale tra il 1892 e il 1924 sbarcarono milioni di immigrati, molti dei quali veronesi
28/08/2010
Zoom Foto
Il gruppo di studenti dei licei «Guarino» di San Bonifacio e Roveggio» di Cologna sul ponte di Brooklyn

San Bonifacio e Cologna. «È importantissimo riscoprire le radici dell'emigrazione veneta perché sono una grande scuola di adattabilità da parte di chi è emigrato verso tutti i continenti, ma nello stesso tempo perché ci permette di vedere quanto abbiamo dato al mondo e quanto abbiamo ricevuto». Sono le parole del professor Pier Paolo Frigotto che, con la collega Chiara Marchesin, ha guidato i 12 migliori studenti di 4a dei licei «Guarino Veronese» di San Bonifacio e «Roveggio» di Cologna nello stage di due settimane al Museo dell'immigrazione di Ellis Island, a New York, dov'è stato anche girato un filmato.
«L'isola di Ellis Island, diventata un'icona dell'emigrazione, è la località dove vennero registrati, tra il 1892 e il 1924, gli arrivi di milioni di immigrati negli Stati Uniti e dove ricevevano le visite mediche», racconta Sarah Cavazzola, una delle allieve che hanno partecipato allo stage. «Chi non le superava veniva messo in quarantena nell'ospedale; al termine riceveva il nullaosta per entrare negli Stati Uniti, tranne nel caso di infermità particolari (zoppi, gobbi, menomati, con malattie degli occhi o della pelle o con difetti psichici). Le donne sole, anche se fidanzate, non potevano essere ammesse e dovevano celebrare il matrimonio a Ellis Island. I migranti giungevano nell'isola con piroscafi in disarmo, chiamati vascelli della morte: molti morirono in quei tragici viaggi verso la speranza».
«New York, nel giro di pochi anni, diventò la "città italiana" più popolosa dopo Napoli», continua Niccolò Conterno, «e la Little Italy, come venne subito chiamato il quartiere abitato dagli italiani, contava infatti circa 600 mila abitanti. Spesso dieci e più persone dormivano in una sola camera, alcune di esse affette da tisi o da altra malattia contagiosa. In moltissime abitazioni si esercitano mestieri malsani come quello di lavorare gli stracci o di confezionare e accomodare gli abiti. Molti emigrati si trasferirono, invece, in altre parti degli Usa, come a Monongah, nel West Virginia, dove il 6 dicembre 1907, nella miniera di carbone, ebbe luogo il più grave disastro minerario della storia degli Usa: le vittime furono 425, moltissimi gli italiani».
L'impegnativo progetto (viaggio e documentario) è stato reso possibile anche grazie al cofinanziamento della Camera di commercio e di «Verona Innovazione», al sostegno del Lions club San Bonifacio-Soave, presieduto da Pietro Madera, e del Lions Val d'Alpone con Katia Fornaro. «C'è sempre da imparare dalla storia della nostra emigrazione, non solo per compiacerci dei successi ma anche per capire quante lacrime e quanto sangue abbiamo versato», conclude il dirigente dei due licei, Francesco Provenzale, che ha sostenuto il lavoro dei ragazzi, «e la scuola ha il dovere di conoscerla e quindi raccontarla».

Gianni Bertagnin


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